Decreto sport e femminile. Appetiti e Nannicini a Berruto: "Il calcio femminile meritava l'1%"
Un editoriale, quello apparso nei giorni scorsi sull'edizione on line di Domani a firma dell'ex senatore Tommaso Nannicini e Fabio Appetiti, responsabile relazioni istituzionali AIC, che ha scosso il mondo del calcio femminile e della politica, all'indomani dell'approvazione del Decreto Sport che concede alla Serie A femminile lo 0.5% dei diritti tv, senza tener conto della base dello stesso movimento e senza - soprattutto - tener conto del fatto che inizialmente era previsto almeno l'1% del tutto.
Quell'1%, però è stato diviso appunto tra la Serie A femminile e la Serie C, con il responsabile dipartimento Sport del PD Mauro Berruto che ha poi spiegato, in risposta alle due prima citate firme, che, per il suo partito aveva proposto soluzioni diverse, che "avrebbero generato quei 13 milioni di risorse con un vincolo d’uso: il calcio femminile in tutte le sue forme, dalle bambine alle professioniste.
Il ministro ha detto due volte “no” e, a quel punto, l’unica possibilità per non azzerare il sostegno alle dilettanti (che sono circa 45.000, ovvero tutte le calciatrici dalla serie B in giù, è bene ricordarlo, rispetto alle circa 300 calciatrici professioniste) era sostenere un emendamento bipartisan, a testimonianza che anche la maggioranza ha sfiduciato il ministro su quel punto, che ha diviso in due le risorse: metà a testa. Due feriti, nessun morto". Viene anche scomodato Robin Hood, con il politico che sottolinea che sì, questo decreto toglie a chi ha di meno per dare a chi ha di più. Ma la sostanza non è cambiata.
Ecco dunque che Appetiti e Nannicini hanno voluto fare una precisazione, che di seguito riportiamo:
"Il responsabile Sport del Pd, Mauro Berruto, ha risposto nel merito dopo la nostra lettera al quotidiano Domani sul calcio femminile e sul decreto Sport: lettera da lui ritenuta “parziale e imprecisa”. Lo ringraziamo per lo scambio – che fa sempre bene allo Sport – ma ci teniamo a spiegare che i nodi evidenziati dal nostro intervento restano.
Quando un governo scatena una guerra tra poveri, la cosa politicamente più intelligente da fare è tenersene fuori. Non entrarci a mani e piedi, come ha fatto il Pd.
Lo ha dimostrato plasticamente il dibattito parlamentare, in cui – ironia della sorte – il responsabile Sport del maggiore partito di opposizione si è ritrovato a intervenire in aula per bocciare, di fatto a nome della posizione della maggioranza di centrodestra, un emendamento di Iv–Casa Riformista, che ripristinava l'1% dei diritti televisivi destinato al calcio femminile. Un paradosso politico prima ancora che sportivo.
L'idea che le risorse restituite alle leghe minori finiscano per rafforzare anche il calcio femminile non ha alcun appiglio nella realtà. Come abbiamo già scritto nel nostro intervento, siamo d’accordo con Berruto che quell'1% dovrebbe sostenere l'intera filiera dello sport femminile, non solo la serie A. Ma, nello stesso tempo, le società che oggi investono nell'unica serie professionistica vanno aiutate, non criminalizzate. Altrimenti è il Pd a rinnegare le battaglie che ha condotto negli ultimi anni per il riconoscimento del professionismo femminile.
Alla fine, anche se a parole tutti diciamo di volere le stesse cose, il risultato è sotto gli occhi di tutti: dalla guerra tra poveri innescata dal governo è uscito sconfitto il movimento del calcio femminile. E alcune forze di opposizione hanno votato insieme alla maggioranza per sancire questa sconfitta. Mentre il calcio femminile quell’1% lo merita oggi, non domani.
Nella leggenda di Robin Hood non c'era soltanto lo Sceriffo di Nottingham. C'era anche il vescovo di Hereford, che finiva puntualmente per legittimare e rafforzare il potere dello Sceriffo. Questa volta il governo ha fatto lo Sceriffo. qualcun altro, purtroppo, ha scelto il ruolo del suo prezioso alleato".






