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Olivia e Stephanie, così diverse e così uguali nell'inseguire il proprio sognoTUTTOmercatoWEB.com
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venerdì 04 dicembre 2020 08:30Calcio femminile
di Tommaso Maschio

Olivia e Stephanie, così diverse e così uguali nell'inseguire il proprio sogno

Olivia e Stephanie non si conoscono, sono anzi molto diverse fra loro, ma in questa settimana si sono trovate sulla ribalta mediatica. La prima è una bambina italiana, di Roma, a cui è stato impedito di giocare a calcio assieme al fratello perché femmina e la scuola calcio sotto casa non prevede che anche le bambine possano giocare assieme ai bambini. La seconda è invece un’arbitra francese, di cognome fra Frappart e nella serata di mercoledì all’età di 37 anni ha fatto il suo esordio in Champions League arbitrando la sfida fra Juventus e Dinamo Kiev e diventando la prima donna ad arbitrare una gara maschile nella competizione per club più importante del Vecchio Continente. Due figure molto diverse fra loro, ma vittime entrambe di pregiudizi, stereotipi, vittime in definitiva di sessismo.

La prima, che probabilmente ancora non conosce questa parola, ha solo espresso il desiderio di giocare a qualcosa che la diverte, la rende felice e in cui è anche brava. Magari ispirata da quelle Ragazze Mondiali che la scorsa estate si prendevano le prime pagine dei giornali per poi finire spesso e volentieri relegate, dopo la fine della Coppa del Mondo, nei trafiletti a fondo pagina. Olivia ha così scritto una lettera, pubblicata da La Repubblica, in cui si chiede perché anche lei non può inseguire il suo sogno di rincorrere il pallone, una lettera che è diventata subito virale anche grazie alle tante calciatrici che l’hanno condivisa e hanno espresso vicinanza e supporto nei confronti di questa bambina di sette anni, facendole coraggio e incitandola a non mollare in un mondo che ancora oggi, nel 2020, è intriso di maschilismo e ancora considera il calcio come una riserva a cui le donne non sono ammesse.

E qui entra in gioco l’arbitra transalpina Stephanie Frappart, autrice di un’ottima prestazione nella sua prima in Champions League, di cui in alcuni casi – non tutti per fortuna - si sottolinea più la perfetta acconciatura, anche a fine partita, anziché la sua capacità di arbitrare e di farlo bene. E prima ancora si ironizzava sulla sua capacità di tenere testa ai calciatori o sulla sua tenuta atletica, perché si sa le donne sono più deboli e meno resistenti, senza sapere quasi nulla della sua lunghissima carriera e probabilmente neanche sul fatto che i corsi e gli allenamenti sono gli stessi si sia uomini o donne. Così come sono le stesse le regole, perché il calcio è uno e solo uno sia che a giocarlo siano gli uomini sia che a farlo siano le donne. Frappart poi non è certo piovuta da chissà quale pianeta. È internazionale dal 2009, ha alle spalle due Mondiali – nel 2019 ha anche arbitrato la finale – un’Olimpiade, un Europeo, un Mondiale Under 20 oltre che svariate presenze nella UWCL (dove negli ultimi anni non ha arbitrato la finale solo per la presenza delle connazionali del Lione) oltre che una solida esperienza nelle prime due serie di calcio maschile in Francia. E anche una Supercoppa Europea arbitrata, anche in quel caso senza sbavature, un anno fa. Un cammino irto di difficoltà, di ostacoli, di pregiudizi, ma affrontato a testa alta con la volontà di inseguire il proprio sogno.

Non molto tempo fa la calciatrice Eleonora Goldoni aveva lanciato un appello affinché si giudicassero le calciatrici, le atlete e le donne in generale per le loro capacità, la propria professionalità e competenza, e non per l’aspetto esteriore. Ecco sarebbe un gran passo se la prossima volta che Frappart scenderà in campo per arbitrare una gara maschile, e siamo certi che le occasioni non mancheranno, ci si concentrerà solo sul suo modo di arbitrare, criticandola se sbaglierà e elogiandola se prenderà le decisioni giuste. Come si farebbe con un collega uomo. E sarebbe un gran passo se quando Olivia, una qualunque Olivia, busserà alla porta di una scuola calcio le si apriranno le porte di questo sport, le verrà data la possibilità di dimostrare la propria passione e le proprie capacità come a un suo qualsiasi coetaneo.
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