L'Europa come casa: la Dea sta meglio in coppa che in campionato
Redazione TuttoAtalanta.com
Mettete le due classifiche una accanto all'altra. Nella prima, quella della Conference League, l'Atalanta è quarta a punteggio pieno, con un 3-1 netto e la sensazione di essere tra le favorite. Nella seconda, quella della Serie A, è undicesima, nella colonna di destra, con nove punti e quattro sconfitte in sette partite. Stessa squadra, stesso allenatore, stesso ottobre. Due facce.
Non è la prima volta che a Bergamo succede. L'Atalanta ha costruito negli ultimi dieci anni un'identità europea più forte di quella domestica: Dublino, Anfield, Mestalla, cento partite con quarantatré vittorie. In Europa la Dea non si sente mai piccola, e il pubblico la segue con una fedeltà che le trasferte raccontano meglio di tutto, da i biglietti con le curve a 20 euro per il Pafos ai duemila di Amsterdam. Il rischio, però, è che l'Europa diventi un rifugio, il posto dove andare a stare bene quando il campionato fa male.
Sarri lo sa, e infatti la frase che ha scelto per la Conference è «non giocheremo mai amichevoli». Ma sa anche che il suo giudizio, a fine stagione, passerà dal campionato. Un allenatore chiamato ad aprire un ciclo, come dice Lentini, non lo apre con una buona fase campionato europea: lo apre con una squadra che gioca allo stesso modo il giovedì e la domenica.
Eppure la Conference può essere qualcosa di più di un rifugio. Può essere il laboratorio dove la squadra impara a durare novanta minuti, dove i giovani fanno i primi minuti veri, dove il 4-2-3-1 e il 4-3-3 si allenano con il pubblico davanti. Col Pafos è già successo: sette cambi, tre gol, una partita gestita. Se quella consapevolezza si sposta sul campionato, la colonna di destra dura poco.
La domanda, allora, non è quale delle due classifiche sia vera. Sono vere entrambe. La domanda è quale delle due Atalanta, giovedì ad Amsterdam e domenica col Frosinone, deciderà di essere quella che dura.
© Riproduzione Riservata


