Sarri in conferenza: "Era difficile pensare di guarire stasera"
Redazione TuttoAtalanta.com
Un pareggio strappato nel finale da Krstović dopo il vantaggio di Gual, una formazione costruita tra mille assenze e la conferma di un momento complicatissimo. Nella sala conferenze della New Balance Arena, al termine dell'1-1 tra Atalanta e Kairat Almaty, terza giornata della League Phase di Conference League, Maurizio Sarri ha analizzato una serata che non poteva rappresentare la guarigione dopo il pesante ko con il Parma. Il tecnico nerazzurro ha individuato nella vulnerabilità emotiva e nella lentezza della manovra i limiti della squadra, ha spiegato la scelta obbligata di Scamacca, ha fatto il punto sugli infortunati, ha rivendicato il debito del gruppo verso il pubblico e, con uno sfogo destinato a far discutere, ha ricordato che con una partita ogni tre giorni il lavoro tattico è praticamente impossibile. In chiusura, un'investitura per Krstović come possibile leader. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
Mister, la vittoria non è arrivata, avete pareggiato nel finale: come valuta questa partita, considerando che sono sei gare che la Dea non vince?
«Sei gare? Non mi sembra, però non fa differenza. Era difficile pensare di guarire stasera, con una formazione inventata per la miriade di difficoltà che abbiamo. È chiaro: se parti con nove o dieci infortunati e con quattro o cinque giocatori per i quali le valutazioni consigliano di non utilizzarli se non per un piccolo spezzone di partita, la situazione diventa complicata. Sicuramente si poteva fare lo stesso meglio, perché, come sempre ultimamente, abbiamo regalato un gol agli avversari, e in fase di impostazione secondo me bisogna essere molto più veloci: veloci materialmente, facendo viaggiare la palla, e veloci mentalmente, togliendo anche un tocco, perché quando troviamo chiuso le difficoltà per noi aumentano. Quindi anche con la formazione di stasera potevamo sicuramente fare qualcosa di meglio. Sono contento per Idele, che ha giocato per la prima volta novanta minuti con noi e ha fatto una buona partita: alla fine abbiamo giocato una partita europea con quattro difensori che vengono tutti dal nostro settore giovanile, quindi qualcosa di buono c'è. La possibilità di passare il turno, attraverso i playoff o senza, esiste ancora. È chiaro che dobbiamo attendere momenti migliori, lavorare per recuperare più giocatori possibile e migliorare in diverse cose, però pensare che stasera potesse essere una partita tutta rose e fiori era dura».
Ha detto, logicamente, che non si poteva guarire stasera: vede però questa Atalanta sulla via della guarigione, anche considerando che con la sosta qualche infortunato potrebbe rientrare?
«È chiaro che ci facciamo molto affidamento, ma secondo me non basta: bisogna migliorare anche quelli che stanno giocando, perché possono fare meglio. Però, in un momento in cui giochi otto partite in ventitré giorni, avere a disposizione ventitré giocatori invece di tredici le cose un po' te le cambia. E quindi probabilmente, giocando un po' meno, anche quelli che stanno giocando adesso renderebbero meglio».
Se dovesse indicare una scala di priorità tra i problemi, quale sarebbe il fattore principale: la testa, la tattica, gli infortuni?
«A livello di testa, è chiaro che siamo una squadra emotivamente vulnerabile. A livello di voglia, stasera puoi dirgli poco, perché hanno cercato il risultato fino al novantacinquesimo. A livello tattico si sono moltiplicate tantissime cose che ci hanno complicato un lavoro che era già molto difficile di suo. E poi tanti giocatori si infortunano, tanti non si allenano con noi, gli allenamenti di reparto si fanno senza di loro e poi però devono giocare. Quindi la transizione da un modo di giocare a un altro, che era già difficile, è diventata molto, molto più complicata con l'accavallarsi delle problematiche. Io penso che capire chi sia adatto a un altro tipo di calcio lo potremo fare solamente alla fine di questo campionato: ora è troppo presto, per tutta la serie di motivi che ti ho detto. Se mandi in campo un giocatore che ha fatto con te tre allenamenti di reparto, è chiaro che poi la linea non sia estremamente coordinata. Ci abbiamo messo dentro anche errori piuttosto stupidi, evitabili, e anche il gol di stasera lo ritengo uno di questi. Però è anche difficile andare ad accusare qualche singolo, perché, te l'ho detto, alla problematica iniziale, che non era già una passeggiata di salute, se ne sono aggiunte tante altre».
