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Tutti dietro il Napoli

Tutti dietro il Napoli TUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca
autore
Luca Marchetti
giovedì 2 marzo 2023, 14:31Editoriale

Essere contenti di ritrovarsi secondi (con penalizzazione o meno) a più di 15 punti dalla prima in classifica è il paradosso di questo campionato. E badi bene che questo non è un voler sminuire i valori di questo Napoli che sta volando e che sarebbe stato imprendibile per chiunque. Ma il “mal comune mezzo gaudio” non può essere una buona strada. Al massimo può certificare ancora di più quanto di buono stiano facendo Spalletti & Co e quanto sia difficile vincere.
Si dice sempre che vince solo uno, ci si chiede sempre dove arrivano i meriti del vincente e i demeriti dell’avversario. Ma così il concetto, almeno in Serie A, è esasperato. Perché la prova di forza che sta facendo il Napoli non la sta facendo come può succedere qua e là in Europa (e qualche volta è successo anche in Italia) dove c’era una squadra notevolmente superiore alle altre sin dall’inizio. Questo Napoli è forte, questo Napoli gioca bene, questo Napoli è perfetto. Ma le altre no. E queste imperfezioni hanno reso il cammino del Napoli ancora più trionfale.

Credo che però ormai dire “siamo secondi dietro il Napoli”, sia detto più per solleticare l’orgoglio e quindi avere un senso di rivalsa rispetto agli altri altri piuttosto che per convinzione. E’ un po’ come dire sono il meno peggio. La Juve lo dice (al netto della penalizzazione). Inter e Milan. Anche la Roma che ha fallito l’aggancio al secondo posto, perdendo con la Cremonese.
Il Napoli corre è a 65. Ma lo scorso anno, quando la corsa per lo scudetto era serrata, ma nessuno correva così tanto, l’Inter aveva 53 punti, Napoli e Milan 52. Alla 24esima. Sono 6 punti in più di oggi. Non cambiava niente per lo scudetto, ma per l’amor proprio forse sì. Allora sì che la frase “siamo secondi alle spalle del Napoli” poteva avere un senso. E comunque stiamo parlando - per quanto riguarda lo scorso anno - di un campionato equilibrato in cui le prime punti qua e là li hanno persi.

Quest’anno i balbettii sono stati tanti. E hanno fatto entrare in crisi tutte le grandi. L’avvio della Juventus e l’eliminazione dalla Champions League, l’inverno duro del Milan con sconfitte pesantissime e dolorosissime, la mancanza di continuità dell’Inter (reduce anche dalla mancata vittoria della passata stagione), la Roma che vive molto di umoralità. Ognuna di queste squadre ha avuto un blackout piuttosto lungo e dei problemi che ancora non ha definitivamente risolto.
Poi per come giudicare la stagione, se vogliamo proprio rivolgerci ai luoghi comuni possiamo sempre pensare al bicchiere mezzo pieno o il bicchiere mezzo vuoto. Ci sono stati tanti infortuni che non hanno permesso - per esempio alla Juventus - di potersi esprimere come si era pensato ad inizio stagione. E la stessa cosa magari può valere per l’Inter in alcuni ruoli o anche allo stesso Milan. Oppure al derby di Supercoppa (vinto o perso, dipende dai punti di vista), al cammino (e ai risultati) nelle coppe Europee, oppure nelle due sconfitte contro l’unica squadra che non aveva mai vinto, le decisioni arbitrali, le questi ambientali. Tutto fa risultato. Ma nessuno è riuscito a farlo in pieno e il paragone con il Napoli diventa impietoso.
Questo divario però ci deve far pensare. Perché se è vero che in Europa, almeno finora, sono arrivati sorrisi e la competitività del calcio italiano è rimasta immutata (o anzi è cresciuta) le difficoltà durante la stagione testimoniano una grande fragilità, equilibri precari. Che poi la narrazione concitata di oggi, sempre alla caccia dell’estremo, aiuta ad accentuare. Un giorno eroi, il giorno dopo somari.
La necessità di fare risultato subito porta anche le società ad avere un ritmo di giudizio elevato. E’ per questo che ora il giudizio si relativizza all’altro. Hai fatto male: si ma l’altro ha fatto peggio. Dietro il Napoli ci sono io, non importa se a 18 punti…

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