Addio a Beppe Savoldi, mister due miliardi: i gol, la musica e un affare che scandalizzò l'Italia
Il calcio italiano perde uno dei suoi centravanti più iconici: Beppe Savoldi lascia un’eredità fatta di gol, carisma e un soprannome entrato nella storia, quello di “mister due miliardi”. Un’etichetta che il diretto interessato non ha mai amato.
Classe ’47, nato nella provincia bergamasca da una famiglia con lo sport nel sangue - sua madre fu campionessa di basket -, Savoldi era un attaccante potente, istintivo, capace di segnare in ogni modo, ma che amava i gol semplici. Quelli che definiva facili soltanto chi non riusciva a segnarne. Cresciuto calcisticamente nell’Atalanta, nel 1968 Savoldi, che ha attraversato da protagonista almeno due decenni di calcio italiano, si trasferì ancora ventunenne a Bologna, dove lasciò il segno con 137 gol in 310 apparizioni e fece storia la volta che un raccattapalle dell’Ascoli “parò” un suo tiro, non visto dall’arbitro. Fu però il passaggio al Napoli, nel 1975, a consacrarlo come uno dei calciatori più conosciuti del nostro Paese. Il club azzurro sborsò 1,4 miliardi di lire, più il cartellino di Rosario Rampanti, valutato 600 milioni. Risultato: due miliardi, cifra mai vista prima nel calcio italiano, che resero Savoldi il primo calciatore miliardario della nostra storia.
Si scandalizzò il Paese: a Bologna perdevano un idolo, a Roma ci furono interrogazioni parlamentari, persino a Napoli - dove i tifosi sottoscrissero abbonamenti per 3 miliardi - ci fu chi ritenne immorale quell’investimento. Savoldi lo ripagò con i gol: ne segnò 77 in 165 presenze complessive con la maglia azzurra. A Napoli, città con cui il rapporto è sempre rimasto di amore, ma complicato, incise anche un disco: “Tira… Goal - La favola dei calciatori”, il titolo di Lato A e Lato B. Glielo scrisse Depsa, pseudonimo di Salvatore De Pasquale, paroliere tra i più noti del panorama italiano, lo stesso che per Peppino Di Capri scrisse Champagne. Lo facevano sentire allo stadio prima di ogni partita. Nel 1979 tornò al Bologna, l’anno dopo chiuse il cerchio della sua carriera facendo rientro all’Atalanta, dove chiuse la sua carriera segnando, a 35 anni, il suo primo gol in Serie B. Molti di più quelli realizzati in A, di cui è il quindicesimo miglior marcatore di sempre: 169 in 421 apparizioni. Per otto campionati di fila, dieci totali, è andato in doppia cifra, vincendo però soltanto una volta il titolo di capocannoniere. Pochi i trofei, almeno rispetto ai gol: tre coppe Italia, due coppe di lega italo-inglese.
Savoldi è stato anche azzurro in Nazionale, in un’epoca di grandi attaccanti e concorrenza feroce: quattro presenze, un solo gol. Un’esperienza incompiuta, per chi da ragazzo aveva vinto i Giochi del Mediterraneo di Tunisi 1967 e, soprattutto, in carriera ha segnato caterve di gol. Meno fortunata di quella da bomber la vita da allenatore: miglior risultato la promozione dalla C2 alla C1 con il Saronno, senza mai arrivare alla cadetteria che da giocatore aveva sempre e solo visto dall'alto in basso.
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