Punti e prestazione prima ancora della rivalità. Per Vanoli come per Spalletti
Tommaso Loreto
C’era una volta la sfida dell’anno, appuntamento da segnare sul calendario non appena sui quotidiani apparivano le giornate del campionato. E c’è la sfida alla Juventus degli ultimi anni, evento certamente sentito, ma probabilmente in modo diverso, come diverso è diventato il calcio dei tempi moderni
Davide contro Golia e il blocco Nazionale
La rivalità con i bianconeri non può certo essere messa in secondo piano, né confrontata più di tanto con il passato, quando a Firenze si sognava la vittoria di Davide su Golia e a Torino si faceva la conta dei nazionali. Semmai inquadrata diversamente, e comunque entro i paletti di (grosse) difficoltà vissute su una sponda e l’altra oltre quelli di un calciomercato che ha visto le due società fare fior d'affari nell'ultimo decennio. Quasi che le cause di forza maggiore vissute da Fiorentina e Juventus si fossero mangiate una fetta delle emozioni che questa sfida sprigiona. I viola lontani dalle zone nobili della classifica quasi da un decennio, e bianconeri che di recente lo scudetto lo hanno visto solo con il cannocchiale.
Tecnici (e dirigenti) sotto pressione
Di certo sia Vanoli che Spalletti hanno poco tempo da dedicare a ciò che ruota fuori dal campo, visto il bisogno di allentare più di una pressione. In casa viola il secondo allenatore stagionale ha salutato il clima fiducioso vissuto al suo arrivo per ritrovarsi (di nuovo) invischiato negli scetticismi di chi non ha ancora ben digerito tutte le sue scelte, mentre Spalletti si dibatte entro le difficoltà tipiche di un progetto appena ripartito. Sotto questo profilo il duello tra le panchine si ripete anche in tribuna, dove Paratici affronterà il suo passato per la prima volta al Campo di Marte (l’anno scorso gli andò bene vincendo 2-0 in trasferta) e dove Carnevali spera di trovare un minimo di continuità di risultati dopo il successo europeo di giovedì.
Scelte obbligate
Intanto in campo si va verso scelte più o meno obbligate da una parte e dall’altra, anche se per la mediana viola la corsa a una maglia da titolare non è per niente scontata. Le quotazioni in crescita di Oulai aprono il dibattito su chi può restar fuori per far spazio all’ivoriano, che sia Fagioli, Ndour o Brescianini, mentre davanti i giochi paiono fatti con Pellegrino, Njie e Mastantuono al momento così intoccabili da relegare ancora una volta Gonçalves in panchina. Nessun cambio, infine, nella retroguardia davanti a De Gea, saranno gli stessi interpreti degli ultimi 180 minuti, ovvero Jimenez, Dragusin, Viery e Joao Mario


