Van der Wiel: "Ho vissuto 15 anni con una maschera. Affogavo e nessuno lo sapeva"
Gregory Van der Wiel rompe il silenzio e accende i riflettori su un tema molto importante nel calcio: la salute mentale. L’ex terzino della Nazionale olandese, finalista ai Mondiali del 2010 e con un passato all’Ajax e al Paris Saint-Germain (transitato anche in Italia, 6 presenze con il Cagliari), ha affidato a una serie di video pubblicati su Instagram un racconto crudo e personale della sua carriera, segnata da depressione e ansia.
Nonostante sedici trofei vinti e una carriera ad altissimo livello, Van der Wiel confessa di non aver mai provato vera felicità. "Non sentivo nulla: né gioia, né orgoglio, né sollievo. Era come se stessi guardando la mia vita da fuori", spiega. Per quindici anni ha continuato ad andare avanti indossando quella che definisce una maschera, fingendo che tutto andasse bene mentre dentro si consumava una profonda crisi personale.
Ansia, depressione e perdita di identità hanno accompagnato il suo percorso, senza che nessuno se ne accorgesse davvero. "Nessuno sapeva che stavo affogando. Né la mia famiglia, né i miei compagni di squadra, né io stesso", racconta con lucidità. Il calcio, da sogno, si era trasformato in una gabbia: una pressione costante, aspettative soffocanti e paure sistematicamente minimizzate. Oggi Van der Wiel parla per sensibilizzare, per dare voce a chi vive le stesse difficoltà in silenzio. Il suo messaggio è chiaro: dietro l’immagine patinata del calcio professionistico si nasconde spesso una realtà fragile, fatta di solitudine e sofferenza, che non può più essere ignorata.
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