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Lieto fine per Pasandideh e Ramezanisadeh: sono ufficialmente cittadine australiane

Lieto fine per Pasandideh e Ramezanisadeh: sono ufficialmente cittadine australiane
© foto di Australian Community Media
Tommaso Maschio
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Tommaso Maschio
Oggi alle 15:34Calcio femminile
Le due calciatrici dell'Iran erano fuggite dal ritiro insieme ad altre cinque compagne, che poi avevano deciso di tornare in patria, durante la Coppa d'Asia. L'Iran le aveva accusate di essere traditrici per non aver cantato l'inno

Nell’ultima Coppa d’Asia Femminile giocata in Australia, nel marzo di quest’anno, avevano fatto notizia sei calciatrici dell’Iran che avevano chiesto asilo politico al paese oceanico dopo essere fuggite dal ritiro della Nazionale dopo l’eliminazione dalla competizione. Si trattava di Fatemeh Pasandideh, Zahra Ghanbari, Zahra Sarbali, Atefeh Ramazanzadeh e Mona Hamoudiha a cui si era aggiunta in un primo momento anche Mohaddeseh Zolfi. Di queste sette però in cinque avevano poi fatto marcia indietro decidendo di tornare in patria, probabilmente anche per evitare problemi alle proprie famiglie rimaste in Iran.

Pasandideh e Ramezanisadeh sono cittadine australiane

A distanza di circa cinque mesi due delle calciatrici sopraccitate hanno ottenuto la cittadinanza australiana: si tratta di Fatemeh Pasandideh e Atefeh Ramezanisadeh. Le due erano finite nel mirino del governo iraniano per non aver cantato l’inno nella prima gara del torneo in segno di protesta contro la repressione delle proteste in patria venendo considerate delle vere e proprie traditrici.

Le parole delle due calciatrici

Alla cerimonia per la consegna della cittadinanza ha partecipato il Ministro degli Interni Tony Burke, che già aveva firmato il documento di asilo politico nel mese di marzo. “È un giorno davvero speciale e indimenticabile”, ha dichiarato Ramezanisadeh, mentre la compagna di squadra Pasandideh ha espresso così la sua felicità: “Questo momento significa più di quanto le parole possano esprimere. È un nuovo inizio e un luogo che sono orgogliosa di chiamare casa”.

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