Se la B te la meriti, te la giochi. Ma non è il diluvio universale
La Fiorentina primeggia nel pericoloso sport dell’arrampicata sugli specchi, difatti il tecnico Vanoli dopo il pari col Parma riesce nell’impresa di dirsi soddisfatto per il dato virtuale degli expected goals, un inedito notevole. Bene, vorrà dire che se la squadra stabilirà il record delle reti virtuali, l’anno venturo risulterà tra le compagini più quotate della nuova versione del più noto videogioco, se c’è chi si contenta buon pro gli faccia. Viceversa ciò che incombe di concreto sulla stagione viola è una mesta retrocessione in serie B nell’anno del centenario, ma la curva verso il basso che ha causato un depauperamento del numero di tifosi viola arrivati ai 700 mila di oggi ( secondo le ultime stime), è una tendenza non imputabile alle ultime settimane o mesi, è una inclinazione almeno di alcune stagioni e finisce per essere un danno che non sconta solo il proprietario, ma l’intera comunità viola.
Comunque sia alcune cose vanno puntualizzate: se la gestione della Fiorentina è stata poco brillante e miope per alcuni anni, se giunti al torneo in corso la Fiorentina non riesce che a spuntare uno scialbo pari col Parma, perde largo a Udine e non sapesse far meglio nei prossimi incontri a partire dallo scontro diretto di lunedì a Cremona. Ebbene, se così sarà la serie B se la sarà evidentemente e a buon diritto meritata sul campo e buona norma impone che se una cosa te la meriti, poi te la sorbisci, a maggior ragione nello sport. Nondimeno, per non chiudere con sole amare osservazioni, va detto che la serie B è una categoria, non il diluvio universale, cioè l’apocalisse dopo la quale non v’è più nulla.
Anzi, a volerla ribaltare: un campionato di Serie B può anche essere divertente e gratificante, vien buono anche per azzerare molti fattori e correggere mali endemici dell’ambiente , ad esempio per alcuni versi il campionato di serie C2 che la Fiorentina fu costretta a disputare dopo il fallimento del 2002 fu una stagione ricca di emozioni, valori e soddisfazioni, anche più di tanti campionati mediocri di serie A che la Fiorentina ha giocato nella sua storia secolare (di sicuro più di questa stagione) e divenne trampolino per un futuro radioso della Fiorentina che tornò in A e conquistò anche l’accesso alla Champions. Quell’anno 17 mila abbonati riempivano puntualmente gli spalti dello stadio e in trasferta il numero dei tifosi viola incuteva sacri timori in tutti gli stadi del torneo, la squadra viola anche se si portava dietro quel nome bislacco di Florentia Viola, doveva centellinare il colore viola( per non rischiare la temutissima continuità societaria), era una compagine coesa e amata dalla gente che la sentiva propria, possedeva un collettivo equilibrato e ben costruito e il miglior bomber della categoria, l’uomo e calciatore di gran qualità Christian Riganò, quindi cavalcò per tutta la stagione fino a un memorabile trionfo che scalda ancora il cuore di chi lo visse. Ciò non significa che la B sia un’eventualità augurabile e ci mancherebbe!
Del resto se in quel del Viola Park sembrano non darsi per inteso del pericolo che corre la Fiorentina, se lo spogliatoio non reagisce agli stimoli. Stampa e tifosi, a parte lamentarsene e criticare per spronarli, ci possono fare ben poco. Infatti mentre l’allenatore gioca col pallottoliere per contare gli expected gol e si prepara le dichiarazioni di prammatica più scontate possibile per la partita odierna di Conference col Rakow (del tipo ‘siamo concentrati solo sulla sfida di coppa’ ciao core), anche l’apporto di Paratici, il quale più che altro tace e attende, si fatica a scorgere.
Del mercato invernale vengono man mano fuori i limiti, intanto il presidente Joseph resta silente negli States dando l’impressione di non aver valutato appieno il momento difficile del suo club. Tale stallo è sconfortante e sembra contagiare anche una parte del tifo, difatti la curva Fiesole, storicamente lucida, dura al bisogno e senza peli sulla lingua, pare infettata dal clima di rassegnazione che permea l’intero ambiente viola e col Parma se ne è uscita con uno striscione che a taluni è parso piuttosto fuori luogo (o almeno non prioritario) riguardante la famigerata trave disallineata nei lavori dello stadio, quando in casa viola di disallineato e mal funzionante sembra esserci ben altro.






