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Perché l’Inter è prima e perché non basta
Oggi alle 00:00Editoriale
di Lapo De Carlo
per Linterista.it

Perché l’Inter è prima e perché non basta

Negli ultimi anni l’Inter ha fatto campionati sempre diversi, pur avendo una squadra molto simile per natura e predisposizione. La rimonta dallo 0-2 in casa col Pisa è tutt’altro che inedita. Con Conte la squadra rimontò il Torino da 0-2 a 4-2, il Milan con lo stesso punteggio, prima che l’epidemia del covid si mangiasse le nostre vite e il calcio per quasi due anni, l’anno scorso a marzo con il Monza da 0-2 a 3-2 e ora il Pisa.
Le distrazioni ci sono sempre state, ma quando avvengono nel primo tempo l’Inter sa metterci una pezza.

Cosa funziona: il fatto di aver risposto bene a tutte le difficoltà emotive fin da inizio stagione. Le enormi perplessità per l’esito disastroso con cui si è chiusa la scorsa stagione, la diaspora di luglio, con gli stracci lavati in pubblico e persino i “like” inopportuni della moglie di Simone Inzaghi, il Mondiale per club chiuso già agli ottavi, a seguito di un’eliminazione del Fluminense. E ancora: il mercato senza nomi di rilievo e le delusioni per i mancati arrivi di Lookman e Kone, che i tifosi percepivano irrazionalmente anche come ricompense per le amarezze vissute, l’arrivo di Chivu accolto con il sopracciglio inarcato, mentre si ironizzava per le 72 ore durante le quali la società aveva provato a prendere Fabregas, senza successo.
Infine l’inizio di stagione con due sconfitte su tre partite, una delle quali arrivata all’ultimo minuto con la Juventus, dopo essere andata meritatamente in vantaggio.
Da quel momento la squadra di Chivu ha macinato punti e consapevolezza, pur perdendo altre partite, riuscendo a mettersi alle spalle qualunque negatività e critica esasperata.
La squadra gioca nella metacampo avversaria e colleziona sempre un alto numero di palle gol.
E’ riuscita ad incassare l’assenza di Dumfries per tutta la stagione, a sopportare una lunga degenza come quella di Calhanoglu e soprattutto ha valorizzato tutta la rosa con l’eccezione di Diouf e Martinez, mai davvero entrati nelle rotazioni.
E’ esploso Pio Esposito, al punto da scalzare attualmente Thuram dal ruolo di titolare.
La maggior parte degli acquisti ha degli alti e bassi ma mantiene un livello accettabile e/o promettente per il futuro, inoltre garantiscono soluzioni migliori rispetto alle scorse stagioni. Zielinski è la vera risorsa in più, laddove l’anno scorso sembrava un giocatore quasi inutilizzabile, mentre Dimarco ha un rendimento nettamente superiore rispetto alla gestione Inzaghi.
Chivu ad oggi, ha dimostrato, nonostante lo scetticismo e la totale inesperienza nel ruolo di allenatore, a maggior ragione di un grande club, di essere un fuoriclasse sia nella comunicazione che nella capacità di dialogo con i giocatori, oltre che nella lettura delle partite.

Cosa deve funzionare meglio
Come sempre accade quando si perde c’è una modalità auto distruttiva e quando si vince la tendenza a santificare tutto.
Ci sono statistiche molto favorevoli alla squadra di Chivu ma anche cose che si registrano a occhio nudo. Tra Arsenal e Pisa sono stati incassati cinque gol, molto diversi tra loro, con il comun denominatore di un Sommer apparso incerto, a prescindere dalle effettive responsabilità.
Le problematiche difensive arrivano anche dall’assenza di un difensore centrale di ruolo. Acerbi non ha più la tenuta per reggere e infatti parte dalla panchina, De Vrij è stato messo quasi sempre in panchina e Akanji è stato adattato.
Il centrocampo non riesce a schermare con efficacia il reparto difensivo e si aprono spesso varchi che permettono di mettere i brividi ogni volta che passano la metacampo.
Con le squadre medio piccole si rimedia, con quelle di un altro livello si paga sistematicamente. Resta il problema degli scontri diretti, anche se si tende a minimizzarlo.
La questione Luis Henrique è un’esasperazione che nella storia dell’Inter si è spesso ripetuta, anche con giocatori più forti di lui. E’ una mezz’ala dall’ottimo palleggio che giocava in un centrocampo a quattro, adattato in un modulo che non sa interpretare in modo incisivo. Il vero problema è che i tifosi stessi fischino e dileggino un giocatore che tra l'altro non è nemmeno un titolare, andando oltre la contestazione. Perisic probabilmente non arriverà e questo aumenterà la narrazione sproporzionata verso il brasiliano. 
Ultimo tema quello di un calendario che con le partite di Champions e i probabili play off, toglierà energie all’Inter mentre il Milan potrà prepararsi più comodamente.

La bilancia pende nettamente verso gli aspetti positivi, altrimenti la classifica direbbe altro