È "pradetico" il primo mercato di Joseph
Al posto di Rocco, che riposi in pace, c’è Joseph, al posto di Daniele c’è Fabio, quindi taluni immaginavano che la gestione della Fiorentina cambiasse d’un colpo. La realtà viceversa è ben altra e lo ha dimostrato plasticamente il primo mercato firmato dal nuovo presidente e dal nuovo dirigente.
Certo, i tifosi viola sognano in nome di una antica nobiltà, ormai remota e decaduta, dei mercati da grande squadra o comunque saggiamente tarati sulla situazione corrente al fine di cambiarla, ma questa è ormai una pia speranza che si scontra puntualmente col principio di realtà poiché il presente della Fiorentina è quello di una società povera di idee, dalla competenza calcistica molto discutibile e attenta ai quattrini, ciò malgrado la proprietà americana che la gestisce sia la più ricca della secolare storia viola e non è un caso se diversi giocatori rifiutano Firenze che al di là della classifica non ha più l’appeal di un tempo. Da padre a figlio non è cambiato molto e ciò con buona pace delle dichiarazioni magniloquenti del nuovo presidente sostenuto dalla solita claque di fans i quali in nome dell’amore per le proprie ideuzze lo tifano apertamente e aggressivamente verso chi non la pensa come loro, tanto da far pensare che la fiera e libera Firenze, quando si parli di calcio, si trasferisca in Corea del nord.
Fatto sta che il calciomercato invernale si è concluso, ma la faccia della Fiorentina sembra sempre la stessa, a mancare all’appello, oltre che quel famoso centrocampista di quantità che ci si incaponisce a non prendere dalla scorsa estate, è l’impronta, lo stile, il carattere riconoscibile di Fabio Paratici, annunciato e atteso con spirito messianico, proprio come accadde illo tempore a Pioli chiamato salvatore della patria, viceversa a mercato fatto il commento più benevolo che ci sovviene è un ‘tsk tsk’, che significa, usando il linguaggio dei fumetti, un misto di indifferenza e di cinismo, poiché una campagna così, nessuno ce ne voglia, l’avrebbe potuta fare un Pradè qualunque, ma anche un Goretti in solitaria( e infatti c’è chi sostiene l’abbia fatta lui forse per non dover criticare troppo Paratici) o qualunque altro dirigente munito di patentino, davvero non importava andare a prendere un professionista già sotto contratto con altri e farlo lavorare ‘a mezzo’ tra Tottenham e Fiorentina per poi arrivare ufficialmente a Firenze a mercato finito, ecco perché il primo mercato di Paratici è ‘pradetico’, nel senso che fa propri molti dei difetti delle campagne effettuate dal suo predecessore, come approssimazione e incompiutezza.
Ma del resto è inutile lamentarsi, il novello presidente l’aveva ben detto che la sua gestione sarebbe stata in piena continuità con quella paterna, quindi non potremo dire di non essere stati avvisati delle conseguenze: finché gli americani restano con la Fiorentina in mano, nulla cambierà ed aveva ragione Alessandro Ferrari quando, si dice, ha detto ad un giornalista: ‘Qui comando io’. Infatti malgrado la sua perizia calcistica dubbia, lui rimane in sella, passano i presidenti, gli allenatori, passano i momenti della squadra, ma nulla muta sotto il cielo viola da questo punto di vista e adesso sarà ancor più vero visto che il presidente e la madre sono già tornati in America.
Ma tornando al 'pradeico’ mercato appena concluso, la realtà è che con le direttive padronali in piena continuità con quelle degli ultimi sette anni, il mercato non poteva che venir fuori come negli ultimi sette anni, cioè con un retrogusto amaro di insoddisfazione. Alla tavola americana la regola è alzarsi con la fame.
In sintesi, il mercato invernale ci pare nettamente insufficiente, oggi Paratici proverà a spiegarlo e difenderlo in conferenza stampa, ma prima sarebbe d’uopo chiedergli se nella catena di comando del club lui risponda a Ferrari o viceversa e se abbia o meno un filo diretto di comunicazione con la proprietà, perché se davvero un dirigente esperto come Paratici fosse subordinato a figure carenti di esperienza calcistica (come Ferrari o anche Stephan), equivarrebbe ad inserire nella catena di comando un’anatra zoppa.
Riguardo al campo s’avvicina veloce il prossimo impegno di campionato col Torino, una partita rilevante vista la classifica viola che continua a preoccupare, per Vanoli potrebbe essere una gara da dentro o fuori, ma anche per cambiare gli allenatori e vieppiù sceglierne di nuovi migliori occorrono fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità di esecuzione. E infine a Joseph che ha avuto il cuore di affermare che i tifosi possono essere orgogliosi di quel che la famiglia Commisso sta facendo per la Fiorentina facciamo placidamente notare che perché la città possa realmente menar vanto di quel che sta facendo la Fiorentina occorre darle di più, alquanto di più.






