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La stagione dell'oblio e un futuro da ridisegnare: a Chiesa serve un progetto su misuraTUTTO mercato WEB
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Oggi alle 12:56Serie A
di Michele Pavese

La stagione dell'oblio e un futuro da ridisegnare: a Chiesa serve un progetto su misura

Non è solo una questione di forma, né soltanto di condizione. La storia recente di Federico Chiesa è il riflesso di qualcosa di più profondo: un talento che non trova spazio, un giocatore che vive ai margini e che ora deve decidere cosa vuole fare da grande. Il ritorno e la rapida uscita dal ritiro azzurro raccontano bene il momento complicato. Nessuna spiegazione dettagliata, solo parole misurate da parte di Gennaro Gattuso: "Le teste dei giocatori non sono tutte uguali". Una frase che lascia intravedere più di quanto dica. Chiesa è tornato indietro, un epilogo che ha lasciato aperti tanti interrogativi, ma che soprattutto ha evidenziato un dato: il giocatore non è in condizione - fisica e psicologica - di essere protagonista, di sopportare la pressione. Il Chiesa ammirato all'Europeo, quello che incantava con la Juventus (e prima ancora con la Fiorentina) è un lontano parente di quello attuale. Una presenza da titolare tra Premier e Champions. E i numeri lo confermano: 33 presenze stagionali con il Liverpool, 3 gol e 3 assist. Ma il dato più pesante è un altro: quello del minutaggio. Appena una partita da titolare in campionato (contro il Wolverhampton ultimo in classifica), pochissime occasioni vere, spesso entrando solo nei minuti finali. Anche nelle gare più delicate, come contro il Paris Saint-Germain in Champions o nelle sfide di Premier, le scelte di Arne Slot sono ricadute su altri giocatori. Chiesa è rimasto una risorsa marginale, nonostante l’impegno e la volontà di incidere ogni volta che scende in campo. Non si discute il valore ma le scelte. Non è una questione di atteggiamento. Anzi, quando gioca, Chiesa mostra sempre la stessa determinazione: accelerazioni, strappi, voglia di spaccare la partita. Ma senza continuità, senza minuti veri, è impossibile ritrovare ritmo e brillantezza. E questo pesa, tanto nel club quanto in Nazionale. Il discorso è più ampio: non si tratta di mettere in discussione il valore del giocatore, ma ci si può chiedere quanto le sue scelte siano state giuste. Perché un talento di questo livello, con esperienza internazionale e qualità riconosciute, non può restare ai margini così a lungo senza conseguenze. Il rischio è quello di vedere un patrimonio tecnico ridursi a un ruolo secondario. Gattuso ha scelto di essere pragmatico: se un giocatore non è al 100% o non è pronto mentalmente, meglio non forzare. Una scelta comprensibile in vista di due partite determinanti ma resta il fatto che Chiesa, fino a poco tempo fa, era considerato una colonna della Nazionale, un riferimento tecnico e caratteriale. Oggi, invece, è un giocatore sospeso all'interno di un sistema che non lo vede più centrale, tra un club che non gli concede spazio e una Nazionale che, per ora, deve fare altre scelte. Una situazione che non riguarda la persona, ma il percorso. E proprio per questo la domanda è necessaria: è possibile rivedere il vero Chiesa senza un contesto che lo rimetta davvero al centro? La risposta è una sola e porta a una conclusione: è il momento di guardare oltre e cercare un contesto che soddisfi le esigenze.