Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomocremonesefiorentinagenoahellas veronainterjuventuslazioleccemilannapoliparmapisaromasassuolotorinoudinese
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenafrosinonelatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuoloturris
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche
tmw / bari / Serie B
Serie B, il report FIGC di Gravina: costi del lavoro all'82%. Serve la riforma a 18TUTTO mercato WEB
© foto di Federico Serra
Oggi alle 14:04Serie B
di Luca Bargellini

Serie B, il report FIGC di Gravina: costi del lavoro all'82%. Serve la riforma a 18

Il calcio italiano fa i conti con sé stesso. Il giorno dopo la mancata qualificazione della Nazionale al Mondiale 2026, Gabriele Gravina, dimessosi dalla presidenza della FIGC ma ancora in carica fino al 22 giugno, ha pubblicato sul sito della FIGC la relazione che aveva preparato per un'audizione parlamentare poi cancellata. Un documento che, allegati alla mano, fotografa con precisione lo stato di salute del sistema calcio italiano. Per la Serie B, il quadro che emerge è quello di una categoria in crescente difficoltà economica e strutturale. I conti non tornano: 238 milioni di perdita in un anno Il dato più immediato viene dal Report Calcio FIGC 2025: nella stagione 2023-2024 i venti club di Serie B analizzati hanno prodotto un valore della produzione aggregato di 483 milioni di euro, a fronte di costi operativi pari a 634 milioni. Il risultato netto aggregato è una perdita di 238 milioni di euro, ovvero circa 700mila euro al giorno. La perdita aggregata accumulata dal 2007 al 2024 ammonta a 1,75 miliardi di euro. Sul fronte strutturale, il rapporto tra costo del lavoro e valore della produzione è esploso dal 55% all'82% nell'ultimo quinquennio, mentre in Serie A lo stesso indicatore è sceso dal 55% al 52%. In termini assoluti, il costo del lavoro in Serie B è passato da 212 milioni di euro nella stagione 2019-20 a 394 milioni nel 2023-24. Le misure legislative di sostegno legate al periodo Covid (rivalutazioni per 70 milioni, sospensioni degli ammortamenti per 109 milioni e rinvio perdite per 310 milioni) hanno sinora tamponato la situazione, ma si tratta di risorse che peseranno sui bilanci nei prossimi esercizi. Agenti: 39 milioni di commissioni, Sampdoria prima A pesare ulteriormente sui bilanci dei club cadetti c'è la voce delle commissioni agli agenti, che secondo i dati FIGC relativi al 2025 ammonta a 39,08 milioni di euro per l'intera categoria. La spesa più alta è quella della Sampdoria con 7,4 milioni, seguita da Venezia (6,2 milioni) ed Empoli (6,5 milioni). La crescita del dato è costante: si è passati dai 19,4 milioni del 2019 ai 33,6 del 2024, con un ulteriore balzo nel 2025. Quindici club esclusi in quarant'anni, ma il trend peggiora L'Allegato 10 del report fornisce un dato storico significativo: dal 1986-87 al 2024-25 sono stati 15 i club di Serie B non ammessi ai campionati per inadempimenti economico-finanziari. Un numero che, letto insieme alla crescita insostenibile del rapporto costi-ricavi, segnala un rischio strutturale in aumento per la categoria. La riforma dei campionati: diciassette bozze, nessun risultato Il tema che più direttamente coinvolge il futuro della cadetteria è quello della riforma dei campionati. Nel documento, Gravina ricorda che l'obiettivo di portare Serie A e Serie B a 18 squadre è sul tavolo sin dal febbraio 2020. A febbraio 2026 è stata consegnata alle componenti federali la diciassettesima bozza di lavoro, senza risultato. I vincoli statutari introdotti con il cosiddetto "emendamento Mulè" richiedono il consenso delle Leghe interessate e una maggioranza qualificata dei tre quarti dei voti, rendendo di fatto impossibile qualsiasi riforma strutturale. Le proposte sul tavolo Tra le soluzioni indicate da Gravina figurano il ripristino del regime fiscale agevolato per i professionisti provenienti dall'estero (abolito con il "Decreto Crescita"), l'introduzione di un credito d'imposta per gli investimenti sui giovani calciatori under 23 e misure di sostegno pubblico per la realizzazione e l'ammodernamento degli impianti sportivi. Interventi che, se attuati, avrebbero ricadute dirette anche sulla competitività della seconda serie italiana.