Il leader del Milan, le capovolte su Inzaghi, il (vero) problema del Napoli, la tristezza di Dybala, la Roma che non t’aspetti, le balle su Acerbi, un pizzico di Pinamonti. E San Nicola da Salerno
Parliamo di cose serie. Anzi no, parliamo di calcio. Il nostro campionato è brutto, lo dicono tutti. Anzi no, è bello, perché combattuto. Forse sono vere entrambe: è bruttino e combattuto. E comunque a noialtri resta solo quello e tocca farcelo bastare.
Lo scudetto quest’anno resterà a Milano, questa è una (semi) certezza. Niente male dopo gli anni delle vacche magre. Ecco, sì, in attesa di capire che sponda del Naviglio prenderà è giusto rendere merito ai due club, qualificati alla prossima Champions con un mese di anticipo sulla fine del campionato. E se pensate che questa cosa sia scontata, beh, allora non fate altro che dare credito al lavoro dei cinesi “bruttissimi e cattivissimi” dell’Inter e agli americani “disinteressati e tirchissimi” del Milan. Già, la verità è che “lo straniero” non sempre viene per nuocere, proprio no.
Poi, certo, solo una trionferà. Andiamo in rigoroso ordine di classifica e diciamo quattro cazzate su questo e quello.
Il Milan
Certezze. La prima certezza riguarda Pioli: è più bravo ad allenare che a raccontare le storie della savana, ma solo perché ad allenare è bravissimo, ci mancherebbe. Il suo Milan è ancora lassù e, francamente, a inizio stagione non l’avrebbe detto (quasi) nessuno. Contro la Lazio, il Diavolo, ci ha messo tutto: il gioco, le palle, la voglia estrema di crederci fino in fondo. La seconda certezza riguarda sempre Pioli: con Tonali è stato perfetto, una sorta di “papà sportivo”. Lo ha aspettato, protetto, lanciato e rilanciato. E quello ha risposto. Ecco, la terza certezza è che Tonali è il vero “volto” dei rossoneri, quello del 21enne che un anno fa veniva indicato dai più come un mezzo bidone, pareva timidino e, alla fine, ha stravinto la sua scommessa, tra l’altro costata tutti i quattrini che ha deciso di lasciare sul piatto pur di restare in rossonero: bravissimo.
L’Inter
Anche qui ci interessa puntare il faro sul tecnico. Oh, di Inzaghi un mese fa si diceva qualunque cosa e se non ricordate vi rinfreschiamo la memoria: “Non è adatto”, “Non è in grado di gestire una squadra con ambizioni da scudetto”, “come al solito si perde nei gironi di ritorno”, “non sa fare le sostituzioni”, “è possibile che Marotta stia cercando un’alternativa per la prossima stagione”. Tutte cose lette sui giornali e ascoltate in televisione. Ebbene, ora siam qui tutti quanti a lisciargli il pelo, funziona sempre così. Nel frattempo la sua Inter si è risvegliata e dopo la vittoria piuttosto fortunosa in casa della Juve è tornata la tritatutto di dicembre. Oddio, magari non proprio quella, ma a questo punto della stagione è bene accontentarsi (le energie sono quelle che sono). E i numeri non sono tutto, ma parlano chiaro: migliore attacco, miglior difesa, maggior numero di occasioni create, conclusioni, calci d’angolo, gol di testa, seconda per km percorsi e così via. Niente male Inzaghi per essere un “inadatto”.
Il Napoli
Siamo alle solite. Alle stra-solite. Alle solitissime. Com’è, come non è, arriva quel momento della stagione in cui viene giù il castello. Ed è pazzesco se si pensa che stiamo parlando della squadra terza in classifica. Certo, è vero, il gruppo di Spalletti ha accarezzato lungamente il sogno scudetto, ma era partito con l’obiettivo di tornare in Champions e quello è praticamente raggiunto. L’amarezza è legittima, il massacro generale decisamente no. E il problema è che quello, il massacro, trova sempre supporto in chi, invece, la squadra dovrebbe proteggerla, ovvero De Laurentiis. Se il patron negli ultimi anni ha avuto problemi con Benitez e poi ha avuto problemi con Sarri e poi ha avuto problemi con Ancelotti e poi ha avuto problemi con Gattuso e ora ha problemi con Spalletti, è possibile che, forse, in qualche maniera il problema sia lui. Dia retta, vada avanti con Spalletti, solo così potrà pensare di costruire qualcosa di solido, viceversa si ritroverà a dover ricominciare daccapo, per la milionesima volta.
La Juve
Dybala è molto forte. Dybala sarebbe rimasto volentieri alla Juve. Dybala, per questo motivo, è piuttosto triste. E si vede. Peccato.
La Roma
Due cose velocissime. La prima: chi pensa che in qualche modo Mourinho possa essersi “fatto da parte” contro l’Inter, non conosce il portoghese e, fidatevi, ha pensato una cazzata. La seconda: nessuno può sapere come finirà in Conference contro il Leicester (sono decimi in Premier e, quindi, valgono un posto Champions in Serie A. È triste da dire, però è così), ma possiamo dire che un obiettivo, i giallorossi, lo hanno già raggiunto e si chiama “entusiasmo”. E non è tanto per il gran pubblico dell’Olimpico, ma per l’affetto incondizionato mostrato dai tifosi nel corso di tutta la stagione, in casa e in trasferta, anche quando le cose non andavano bene. Non sappiamo se sia esclusivo merito di Mou, ma dalle parti di Trigoria hanno fatto decisamente un salto di qualità.
La Lazio
Francesco Acerbi contro il Milan ha commesso due errori: uno in campo (ma nell’occasione c’è chi ha fatto peggio di lui), uno fuori. Si è sentito in dovere di “spiegare”, come se avesse volontariamente fatto una figura di palta. E il dramma è che c’è chi davvero ha avuto dei dubbi. Chiamiamoli pure “terrapiattisti” del pallone, non vestono una maglia precisa e vedono complotti ovunque: oh, sarà la grande battaglia al vertice, ma in questa stagione si stanno moltiplicando.
L’Empoli
Pinamonti ha 22 anni, 12 gol realizzati nell’attuale serie A, si sbatte come un leone e di sicuro dovrebbe cambiare ufficio stampa: in un mondo in cui chiunque, a parole, vale 30 milioni, lui non ha nessuno che dica “beh, è bravino”. E Mancini, che pure ha dato occasioni a chiunque, ancora non se l’è filato. Il tempo, per fortuna, è decisamente dalla sua parte.
La Salernitana
Chi avrebbe scommesso un euro sulla salvezza della Salernitana a gennaio? Esatto, nessuno. Anzi, uno sì: Walter Sabatini che ha preso uno spogliatoio malandato, gli ha fatto il lifting, ha piazzato un tecnico che non è solo “cuore e grinta” e sa davvero il fatto suo (sì, Nicola) e ora sogna l’impresa. Se mai dovessero farcela, quei due lì, si meritano una statua.
Pace e bene.






