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45 milioni, due flop: Gudmundsson e Piccoli fanno di nuovo scena muta. E il Franchi li bocciaTUTTO mercato WEB
© foto di Federico De Luca 2026
Oggi alle 10:00Copertina
di Alessandro Di Nardo
per Firenzeviola.it

45 milioni, due flop: Gudmundsson e Piccoli fanno di nuovo scena muta. E il Franchi li boccia

Che alla sfortunata Fiorentina edizione 2025/26 manchi leggerezza non può essere una sorpresa. Perché la classifica pesa, il clima di più, e i colpi rimangono in canna per paura di far brutte figure. Anche chi li ha si nasconde: è il caso di Albert Gudmundsson, che col Parma era partito bene (due tunnel in quindici minuti) poi si è eclissato dopo un sanguinoso pallone perso in prima costruzione. E se in altri contesti il pubblico fiorentino aveva dato all'islandese il beneficio dell'audacia, gli aveva riconosciuto, anche grazie alla dieci sulle spalle, la libertà di poter osare, stavolta no. I primi fischi Gud se li è presi dopo pochi minuti, per un appoggio sbagliato e una ripartenza subita. Da lì è stata tutta in salita. Certo, per un professionista non dovrebbe essere invalidante il giudizio negativo del pubblico - a maggior ragione se a mezzo servizio, visto che il Franchi continua a rimanere desolatamente monco - ma i fischi di ventimila spettatori a Firenze sanno essere più pungenti che da altre parti.

Chiedere anche a Roberto Piccoli, sommerso dalla disapprovazione dello stadio dopo una sponda sbagliata nella ripresa. E dire che entrambi ce l'hanno messa tutta - vorremo anche vedere -, per questo nel fischio del tifoso non c'è rabbia per l'atteggiamento di indolenza o il distacco com'era per alcuni illustri predecessori (è lo stesso stadio che ha fischiato per metà stagione Josip Ilicic); il popolo fiorentino sembra essersi espresso proprio sulla qualità dei calciatori in sé. Perché si parla di due asset che a libro paga sono costati quasi 50 milioni per i cartellini (20 Gudmundsson, 25 (bonus esclusi Piccoli), due investimenti che per ora hanno reso pochissimo, incapaci ieri di creare anche una parvenza di palla-gol.

Due calciatori che però rimangono indispensabili, per i problemi fisici dei propri alter-ego, Manor Solomon e Moise Kean. Col Parma hanno fatto scena muta e si sono beccati la contestazione dei presenti - che a dir la verità hanno bersagliato tutta la squadra, facendolo con continuità solo dopo il triplice fischio, mentre durante la gara non sono mancati cori di incitamento alternati ad altri di rabbia e frustrazione -. Entrambi ci hanno provato, come detto: l'ex Genoa ha puntato spesso il diretto marcatore ma non ha mai trovato il guizzo giusto, l'ex Cagliari ha affilato i gomiti su Troilo e compagni ma non si è mai liberato davvero dalla gabbia di Cuesta. Sono entrambi il simbolo di una squadra a cui non si può appuntare nulla dal punto di vista dell'impegno. E allora, anche partendo dai due 'imputati', c'è forse da rivalutare il valore assoluto di un gruppo che, senza grossi infortuni (Moise Kean a parte), particolare sfortuna negli episodi o inciampi dovuti a decisioni arbitrali, è quartultimo dopo ventotto giornate.