Kean in tribuna, gli spareggi mondiali dell’Italia: quella nebbia intorno a Moise. Spenta e distante, la Fiorentina è l’opposto di Firenze (e nessuno sa intervenire). Paratici sta valutando tutti i settori, a fine stagione la verità…
Certo che servirebbe Kean per ribaltare la mediocrità del mezzo tiro in porta nelle ultime due partite, ma mica solo quella, proprio la piattezza della Fiorentina che fa paura solo a se stessa quando si guarda allo specchio. E invece Moise spunta a malapena sotto i suoi monumentali berretti, in tribuna, oppure a parte negli allenamenti.
Durante la stagione un dolore alla caviglia, e ora alla tibia, lo hanno limitato fortemente. Il problema è che ora la Fiorentina ha davvero bisogno di lui, lasciamo perdere la Conference che interessa chi probabilmente non ha ben chiari i problemi qui in Italia, ma lunedì a Cremona l’attacco della Fiorentina dovrà essere almeno presentabile. Non si scherza più. E la prudenza intorno a Kean è tanta, esattamente come la vaghezza delle notizie che hanno riguardato la sua gestione, anche nei mesi precedenti.
Fra le certezze, invece, c’è il primo playoff per i Mondiali che l’Italia giocherà contro l’Irlanda del Nord il 26 marzo, a Bergamo. E dopo di quello - se dovesse andare bene - l’altra finale in trasferta (31 marzo) contro la vincente fra Galles e Bosnia. Non ci sono misteri sul fatto che il Ct Gattuso segua con molto interesse (e anche moltissima apprensione) gli sviluppi dell’infortunio di Kean. Vedremo come andrà, con la Fiorentina nel mezzo e Kean accampato in tribuna dentro i suoi berretti-tenda, con un cipiglio poco seducente. Tutto questo per affiancare anche i ragionamenti o le speranze di chi, all’inizio di questa stagione, pronosticava un’ulteriore esplosione di Kean ‘perché ci sono i Mondiali e vorrà mettersi in mostra’. Eh, com’è complicata la vita e quindi, anche per Cremona, restiamo nel dubbio..
La verità è che il calcio è un mondo strano, ognuno per sé e pochi per tutti (soprattutto quando le cose vanno male). E purtroppo la Fiorentina continua a essere spenta e distante, fragile e inaffidabile, gioca come se la lotta per non scendere in serie B la riguardasse parzialmente. Lo strazio calcistico che Firenze prova è questo: dover sopportare una squadra che è esattamente opposta a quella che vorrebbe, proprio nel senso di cuore, partecipazione, aggressività, senso di appartenenza. Ci stupiamo che, nel calcio moderno, i calciatori appartengano ormai solo a se stessi? E cosa ha fatto il club negli ultimi anni per rafforzare la fiorentinità di chi lo rappresenta?
Anche per questo motivo continuo a considerare miracoloso, al limite della proiezione nel Nirvana o in uno stato di saggezza assoluta, il comportamento di un tifo che pochi anni fa aveva addirittura massacrato una Fiorentina ‘colpevole’ di uscire in una semifinale europea contro il Siviglia. Con l’età e altre prospettive evidentemente si cambia, potrebbe essere perfino una buona notizia. Comunque, in curva uno striscione sulle travi e non sul mezzo tiro in porta in due partite che avrebbero dovuto essere decisive. Due argomenti che non si escludono - ci mancherebbe, il pasticcio a proposito del Franchi è stato clamoroso - ma proprio ‘come si cambia’ (canterebbe Fiorella Mannoia).
In tutto questo, cosa fa Paratici? Grandissime sono lo speranze riposte in lui. Il quale a poca distanza da Kean e Solomon in tribuna, è stato avvistato pensieroso assai (e ci mancherebbe). Certo, lui almeno sa di cosa si parla. Ha frequentato il calcio a livelli alti e ha messo da parte 19 trofei, mica uno: dopo le vittorie a Como e in Polonia mi sono addirittura immaginato che le sue parole nello spogliatoio avessero finalmente smosso sentimenti e coscienza all’interno di un gruppo passivo che avrebbe potuto rappresentare (male) Plutone oppure Firenze, con lo stesso fragoroso distacco dalla realtà. E invece no, un picco di orgoglio e poi le pessime partite nel ritorno di Conference, a Udine e contro il Parma.
Le notizie che filtrano raccontano comunque un Paratici attento a molti particolari, è arrivato da poco ma certo non gli è mancata l’opportunità di farsi un’idea a proposito di TUTTO quello che gira intorno alla prima squadra (e non solo). Strutture, organizzazione, professionisti vari. Metodi di lavoro, scouting, rapporti con l’esterno, comunicazione. Alla Samp prima e alla Juve poi, Paratici ha avviato profonde rivoluzioni interne. Per ora la priorità è salvare la Fiorentina, poi a fine stagione si vedrà. Chi lo conosce bene, è convinto che sia poco predisposto ai compromessi: i cambiamenti sono necessari perché è un gioco anche la sua reputazione. In ogni caso, inizio giugno sarà il momento della verità. Nel bene o nel male.






