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Atalanta, il "delirio nerazzurro" dei 23mila bergamaschi che hanno scritto la storiaTUTTO mercato WEB
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Oggi alle 08:30Serie A
di Filippo Davide Di Santo

Atalanta, il "delirio nerazzurro" dei 23mila bergamaschi che hanno scritto la storia

In una serata come quella di Atalanta-Borussia, la frase più significativa che viene in mente è “La storia siamo noi”. Un verso di De Gregori in un plurale che racchiude 48 ore in cui Bergamo si è riunita in una notte talmente magica che, chi ha avuto il privilegio e la fortuna di vivere, è destinato a raccontarla in futuro. La Città dei Mille ne ha viste tante dell’A.B.C. (Atalanta Bergamasca Calcio) dove l’essere presenti è sempre stato un dovere. Dalle lotte per rimanere in Serie A alle promozioni dopo le retrocessioni, fino ovviamente alle cavalcate europee di questi anni: tutto vissuto con la stessa passione, senza mai farsi influenzare dal risultato. Certo, l’Atalanta è una grande, ma il motto resta lo stesso: si spinge sempre la squadra nella buona e nella cattiva sorte. Raffaele Palladino ha notato molto l’attaccamento del popolo bergamasco tanto da assistere a questo spettacolo durante il riscaldamento: quasi come se fosse il suo “workout” motivazionale mentre osserva i suoi ragazzi allenarsi. Il tecnico è stato chiaro il giorno prima della sfida: “Domani saremo in 23 più altri 23mila. Voglio uno stadio infuocato”. Il risultato è stato tanto coinvolgente quanto passionale che non ha coinvolto solo le due curve (richiamando il primo “Delirio totale nerazzurro” a Dortmund del 2018), ma anche le tribune rendendo l’arena veramente compatta, quasi come se l’intensità dell’Atalanta in campo fosse direttamente proporzionale a quella dei suoi tifosi. Prima il boato per Scamacca, poi il tiro di Zappacosta che alza il volume in maniera assordante per arrivare al tris di Pasalic dove la Nord si unisce in un grande abbraccio. Il gol del Borussia gela solo per poco un pubblico che continua a crederci. Poi al 96° il momento in cui Krstovic sembra elevarsi grazie a quei cori, viene colpito in volto in area ed è calcio di rigore. Il penalty di Samardzic è vissuto nella tensione: la rincorsa, il tiro, il gol e l’esplosione di gioia. C’è chi urla il nome di Lazar, chi si abbraccia cadendo quattro file più in basso, c’è addirittura chi piange al fischio finale. Infine il sipario con il coro “Bergamo” consolidando l’unione che si respira in casa Atalanta: ad oggi l’unica italiana in Champions League nell’ennesima serata in cui Bergamo è alta, anzi, altissima.