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I fatti del 2019 - Rise and fall: il Tottenham di PochettinoTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Imago/Image Sport
mercoledì 01 gennaio 2020 19:45Serie A
di Marco Conterio

I fatti del 2019 - Rise and fall: il Tottenham di Pochettino

C'è una parte di Londra che ha deciso di non cambiare, nell'estate del duemiladiciotto. Di piacersi così, di non andare dal chirurgo del mercato, di non ritoccare quel motore che prometteva ancora giri più rotondi e pieni. Il Tottenham di Mauricio Pochettino è stata la prima squadra della storia a decidere di non comprare e di non vendere alcun giocatore in una sessione estiva, eccezion fatta per un paio di giovanotti della seconda squadra finiti a giocare nei campi pieni di gente e pub nei dintorni. Poi gli Spurs sono rimasti immutati ma perché tutto cambiasse. Perché poi il 2019 ha raccontato l'avventura di una squadra matura, dove Dele Alli s'è ritrovato, dove Harry Kane ha dimostrato di non essere Katrina ma disastro duraturo per le difese avversarie. Dove Son Heung Min ha acquisito di diritto lo status di calciatori asiatico più forte d'oggi e forse di sempre. Dove Hugo Lloris, da capitano della Francia, da Campione del Mondo, ha dimostrato la personalità giusta per trascinare il Tottenham fino a Madrid.

A un passo dal sogno Perché se pensi al duemiladiciannove e al Tottenham, la prima immagine sono le lacrime dei bianchi e i rossi che alzano le braccia, forse. La finale di Champions League persa con demerito, sì, ma prima Mauricio Pochettino aveva costruito qualcosa di bello. Oliato ogni signolo anello della catena londinese fino a farla diventare un'inattesa macchina quasi perfetta. Christian Eriksen, oggi a scadenza, allora a un anno dalla data ultima del contratto, che giocava ogni gara come se fosse la finale. Una difesa solida e ben guidata dai belgi. Insomma, una squadra capace di arrivare a un passo dalla gloria, dopo aver cacciato la strega juventina, il Tottenham, dal Wanda Metropolitano.

Il ciclo era finito Ecco, il ciclo è finito lì. Sotto i colpi di Salah e di Origi, sotto i pugni di Klopp. Lì il proprietario Daniel Levy e Mauricio dall'Argentina avrebbero dovuto salutarsi. La Juventus ci stava pensando ma la volontà dei londinesi è stata chiara e il percorso è andato avanti. Con tutti gli effettivi, di fatto, ma se Parigi val bene una messa, Madrid non vale bene una fiducia sempiterna. Pochettino è stato esonerato per una stagione misera, per una storia che aveva vissuto un apice e per un addio che è stato troppo spaventoso per essere consumato. Ora José Mourinho, perché torni qualcosa di speciale. Ma è tutta un'altra storia.
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