Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroFormazioniCalendari
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliariempolifiorentinafrosinonegenoahellas veronainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliromasalernitanasassuolotorinoudinese
Canali altre squadre alessandriaascoliavellinobaribeneventobresciacasertanacesenalatinalivornonocerinapalermoparmaperugiapescarapordenonepotenzaregginasampdoriaternanaturrisvenezia
Altri canali serie bserie cchampions leaguefantacalcionazionalipodcaststatistichestazione di sosta
tmw / inter / Editoriale
Rigore sì, rigore no: la terra dei cachi. Un totale di tre pizze e l'Italia è questa quaTUTTO mercato WEB
mercoledì 6 dicembre 2023, 21:54Editoriale
di Patrick Iannarelli
per Linterista.it

Rigore sì, rigore no: la terra dei cachi. Un totale di tre pizze e l'Italia è questa qua

Mamma mia quante polemiche. Troppe, ma in un mondo iperconnesso e democratico fino alla sua essenza più estrema c'era da aspettarselo. Una critica però voglio farla, al di là dello schierarsi tra aiutini e aiutoni, che per dirla tutta per anni sono stati mascherati da qualcuno come alibi (dei perdenti). Serve uniformità nelle decisioni, nelle scelte, nei fischi: l'arbitraggio e l'interpretazione delle regole possono pure essere soggettive (e forse è proprio questo il bello), ma nella terra dei cachi non possiamo permetterci simili scivoloni. Rigore sì, rigore no: il problema non riguarda il fallo di Acerbi su Osimhen, ma il fatto che alle volte quei falli lì sono stati fischiati come tali, portando la parte lesa ad urlare poi allo scandalo e viceversa in caso di mancato fischio. 

Il problema va cercato e trovato nelle basi, nelle radici di una società che ha come fulcro il sospetto, la cultura dell'alibi, la necessità di dare la colpa a qualsivoglia essere vivente pur di sentirsi un pochino meno in difetto. E quando non viene considerata una società nella sua interezza, quando si rischia di avere una simile difformità di giudizio, allora ecco qua che la frittatona è bella che fatta. Basterebbe mettersi sullo stesso piano di comunicazione e non ergersi a paladini della giustizia, piazzarsi lì sul piedistallo e chi s'è visto s'è visto. E attenzione, non basta nemmeno il mea culpa per cambiare la situazione, servirebbe un dialogo positivo, meno introverso. Poi si può lavorare sulla cultura pallonara, ma non sono nemmeno tanto sicuro che questa sia la strada giusta. A sollevar polemiche d'altronde siamo sempre più bravi che a tirare due calci al pallone. 

L'editoriale può essere pure un tema a 7/8 colonne (in brutta tante volte), ma anche un riassunto rapido e veloce di quello che è stato un weekend non adatto ai cuori deboli. Le polemiche accantoniamole per due minuti, meglio pensare a come evitare tranelli: l'Inter dovrà pur vincere lo Scudetto - per rabbia, fame, intensità, necessità -, ma non deve prestare il fianco a quello che potrà accadere da qui a fine campionato. Un mio vecchio allenatore diceva: "Buttate la palla di là, poi ci pensano loro". Non vale per il futbol giocato, ovviamente, ma per quello parlato. Un totale di tre pizze e l'Italia è questa qua.