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Talenti in fuga: Ruggeri tiene testa a Yamal ma non ha mai giocato in NazionaleTUTTO mercato WEB
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Oggi alle 10:59Serie A
di Michele Pavese

Talenti in fuga: Ruggeri tiene testa a Yamal ma non ha mai giocato in Nazionale

C’è qualcosa di profondamente contraddittorio nel calcio italiano. Un po' come accade in altri ambiti lavorativi, sembra quasi che per emergere davvero bisogna andare via. Matteo Ruggeri è solo l’ultimo esempio di una tendenza ormai evidente: i nostri talenti maturano meglio lontano dalla Serie A. La sua prestazione contro Lamine Yamal lo conferma: solidità difensiva, personalità, qualità nelle due fasi. Non è nemmeno la prima volta che regge (più o meno) l'urto contro uno dei talenti più devastanti del calcio continentale. Non era scontato, perché fino a poco tempo fa il suo percorso era stato tutt’altro che lineare: partito in sordina, l'ex Atalanta si è conquistato spazio passo dopo passo nell'Atletico Madrid di Diego Simeone: 38 presenze stagionali, 31 dal primo minuto, 7 assist. Numeri costruiti con pazienza, dopo un inizio difficile: solo 3 titolarità nelle prime 10 giornate, in cui aveva collezionato anche 4 panchine consecutive. Contesti differenti. È questa la differenza: all’estero si cresce dentro contesti competitivi, dove il merito conta più della gerarchia. Dove puoi sbagliare, ma anche migliorare. In Italia, invece, i giovani spesso restano intrappolati, frenati dalla paura del rischio. Non è un caso che molti dei migliori italiani degli ultimi anni - da Antonio Cassano a Mario Balotelli, passando per Marco Verratti, Jorginho, Ciro Immobile e Gianluigi Donnarumma, fino a Sandro Tonali e Riccardo Calafiori - abbiano trovato la loro dimensione anche fuori dai confini. Esperienze che li hanno formati non solo come calciatori, ma anche in personalità. Zero presenze in azzurro. Il paradosso? Ruggeri, classe 2002, non ha ancora avuto una chance con la Nazionale maggiore, chiuso da Federico Dimarco, Leonardo Spinazzola e Andrea Cambiaso. Eppure parliamo di un giocatore affidabile, continuo, già abituato ai massimi livelli, ormai punto fermo di una delle squadre più forti d'Europa. E allora il problema non è la mancanza di talento ma la difficoltà, tutta italiana, nel riconoscerlo e valorizzarlo davvero.