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Dalla tragedia Astori, fino a Commisso. Troppe le ferite che Firenze non riesce a rimarginare
Firenze si sveglia sconvolta dal dolore per la morte del presidente Rocco Commisso. E purtroppo non è una novità. In piena notte, dagli Stati Uniti, è arrivato l'annuncio della scomparsa del patron della Fiorentina, riaprendo una ferita che tanti tifosi speravano di non dover vivere più. Dalla tragedia Astori, a quella di Barone, poi il malore di Bove che ha tenuto in sospeso tutto il mondo del calcio, fino alla tragica notizia di oggi. Tante, troppe volte, a Firenze si è pianto in questi anni per cose ben più importanti e gravi di una finale persa, un beniamino venduto o una stagione storta.
Tutto è cominciato quel maledetto 4 marzo 2018, data che privò tutto il mondo del calcio di un padre, un capitano, un giocatore, da tutti definito come un 'modello' come Davide Astori. Dalla fascia di capitano in suo onore, a uno stadio del Viola Park intitolato alla sua memoria, al numero 13 ritirato, fino al ricordo al termine della lettura delle formazioni, da quel momento Astori è diventato il simbolo di una città intera. Il capitano, per sempre, di un popolo che ne ha reso il nome immortale e non manca mai di celebrarlo.
Il 17 marzo 2024, poi, il ritiro a Bergamo dov'era in programma Atalanta-Fiorentina venne sconvolto da un malore improvviso che colse l'allora direttore generale Joe Barone. A nulla valse la corsa al San Raffaele, dove il dirigente morì il giorno seguente. "Joe non morirà mai, vivrà per sempre dentro ai nostri cuori", fu il messaggio di Commisso per quello che più che un collaboratore era un fidato amico a cui intitolò la Villa che si trova all'interno del Viola Park, +
E' di poco più di un anno fa, invece, lo spavento per il malore occorso ad Edoardo Bove. 1 dicembre 2024, minuto 17 di Inter-Fiorentina: un malore coglie di sorpresa il centrocampista viola che stramazza a terra. La situazione appare subito gravissima e i sanitari lo trasportano immediatamente a Careggi sotto gli occhi di un Franchi ammutolito. Fortunatamente, quella volta la vita ha vinto ma lo shock psicologico per una squadra e un ambiente già traumatizzati fu una cicatrice difficile da rimarginare.
Firenze negli ultimi anni ha imparato a stringersi nel silenzio, a trasformare il dolore in memoria e la memoria in identità. Rocco Commisso entra ora in quel pantheon di volti e nomi che non se ne andranno mai davvero.
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