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Guberti in esclusiva: “Il mio calcio è lavoro e crescita quotidiana. Croci ha talento ma ora deve alzare il livello”
ieri alle 19:00Copertina
di Andrea Giannattasio
per Firenzeviola.it

Guberti in esclusiva: “Il mio calcio è lavoro e crescita quotidiana. Croci ha talento ma ora deve alzare il livello”

Ex calciatore con un passato tra Ascoli, Sampdoria e Roma, Stefano Guberti ha intrapreso da pochi anni la carriera di allenatore, trovando nel settore giovanile il terreno ideale per costruire il proprio percorso. Dal 2023 è tecnico del vivaio della Fiorentina e oggi guida l’Under-17 viola, portando avanti un’idea di calcio fondata su lavoro quotidiano, mentalità e crescita individuale. In questa intervista Guberti racconta il suo metodo, il suo percorso di formazione da allenatore e il modo di gestire i giovani, soffermandosi anche sul talento di Federico Croci. L’intervista è stata realizzata nell’ambito della trasmissione “Extra Viola”, in onda ogni sabato su Radio FirenzeViola dalle 20 alle 21.

Mister Guberti, siamo da pochi giorni nell’anno nuovo: che bilancio fa del 2025 e quali sono i propositi per l’anno appena iniziato?
"È stato un anno intenso, come tutti, ma con diverse soddisfazioni sia con il gruppo 2008 dell’anno scorso sia con il gruppo 2009 che alleno ora. È stato anche un anno complicato sotto certi punti di vista, perché con i ragazzi bisogna sempre pensare alla loro crescita e non sempre il percorso è lineare. Però fa parte della crescita, sia loro che mia, e sono contento di quello che si è creato in questo anno".

La classifica dell’Under 17 è eccellente (la squadra è seconda, a -2 dall'Empoli primo, ndr): che sensazioni le dà in questo momento?
"Scindo un po’ le cose. Sicuramente la classifica fa piacere, ma quello che mi rende più soddisfatto, da quando sono alla Fiorentina e anche l’anno scorso col 2008, è la crescita dei ragazzi. Questo gruppo 2009 ha ottime attitudini, ma a inizio anno sottovalutava certi aspetti. Ho insistito molto su allenamento, rispetto dei compagni, importanza del gruppo e della squadra. Il risultato della domenica dà gioia, ma è la fine di un percorso: prima c’è il lavoro settimanale, l’atteggiamento in campo e fuori, perché rappresentano una società gloriosa e il comportamento verso arbitri, avversari e dirigenti è fondamentale per il loro futuro".

Guardando il campionato, colpisce il fatto che segnino in tanti: una vera “cooperativa del gol”. Da dove nasce questa alchimia?
"Nel calcio di oggi si chiede molto di più a tutti: portieri, difensori, non solo agli attaccanti. Questo porta più giocatori in zona gol ed è utile per la loro carriera, perché devono imparare a fare un po’ di tutto. Ognuno ha il suo ruolo, ma per mettere in difficoltà l’avversario bisogna muovere tanti tasselli. Cerchiamo di abituare tutti a saper fare tutto, anche se è difficile. Portare più giocatori vicino alla porta avversaria è una cosa che mi piace, così come provare a gestire la partita e pressare alto".

Quest’anno ha cambiato gruppo rispetto alla stagione precedente: quanto è stato difficile o stimolante?
"Penso sia fondamentale cambiare dopo un po’. I ragazzi hanno bisogno di stimoli nuovi, ma anche gli allenatori devono rimettersi alla prova. Alleno da pochi anni: da calciatore ho vissuto certe cose, ma da allenatore è un altro mondo. I gruppi cambiano completamente: il 2008 aveva alcune difficoltà, il 2009 ne ha altre. Tutto questo ti insegna tantissimo e ti dà spunti utili per la carriera".

È una squadra in cui oggi si rivede?
"All’inizio no, non completamente. Non perché sbagliassero, ma perché avevano ancora abitudini da più giovani che andavano modificate. Sono ragazzi che compiono 17 anni e qualcuno potrebbe presto andare in Primavera, quindi il tempo non è tantissimo. Devono divertirsi, che è fondamentale, ma se questo deve diventare un lavoro serve anche sacrificio, rinuncia e un certo atteggiamento mentale".

