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Bologna, Di Vaio: "Mi aspettavo Motta facesse meglio alla Juventus. Castro? È da top club"TUTTO mercato WEB
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Oggi alle 14:50Serie A
di Alessio Del Lungo

Bologna, Di Vaio: "Mi aspettavo Motta facesse meglio alla Juventus. Castro? È da top club"

Marco Di Vaio, direttore sportivo del Bologna, ha rilasciato una lunga intervista a DAZN, in cui ha parlato del suo legame con il club rossoblù: "È stato amore a prima vista. Noi negli ultimi due anni abbiamo raggiunto dei traguardi che ultimamente questo club non raggiungeva più". Quindi la sua soddisfazione più grande è stata la Coppa Italia con il Bologna. Non da giocatore, ma da dirigente. "Sì, da giocatore sei coinvolto, dopo te ne rendi conto. Sono 10 anni che faccio qua il dirigente, la Coppa Italia è stata il culmine. Io ho avuto la fortuna e ce l'ho anche ora di lavorare con chi ha fatto la storia di questo mestiere: Sabatini, Corvino, Bigon e Sartori. Ho toccato i migliori. Si impara tutto, la cosa più importante è stargli vicino, capisci l'idea del club, la gestione dell'allenatore, come parlano agli agenti, ai giocatori…". Qual è stato l'acquisto che la rende particolarmente orgoglioso? "Sì, quello di Zirkzee perché c'è voluta tanta fantasia, tanta forza di volontà. Era del Bayern, aveva fatto una grande annata all'Anderlecht, aveva possibilità di andare altrove in Europa. Averlo convinto e aver trovato l'accordo con i bavaresi non è stato semplice. È stato un acquisto che ha fatto divertire lui e i tifosi, poi siamo andati in Champions…". Ci parli della sua esperienza a Parma. "È stata la prima grande squadra vera con cui ho giocato, c'erano quattro campioni del mondo. Avevamo grandissimi giocatori e mi ha formato tantissimo perché il primo anno ho giocato contro Cannavaro, Thuram, Sensini… Mi menavano (ride, ndr)". E alla Juventus? "Molto bello, è stato anche quello di grande formazione. La mentalità che mi sono portato dietro me la sono portata avanti dalla Juventus". Qual è l'obiettivo della stagione? "Provare a tornare in Europa. Abbiamo una squadra competitiva, possiamo provarci. O tramite le coppe, o tramite il campionato… È complicato, le grandi non sbagliano niente, poi c'è il Como…". Qual è la dimensione di Castro? "Da top club. La cosa che mi colpisce di più è la fame, la voglia di arrivare, non si accontenta mai". Che tipo è Italiano? "Un grande, mi piace moltissimo la persona perché è schietto, vero, un amante incredibile del calcio. Gli piace parlarne con tutti, è molto preparato e ha un'idea europea nell'affrontare le partite. Ha grande coraggio e lo trasmette alla squadra e a noi. Non è facile vedere le partite, ci mettiamo in condizioni non semplici da affrontare (ride, ndr). Quando vince si trasforma". Si aspettava che facesse meglio Thiago Motta alla Juventus? "Per quello che l'ho conosciuto io e per l'allenatore che è, onestamente sì". Non si è lasciato benissimo, qua non lo amano adesso. "Con tutto quello che avevamo conquistato, il fatto che è andato via e non ha continuato qui ha gettato un po' nell'ombra il ritorno in Champions. Ma abbiamo fatto un anno e mezzo con lui di grande calcio. Non ha creato un clima sereno quando dovevamo pensare solo a festeggiare e ringraziarlo". C'è un allenatore che l'ha segnata? "Zeman è stato un grande per me, ho avuto Gasperini, che era all'inizio della sua incredibile carriera, ma era diverso. Ho avuto Prandelli, ma Marcello Lippi per mentalità e per quello che ti dava dal punto di vista caratteriale, per come preparava la partita è stato il numero uno. Lì la mentalità contava tantissimo, i big match non potevamo sbagliarli e lui li preparava benissimo. Era tanta roba". Ha un sogno professionale? "Rivincere con il Bologna, mi piacerebbe molto".