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tmw / fiorentina / L'editoriale
Mercato, la controrivoluzione viola: tornano le ali, ma il top è ancora Fagioli. La condizione fisica è cambiata, in meglio. Contro il Cagliari fondamentale non perdereTUTTO mercato WEB
Oggi alle 00:00L'editoriale
di Alberto Polverosi
per Firenzeviola.it

Mercato, la controrivoluzione viola: tornano le ali, ma il top è ancora Fagioli. La condizione fisica è cambiata, in meglio. Contro il Cagliari fondamentale non perdere

Quando un allenatore si rifugia nel luogo comune di “ogni partita fa storia a sé”, non credetegli. Non è vero. Ogni partita è legata all’altra con un filo invisibile ma robusto. Si porta dietro il successo o l’insuccesso di quella precedente e gli acciacchi causati, se poi il calendario mette a metà settimana una partita di coppa, allora le scelte della formazione della domenica potranno essere condizionate dalla gara successiva. La stagione di calcio è un romanzo con tanti capitoli, ma non una raccolta di racconti.

Questo per dire che fino all’inversione di rotta, la Fiorentina era condizionata da quanto aveva fatto la settimana prima. Era una catena di paurose sconfitte. Ora però qualcosa è cambiato. Senza farsi troppe illusioni, la squadra sembra sul punto di uscire dal suo incubo e questo è il momento di dimostrare una volta di più che quel luogo comune non ha senso. La Fiorentina che ha fatto quell’incredibile primo tempo a Bologna oggi deve trasportarlo dal Dall’Ara al Franchi contro il Cagliari. Dalla vittoria contro i rossoblu deve attingere le stesse energie, acquisire ancora più sicurezza, sentirsi ancora più autorevole in campo. E se proprio non dovesse prendere i tre punti, diventerebbe fondamentale non perdere.

In questo momento la Fiorentina è il malato che si è appena alzato da letto dopo una lunga degenza, non può avere ancora le energie dei suoi giorni migliori, però ha entusiasmo, ha voglia di rimettersi in piedi e camminare senza barcollare, pronto a riaffacciarsi sul mondo. E se invece ha una ricaduta, allora tutto torna in discussione. Il malato deve rimettersi a letto e rischia di deprimersi. Peraltro dopo Cagliari la Fiorentina, oltre alla partita di Coppa Italia al Franchi col Como, ha in programma la trasferta al Maradona dove, per fortuna dei viola, troverà il Napoli reduce dalla sfida decisiva per la qualificazione in Champions col Chelsea. Non perdere col Cagliari è obbligatorio.

La squadra di Vanoli ci arriva rinforzata dal mercato. Se in mezzo al campo le scelte sono migliorate come qualità (Bresciani è un ottimo acquisto), adesso l’allenatore può spostare il gioco anche sulle fasce che, già prima dell’arrivo di Solomon e Harrison, aveva provveduto a rivitalizzare inventando Parisi ala destra e facendo partire Gudmundsson a sinistra.

Nelle ultime sei partite, la Fiorentina ha fatto undici punti, ne aveva fatti sei nelle precedenti quindici. Il cambio di marcia è clamoroso, ma lo è anche il passaggio dal non-gioco al bel gioco. Sono convinto che l’aspetto atletico sia alla base di questo inizio di rinascita. Basta prendere i giocatori uno per uno: Dodo è lo stesso di due mesi fa? E Comuzzo? E Pongracic? E Parisi? E Ndour? E Gudmundsson? E Fagioli? Allora erano controfigure, ora sembrano giocatori veri, giocatori che hanno raggiunto il livello al quale erano attesi. La testa decide tanto, ma non tutto: se la testa è fresca e le gambe molli non vai da nessuna parte.

Ce n’è uno fra i giocatori “rinati” che ruba gli occhi e che da sette partite (compresa la sconfitta col Verona) è il migliore in campo: Nicolò Fagioli. È tornato lui, è tornato il centrocampista che vede il movimento della squadra e prima ancora lo intuisce, che ha il gioco corto e il gioco lungo, che contrasta e corre, corre tantissimo (sempre più di 10 chilometri a partita). Certo, nel finale poi cala e la confidenza col pallone, naturale fino a quando i polpacci reggono, diventa eccessiva e lì perde qualche pallone di troppo. Oggi è il giocatore fondamentale per Vanoli e potrebbe diventare importante anche per Gattuso. Va dato atto a Pioli e al suo successore di aver inquadrato bene le caratteristiche dell’ex juventino: gli hanno affidato il ruolo centrale, quello del regista, e la risposta è stata più che convincente.