Parliamo di Federico Croci, talento del 2010: che giocatore è e come si gestisce un talento così?
"Lo gestisco in modo normale, trattando tutti allo stesso modo. Con i ragazzi bisogna trovare la strada giusta per ognuno, a volte con bastonate, a volte con la carota. Federico ha qualità importanti, lo dicono i numeri, ma deve migliorare il modo di vivere tutta la settimana. Se si adagia su quello che ha fatto in passato rischia di bloccarsi. Invece vedo che sta cercando di cambiare, anche giocando con una categoria più alta, che lo mette in difficoltà. Questo percorso gli fa bene: lo vedo predisposto ad ascoltare e spero di essere uno di quelli che gli ha dato una mano per il futuro".

Per caratteristiche tecniche le ricorda qualcuno?
"Non mi piace fare paragoni, perché ognuno è unico. Ha qualità importanti, ma deve lavorare sulle sue carenze, che non sono tecniche: è un discorso di portare mente e corpo al limite. Se vuoi arrivare vicino alla prima squadra devi arrivare al massimo in tutte le componenti".

I suoi giocatori la descrivono come un allenatore molto esigente e severo: si riconosce?
"Sì. Io purtroppo non ho fatto settore giovanile da calciatore e avrei voluto incontrare prima allenatori come Conte o Zeman, perché mi hanno cambiato il modo di allenarmi e di vivere la settimana. Il calcio deve essere un divertimento, ma se vuoi ottenere qualcosa devi andare al limite, con mente e corpo".

C’è un episodio che riassume il suo metodo educativo?
"La partita con la Roma. Nel post-gara ci fu un po’ di confusione e io li ho rimproverati pubblicamente. Sono stato giocatore anche io e certe fesserie non portano vantaggi, ma solo squalifiche e problemi. Cerco di insegnare cose che portino benefici: rappresentano una società importante e certe scene non devono esistere. La cattiveria va messa durante la partita, nei contrasti, non a fine gara".

In panchina vive la partita con grande intensità: come trasmette questa passione ai ragazzi?
"Cerco di far capire che i dettagli fanno la differenza. Dieci o venti centimetri cambiano una partita, ma anche una carriera. Se credono in quello che fanno devono dare tutto, anche sapendo che potrebbe non bastare. Uno dei miei rimpianti da calciatore è non aver sempre dato il massimo, e questo è quello che voglio trasmettere a loro".

Ha smesso di giocare nel 2022: si aspettava di diventare subito allenatore?
"Sì. Già uno o due anni prima pensavo di smettere. Ero capitano del Siena e la società voleva che continuassi, ma avevo già in testa questa strada. Questo percorso mi sta servendo molto: quello che sto imparando ora dai ragazzi non l’avevo imparato negli ultimi anni da calciatore".

Quanto è diverso allenare i giovani rispetto ai “grandi”?
"È molto diverso. Con i grandi vieni valutato per vittorie e sconfitte, coi giovani per la crescita, che spesso non è immediata. Magari lavori un anno con un ragazzo e lo scatto arriva l’anno dopo. Questo ti dà fiducia, soprattutto quando vedi che ti ascoltano e provano a mettere in pratica quello che dici".

Quali allenatori l’hanno influenzata di più?
"Ho preso qualcosa da tutti, anche da allenatori meno famosi. Penso a Ivo Iaconi ad Ascoli, grandissimo gestore del gruppo. Da Conte e Zeman ho preso molto sull’aspetto fisico e mentale, da Spalletti e Ranieri altre basi importanti. Poi ovviamente ci metto del mio, perché il calcio è cambiato e bisogna aggiornarsi".

Chiudiamo con il settore giovanile e il Viola Park: è il contesto giusto per lei?
"Sì, in questo momento è la cosa giusta. Mi piacerebbe un domani arrivare in Primavera, sarebbe un’esperienza bellissima. Qui siamo in una realtà straordinaria e voglio far capire ai ragazzi che devono tenerla stretta, perché fuori è diverso. Devono essere pronti anche a sporcarsi un po’. Mi auguro di essere stato, anche solo per l’1%, una persona che ha dato loro una mano nel percorso".

Ecco il video con l'intervista completa!