Ieri era in dubbio, oggi l'abbiamo visto giocare dal primo minuto: come valuta la prestazione di Scamacca?
«Scamacca è un ragazzo reduce da un infortunio, che ha fatto con la squadra soltanto l'allenamento di ieri. Quindi è chiaro che in questo momento non può essere al top della condizione. Però Krstović in questo momento rientrava tra i cinque giocatori con valutazioni non in linea con la loro media, e quindi con segnali da rischio infortunio: era obbligatorio buttare dentro Scamacca. Mi aspettavo una partita difficoltosa da parte sua e ha fatto una partita difficoltosa, però anche lui ha tutte le attenuanti del mondo».
E i fischi arrivati a fine partita?
«Se si parla del pubblico, che si deve dire? Noi siamo in debito. Anche stasera hanno fatto il tifo per novanta minuti, poi c'è la delusione per il risultato e ti fischiano all'uscita, ma io penso che tutti noi siamo in debito con il pubblico, e se tutto il gruppo la pensa come me bisogna prendersi l'impegno, prima o poi, di ripagarlo in maniera importante. Questo è quello che penso».
Può fare il punto sugli infortuni? Riuscirà a recuperare qualcuno nei prossimi giorni?
«Non lo so. Kolasinac e Kessié, che sono quasi fuori definitivamente dall'infortunio, stamattina erano in campo, ma con il gruppo non si sono ancora visti. Se rientrano in gruppo, lo faranno sabato, e vedremo se, almeno per uno dei due, sarà il caso di buttarlo dentro o meno. La situazione in questo momento è questa: tutti gli altri devono fare ancora gli ultimi controlli prima di poter tornare in campo, quindi penso che in ballo ci siano questi due».
Dall'alto della sua esperienza ha vissuto momenti esaltanti, negativi e ondivaghi come questo, e ora ha la squadra in ritiro: sta lavorando più sulla testa dei calciatori, anche rispetto a quella voglia di vincere che porta a forzare la giocata? Il ritiro le serve anche sotto questo profilo, non solo sotto quello tecnico-tattico?
«Dal punto di vista tecnico-tattico non ci serve a niente, perché giocando ogni tre giorni praticamente non ci alleniamo mai. Domattina faranno defaticamento, dopodomani saremo a un giorno dalla partita, quindi faranno un allenamento di quarantacinque minuti. Io penso che voi giornalisti a volte facciate finta di non sapere, ma se giochi ogni tre giorni la gente non si allena, quindi tatticamente non si fa un c…. La situazione, purtroppo, è questa, ed è inevitabile. Abbiamo fatto tanta tattica a luglio e agosto, ma non ne sono rimasti molti di quelli che l'hanno fatta con me a luglio e agosto, tra chi è stato ceduto e chi è infortunato. Quindi dal punto di vista tattico la situazione è di difficile gestione in questo momento, e lavoriamo molto sulla testa, sullo stare insieme, sul trovare obiettivi collettivi che ci accomunino il più possibile. Per fare questo a volte basta stare insieme parlando di altri argomenti e non di calcio, perché poi la relazione interpersonale fa crescere anche la disponibilità a sacrificarsi l'uno per l'altro. Quindi in questa fase stiamo cercando soprattutto di parlare fra di noi e di avere tutti gli infortunati con noi, in modo che chi ha ancora bisogno di cure faccia dieci ore al giorno di terapie, che chi può tornare in campo faccia due allenamenti al giorno, e che, stando insieme, si possano fare subito tutte le valutazioni, domattina alle dieci, per avere il quadro della situazione su chi potrà giocare la prossima partita. Quindi il ritiro ci serve per tutto questo».
Lei ha sottolineato la necessità di formare nuovi leader: secondo lei può rientrare in questo discorso anche Krstović, uno che dimostra che non conta quante volte cadi ma quante volte ti rialzi? La sua grinta e la sua determinazione restano sempre costanti e diventano un riferimento per tutti.
«Krstović può diventare un leader, per esempio, non per la capacità di trascinare gli altri attraverso interventi verbali o chissà cos'altro, ma perché questa carica agonistica che ha può diventare trascinante. Questa caratteristica ce l'ha».
Uno sfogo che fotografa le difficoltà del momento, un debito dichiarato con i tifosi e la speranza di ritrovare presto Kolasinac e Kessié: Sarri esce dall'1-1 con il Kairat senza cercare scorciatoie, rivendicando la voglia dei suoi ma ammettendo una vulnerabilità emotiva che il ritiro dovrà aiutare a curare. Domenica, a Monza, l'ultima occasione prima della sosta.
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