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Oaktree, Lautaro e il bisogno di avere dei riferimentiTUTTO mercato WEB
giovedì 30 maggio 2024, 22:19Editoriale
di Lapo De Carlo
per Linterista.it

Oaktree, Lautaro e il bisogno di avere dei riferimenti

Anche quest’anno i tifosi interisti, terminato il Campionato, sono alle prese con domande legittime sulla stabilità e il futuro del club. Le ragioni sono oggettive, perché partono da un altro cambio di scenario, una nuova dimensione che pone dubbi e speranze. Il fatto è che i tifosi sono stati abituati da sempre ad un paradigma societario che comprendesse una proprietà visibile e riconoscibile, italiana e alla quale poter muovere critiche ed elogi.
Il pubblico nerazzurro ha ancora una naturale propensione verso l’empatia, un disperato tentativo di connessione con qualcuno che possa rappresentare l’identità del club ed è naturale il disorientamento che non nasce solo dal cambio di proprietà ma dalle modalità con la quale è avvenuta la transizione e dal modello del nuovo reggente.

Nell’arco di pochi anni gli interisti si sono visti arrivare un signore indonesiano, una società cinese e il figlio di quello che sembrava il reale proprietario.. Al di là dell’andamento della stagione, molti interisti ricordano con simpatia Erick Thohir, hanno familiarizzato con il nome di Suning, accettando anche il "renaming" della Pinetina in Suning center e poi hanno trovato in Steven Zhang un riferimento che appariva appassionato e coinvolto, anche se parlava ai tifosi per mezzo di comunicati, mai in italiano e aveva dei problemi finanziari di difficile soluzione. Una buona percentuale di tifosi si è legata a lui, perché nella vita e dunque nello sport, il legame è tutto.
Ora però arriva un fondo, una società di gestione patrimoniale, alla quale aziende e altre società affidano i propri soldi per investirli in modo da renderli redditizi. Una realtà composita che gestisce un patrimonio di oltre 175 miliardi di euro, con dei volti di rappresentanza e una vocazione per il profitto, superiore al concetto di successo che i tifosi hanno in mente.



Parliamo di Oaktree, ma in realtà potremmo rivolgerci a Brookfield, la quale detiene la maggioranza delle quote di Oaktree, il 62% per l’esattezza, pur lasciando autonomia di gestione.
La partecipazione del fondo ad altre realtà sportive (il Caen in Francia, più quote di minoranza in club come lo Swansea e nei Memphis Grizzlies, in NBA) non sono in grado di fornire un parametro reale di quanto incide Oaktree nelle performance.
Oltre a questo il fondo è un modello di proprietà vista per anni come uno spettro, un salto nel buio ma che oggi è una realtà ed è logico cercare rassicurazioni di ogni genere, specie perché la dinamica dei fondi nelle realtà sportive, in questi anni è cambiata. Gli interisti dovranno abituarsi e Marotta sta facendo di tutto per rasserenarli, con dichiarazioni come quella di ieri: ”Abbiamo già rassicurato tutti fin dal primo giorno. Oaktree può dare stabilità, continuità e sostenibilità al club. Ma soprattutto vuole continuare con risultati importanti. E quindi posso dispensare grande ottimismo”
La gente però non si fida di Oaktree. Si fida di Beppe Marotta. E’ diverso.

Anche per questo si sta vivendo con fastidio la vicenda del rinnovo di Lautaro Martinez e il suo procuratore Camano, che recita la parte del poliziotto quasi cattivo.
Per capirci: è legittimo che un giocatore cerchi di guadagnare di più, molto meno che speculi sull’appartenenza e l’amore verso l’Inter, se poi chiede molto più di quello che può permettersi la società.
E’ quel tipo di atteggiamento già mostrato da Lukaku, seppur in modo diverso e Skriniar, con una condotta che ha aperto uno squarcio nel rapporto di fiducia. Oggi c’è più cinismo, proprio a causa di questi giochetti che in passato non hanno portato bene. Molto meglio Barella, che l’anno scorso ha ricevuto una grande offerta, non ha fatto proclami ed è rimasto nerazzurro.
L’unica cosa che può cambiare lo stato delle cose è che Lautaro dia un chiaro segno, coerente con le sue dichiarazioni, accettando il rinnovo al rialzo che l’Inter gli offre.
In fondo un po' tutti ce lo aspettiamo
Amala