Serve Kean, il medico spieghi come sta. Date a Vanoli un difensore: Bijol pista calda. Harrison ha intensità, Brescianini titolare. Coppa Italia: bell’esame domani col Como
La Fiorentina contro il Cagliari è ricaduta nel peccato originale. Ha perso di nuovo contro una diretta concorrente per la salvezza. Sono punti sanguinosi perché alla fine la classifica può emettere la sentenza anche attraverso questo parametro. I viola non hanno giocato male e senz’anima come a dicembre o prima, e questo è un buon segnale, ma sono sprofondati con i soliti errori, soprattutto in difesa. E non solo. Questa squadra ha una tenuta mentale fragilissima, scappa dalla continuità come un ladro da una guardia. Proprio non riesce a stabilizzarsi, calcisticamente parlando è inaffidabile. Come si fa, dopo una prestazione come quella di Bologna, a perdere col Cagliari in quel modo? Con un 2026 che aveva portato in dote 2 punti di media a partita e una manovra corale abbastanza convincente? Con la chance di risalire ancora la corrente? Sono meccanismi mentali inspiegabili, così come uscire dall’intervallo regalando il secondo gol al Cagliari. Siamo quasi a febbraio e, statene certi, questo difetto esiziale purtroppo non scomparirà perché ormai è sedimentato in questa stagione maledetta. E allora la Fiorentina dovrà salvarsi provando a sbagliare il meno possibile, nascondendo certi errori. Come un pugile che rinchiuso nell’angolo prova ad uscirne coprendo la parte più debole. Quantomeno dalla sconfitta coi sardi emerge un lato positivo: quella parte di Firenze che con superficialità immaginava di essere già fuori dalla palude, che sognava la finale di Conference e di Coppa Italia, sorvolando sul disastro sportivo firmato dalla società, avrà possibilità di riflettere. Comprenderà, riponendo nella custodia il violino, che la salvezza sarà un percorso a ostacoli assai spigoloso. E che forse si concluderà solo negli ultimi 180 o 90 minuti del campionato.
Per restare in serie A servono alcune cose fondamentali, una di queste è il recupero di Kean. Piaccia o no, Moise, al netto dei suoi cali di tensione, rimane il giocatore più decisivo della Fiorentina. Con lui in campo le difese avversarie non stanno mai serene. Kean può estrarre sempre dal proprio repertorio il colpo che regala la vittoria. Però il centravanti di Vercelli vive un periodo strano dal punto di vista della condizione. La società ha smentito categoricamente che le sue assenze siano riconducibili a motivi disciplinari e noi non possiamo che prenderne atto, parlando di altro. Cioè dell’infermeria, stanza che Moise sta frequentando da troppo.
Ricapitoliamo al volo tutte le tappe di queste montagne russe un po’ nebbiose. Moise il 6 dicembre si fa male alla caviglia a Reggio Emilia col Sassuolo. Nonostante il problema viene schierato contro la Dinamo (e segna), quindi contro il Verona e anche con l’Udinese. Con i friulani firma una doppietta (nel 5-1 del tabellino). A Losanna va in panchina e subentra per una ventina di minuti. Poi grazie a Vanoli scopriamo che a Parma è sceso in campo dopo una infiltrazione. Con la Cremonese va a sedere, poi entra e regala 3 punti allo scadere. All’Olimpico contro la Lazio idem, ma stavolta non realizza. Torna dal primo minuto col Milan (prende anche un palo) e infine salta Bologna e Cagliari. La domanda sorge spontanea: come sta Kean? Ha risolto questa criticità alla caviglia oppure no?
C’è un solo sistema per saperlo: chiedere al capo dello staff medico, dottor Luca Pengue, di spiegare tutto con dovizia di particolari. Non per noi, ma per una cifra di chiarezza nei riguardi dei tifosi in questo frangente così delicato per la Fiorentina. Bastano poche parole per sgombrare il campo dai dubbi. Non è difficile.
Solomon ha dimostrato che nell’uno contro uno se la cava e magari non era da sostituire. L’israeliano si è ambientato presto e può essere utile. Harrison non ha niente di speciale, ma ha una grande qualità che spesso in Italia scarseggia: è un calciatore pieno di intensità, resistente, in grado di fare il pendolino sulla fascia. Si vede che viene dalla Premier. Non ha dribbling, ma in una Fiorentina dal passo troppo lento, l’inglese rinfresca. Fabbian lo conosciamo, ha ottime giocate anche se malauguratamente dalla sua prima palla toccata e sbagliata è nato il raddoppio del Cagliari. Ma a Vanoli darà una mano, almeno lo pensiamo. Brescianini ha qualcosa in più rispetto agli altri centrocampisti: ha gamba, accanto agli altri sembra un treno. E ha il gol nel sangue, grazie a tempi di inserimento perfetti. Appena entrato ha segnato l’1-2 e dopo, se non ci fosse stato il miracolo sulla linea dell’ex Mina, avremmo parlato di una doppietta straordinaria per Brescianini. Marco deve giocare, su questo abbiamo pochissimi dubbi, anzi zero. Vanoli deve trovargli un posto. Mentre la società deve metterli a disposizione subito un difensore di spessore, uno di personalità e esperienza. Il nome giusto può essere Jaka Bijol, nazionale sloveno, adesso al Leeds e in precedenza a Udine. In Friuli 3 anni con 90 presenze e pure 4 gol. La Fiorentina ci è sopra, ma non basta. Bisogna lo prenda.
Domani alle 21 i viola debutteranno in Coppa Italia contro il Como, uno dei peggiori clienti che potessero capitare. Fabregas farà qualche cambio, così come Vanoli, ma nel branco dello spagnolo ci sono alternative di prim’ordine. Il 6-0 al Torino è stato devastante e pure umiliante per i granata, presi letteralmente a pallonate da una formazione che pratica un calcio sublime. Il Como attacca tanto, ma difende benissimo. Possesso e verticalizzazione. Rotazione costante dei giocatori nelle loro posizioni. Oggi è impressionante, speriamo per i viola che al Franchi lo sia meno. Nell’agenda della Fiorentina adesso al primo punto del programma c’è la salvezza. Da Coppa Italia e Conferenze prenderà quello che verrà. Sperando che abbia un retrogusto gradevole.






