Difesa choc: media 2,33 gol presi a partita. L’altro problema vero è il temperamento: squadra “bellina” e leziosa, combatte poco. Oulai serve più dietro, Beto non c’è
Mario Tenerani
Uno, due, forse tre passi indietro per la Fiorentina di Genova. E chi se li aspettava… Non poteva essere la squadra di Vanoli, sembrava piuttosto quella di Grosso. Perché tra i viola di Marassi e quelli delle prime 3 giornate francamente non abbiamo visto differenze. E poiché sul valore dei singoli arrivati in estate, quantomeno sulla maggior parte, non nutriamo dubbi, il tema è un altro: questa Fiorentina per adesso non va di spada, non è pugnace, non morde gli avversari. L’impressione è che i viola si sentano “bravini”, “bellini”. Una Fiorentina leziosa, quando invece, soprattutto in certe gare, dovrebbe essere “sporca”. Capire, insomma, chi si sta trovando davanti. Si può competere per traguardi prestigiosi anche con un’anima in tuta blu. Col pullover di cachemere nel calcio si prendono le labbrate, come si dice a Firenze.
In campo tanti giovani ma non è un alibi
Il Genoa, pronti, via, non aveva certo un potenziale superiore ai viola. Anzi, era vittima pure di alcune defezioni. Eppure nessuno se ne è accorto. Rossoblù aggressivi fin dall’inizio, vincenti sulle prime e anche sulle seconde palle, nonostante la paura per una classifica imbarazzante. De Rossi, a rischio esonero, aveva fatto un punto in 5 partite e in casa non vinceva dal 12 aprile (col Sassuolo 2-1). Il suo Genoa aveva segnato solo 3 gol (la peggiore formazione del campionato). C’erano numeri incoraggianti per la Fiorentina, invece i viola - ha sbagliato anche Vanoli, ma lo ha riconosciuto in sala stampa - sono entrati in campo con l’aria di coloro che si apprestano a fare un pic-nic. Ma come è stato possibile? Dopo 3 settimane di lavori duri al Viola Park e con l’obbligo di risalire il più in fretta possibile la classifica. Non c’è una sola giustificazione che possa spiegare un approccio così sbagliato. E’ vero, la Fiorentina era imbottita di giovani, da Valdepenas (2006) a Jimenez (2005), da Mastantuono (2007) a Oulai (2006), ma questo non è sufficiente come alibi. Gnonto (2003) ed Ndour (2004) ormai li consideriamo esperti. Senza mentalità, senza “garra”, senza fame da vittoria, qualsiasi ambizione, anche la più contenuta, viene spedita in soffitta. Questo è il punto principale sul quale dovrà lavorare Vanoli. Ma qualche avvisaglia sembra che l’allenatore l’avesse colta nell’amichevole della settimana scorsa con la Primavera. Al riposo vincevano 2-0 i ragazzi di Andreazzoli e nell’intervallo Vanoli aveva tuonato nello spogliatoio. Poi è finita 6-2 (anche perché nella ripresa Andreazzoli aveva inserito alcune riserve), ma pure in quella circostanza l’atteggiamento era stato fallito.
Una difesa formato colabrodo
L’altro punto del programma, a pari merito, è l’emergenza difesa. La Fiorentina ha lacune sia individuali che di reparto. Mentre il gruppo che Vanoli ha trascinato ad una formidabile salvezza solo pochi mesi fa, aveva un’anima che la Fiorentina di Genova non sa nemmeno cosa sia e poi era migliorata nella terza linea. I 29 punti nelle 19 partite del ritorno sono la cartina tornasole di un cambiamento fattuale. Vanoli in campionato ha subìto 5 reti, le altre 9 le aveva beccate Palladino: il totale fa 14 gol presi dai viola in 6 turni di campionato, per una media 2,33 a gara. Un’enormità. Una emorragia da tamponare immediatamente perché le conseguenze potrebbero essere drammatiche. I tifosi non sono in grado di sopportare un’altra stagione come quella archiviata da poco. Vanoli deve battezzare la coppia di centrali più affidabile e lavorarci in profondità come lui sa fare. Quindi sciogliere il nodo del terzino sinistro: Valdepenas bravo a offendere, ma in difficoltà quando si deve difendere oppure Viery bloccato. In attesa del ritorno di Parisi. A destra Jimenez è simile all’ex Real: efficace quando punge, meno quando si trova a contenere. Ma quelle sono scelte: l’allenatore può optare per una Fiorentina più offensiva e dunque pronto ad assumersi anche delle responsabilità.
Oulai è un rebus. Mentre questo Beto non serve
A centrocampo il rebus rimane Oulai: onestamente in quella posizione da trequartista a Genova non ci ha convinto. E’ apparso fuori ruolo. Va da sé che l’ivoriano debba completare l’inserimento in un calcio per lui ancora sconosciuto. Ma sul suo valore, come detto già altre volte, non si alimentano interrogativi. In attacco Beto adesso è un’altra criticità: macchinoso, avulso dal gioco, sempre alla ricerca quasi ossessiva di una rovesciata… Se l’ex udinese è questo, Pellegrino deve giocare per forza. Intanto ha già fatto 3 gol e il suo apporto alla manovra è migliore. Quando Beto si sarà ritrovato avrà giustamente le proprie chance. Ora avanti col Como. Ieri Fabregas ha impattato con Gasperini e non è un caso che sia finita zero a zero visto che si affrontavano le difese migliori per tutto il 25/26 e anche in queste 6 giornate di campionato. La Fiorentina potrebbe avere un piccolo vantaggio, da sfruttare assolutamente: il Como mercoledì giocherà a Rotterdam in Champions, quindi verrà a Firenze e 3 giorni dopo ospiterà, sulle dolci rive del lago, il Manchester United. Qualcosa per strada dovrà lasciare per forza. Magari a Firenze…


