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Donnarumma: ecco perché fischiare è un diritto sacrosanto. Contestare questo calcio sbagliato si può. Bonucci, in Italia gli arbitri gli fanno fare tutto in Europa no. Stadi, via libera a tuttiTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico De Luca
venerdì 08 ottobre 2021 13:43Editoriale
di Enzo Bucchioni

Donnarumma: ecco perché fischiare è un diritto sacrosanto. Contestare questo calcio sbagliato si può....

Applausi a Mancini anche quando perde. Ha detto una verità che quasi tutti gli altri allenatori avrebbero mascherato: la sconfitta della Nazionale è in parte colpa di Bonucci. Anche se sei il capitano non ti è consentito di protestare e contestare continuamente le decisioni dell’arbitro e anzi, proprio perché sei capitano non puoi prenderti un giallo così alla leggera.

Ma qui il problema è più vasto e investe il tipo di arbitraggio al quale i giocatori sono abituati in campionato e le differenze che si riscontrano all’estero. Vado subito al sodo: hanno ragione gli altri arbitri, quelli che ammoniscono. Quelli che ti cacciano. Non i nostri.

Purtroppo in Italia c’è una categoria di giocatori ai quali è consentito tutto o quasi. E uno di questi è Bonucci, ma non solo lui. Vuoi per il carisma personale, vuoi per la maglia che indossi o per cose del genere, se ci fate caso, certi atteggiamenti vengono consentiti e tollerati quasi sempre e non va bene. Attenzione, non lo dico perché Bonucci è della Juventus, quei due o tre che mi seguono sanno come la penso, (in passato lo dicevo per Totti) non mi interessano i colori o le bandiere, ma il calcio. E il calcio non esce bene se alcuni arbitri non hanno il coraggio di applicare il regolamento e di chiedere rispetto a tutto e tutti in identica maniera.

Perché ogni volta Bonucci e simili possono mettere il ditino davanti al naso dell’arbitro di turno, fare pressioni, senza pagarne le conseguenze?

Perché sui campi italiani si continuano a tollerare proteste di tutti i tipi, quasi a ogni fischio, anche se clamorosamente giusto? In Europa non lo consentono, giustamente ti puniscono. In genere succede che i calciatori italiani lo sanno, nelle coppe o in nazionale evitano e si comportano in maniera diversa e quello è quello che più da fastidio: c’è la malafede nei comportamenti. Bonucci è andato oltre. Forse ha dimenticato come funziona o forse ha pensato che il lasciapassare italiano fosse diventato europeo, tipo Schengen, dopo la vittoria di luglio.

Spero che i nuovi vertici degli arbitri riescano a ottenere nel giro di poco tempo dei comportamenti diversi, sia da parte di chi dirige (maggiore decisione) sia da chi gioca (rispetto). Solo in Italia si continuano a vedere certe scene sgradevoli, con proteste reiterate, l’arbitro spesso circondato dai giocatori. Vogliamo dire basta?

Ma non per Bonucci, anche per Bonucci, ma per tutti senza alcuna distinzione.

Ci proviamo ad ammonire prima e cacciare (eventualmente) chi insiste? Lo spero.

Tornando a Bonucci, l’ingenuità dell’altra sera è doppia. Non solo l’ammonizione regalata alla protesta, ma anche la gomitata sapendo di essere già ammonito. Da uno così esperto non c’era da aspettarselo.

E’ chiaro che in dieci è nata un’altra partita e una Spagna già tecnicamente superiore all’Italia, abbia preso il sopravvento. Undici contro undici ce la saremmo giocata, ma non sono deluso. L’Italia ha fatto comunque una buona partita, con personalità, grande carattere e qualche limite. La verità vera è un’altra, chi critica pensa che l’Italia sia diventata campione d’Europa perché è più forte delle altre e adesso aspetta sempre grandi cose. Non è così. L’Italia ha vinto strameritatamente perché è stata quella che in quel periodo ha fatto meglio sotto tanti aspetti, ma le Nazionali più forti restano più forti di noi. Una di queste è la Spagna che, tanto per ricordare, all’Europeo non abbiamo battuto, ma eliminato ai rigori. E’ diverso.

Ma con le idee di Mancini, i giocatori che già ci sono, altre che verranno, sperando di scoprire un grande attaccante, l’Italia sarà ancora protagonista. Di sicuro fra poco più di un anno ai mondiali in Qatar.

L’altra sera a Milano è successo anche che sia stato fischiato dagli italiani-milanisti (ma forse non solo loro) il portiere della nazionale italiana. Vale a dire Gigio Donnarumma, il migliore agli Europei. Rispetto tutte le opinioni, ad esempio per Mancini non può pagare la nazionale le colpe del Donnarumma milanista. Per me non è così. Chi va allo stadio ha diritto di fischiare. E’ un modo di contestare qualcosa o qualcuno che non piace, che non si condivide e il fischio è una manifestazione di dissenso che rientra in quelle consentite dalla civiltà e dal fair play. Non siamo nell’ambito delle offese o, peggio, degli insulti di qualsiasi natura essi siano e tutti da respingere con forza.

Non mi piace quello che ha fatto Donnarumma con il Milan, a mio figlio avrei dato altri consigli, ma non condanno il portiere rossonero. Ognuno è libero di fare quello che ritiene più opportuno e pensa che sia giusto per la sua carriera o per il conto in banca. Ma non si meravigli se poi i tifosi lo fischiano. E’ una dinamica normale. Ma credo che Donnarumma non si meravigli, lo fanno i soliti falsi buonisti o gli ipocriti. E poi, diciamo la verità, dietro quei fischi c’è Donnarumma ma c’è anche un calcio che piace sempre meno, in mano agli affaristi, agli opportunisti, a chi non è in grado di gestirlo facendo rispettare le regole dello sport, senza metterlo al servizio del business a tutti i costi.

I fischi a Donnarumma sono i fischi a un sistema calcio, dalla Fifa alla Uefa, a seguire, che non piace, sempre più lontano dai tifosi. E una serata internazionale come quella di Milano era l’occasione giusta per dissentire. Donnarumma è la punta di un iceberg sbagliato nel quale stanno molti altri, ultimo Vlahovic che non rinnova con la Fiorentina. Mancano le regole per gestire il mondo dei procuratori, mancano i contrappesi, non si parla di salary cup e di tante altre questioni che i grandi non vogliono. E gli organismi calcistici internazionali sono pilotati dai grandi, non a caso i mondiali vanno in Qatar patria dei petrodollari.

Insomma, se andate allo stadio e pagate il biglietto, fischiare è un sacrosanto diritto quando pensate che ci sia qualcosa che non torna. E qui sono tante le cose che non tornano.

Pazienza se Donnarumma veste la maglia azzurra, l’Italia è a pieno dentro il sistema Ceferin.

Intanto, per fortuna, negli stadi si torna a una lenta normalità. Da oggi sarà possibile riempirli al 75 per cento della capienza, si sta lavorando per riottenere il 100 per cento entro ottobre se i dati scientifici sulla pandemia continueranno con un trend discendente. Una gioia. Una felicità. Sperando che il calcio abbia la forza di tenere fuori o di lasciare fuori per sempre quelli dei cori razzistici e compagnia urlante. Non fischiante.
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