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Lo scudetto che hanno tentato di sporcare e i meriti di Chivu, Marotta e AusilioTUTTO mercato WEB
Oggi alle 07:39Editoriale
di Lapo De Carlo
per Linterista.it

Lo scudetto che hanno tentato di sporcare e i meriti di Chivu, Marotta e Ausilio

Per qualche ragione gli scudetti dell’Inter devono essere condizionati da eventi o pettegolezzi mirati a disturbare o sporcare.
Il 21esimo titolo è arrivato in un clima di autosvalutazione tutta italiana, per circostanze collegate alla percezione pessimista di un Paese calcistico che si è accorto solo ora di essere in picchiata con il proprio carrozzone.
La stagione della Juventus e Milan, per gioco e risultati è stata al di sotto delle aspettative, i club italiani in Europa sono stati un disastro, la Nazionale molto peggio, gli scandali veri o presunti, tra stadi che non si riesce a costruire e procure che pescano nel torbido arbitrale, un calcio brutto e stanco che però alza il ditino sulle difese di Paris St Germain e Bayern o quella del Como (che ha la seconda migliore difesa del Campionato). Tutto questo ha  generato un clima di depressione che risucchia anche chi si è distinto come l’Inter.
Eliminata si dal Bodo, con ignominia, ma anche tre volte finalista tra Champions (due volte) e in Europa League in sei anni. Senza gli investimenti di City, PSG o Real. Non esattamente una tendenza che allinea l'Inter agli altri club.

Una stagione iniziata nel peggiore dei modi, con lo choc della scorsa annata non ancora smaltito, un Mondiale per club vissuto da comparsa e una panchina affidata a una terza scelta senza esperienza. Dopo due sconfitte nelle prime tre giornate, i titoli sull’esonero di Chivu e il ritorno di Mourinho erano già pronti. Invece, l’Inter ha compiuto una rimonta straordinaria, blindando lo scudetto con tre giornate d’anticipo e preparandosi ora a giocarsi la Coppa Italia. Una doppietta impensabile a settembre.

A complicare il quadro, la partecipazione al Mondiale per club, vissuta dai nerazzurri con le gambe stanche e la testa altrove, culminata con una eliminazione che ha prodotto una "mezza diaspora" nello spogliatoio. Giocatori del calibro di Dumfries, Calhanoglu e Thuram hanno iniziato a guardarsi intorno, alimentando voci di addii imminenti e creando un clima di tensione interna.

La scelta di Chivu per molti, forse tutti, è stata un azzardo, vantava solo una manciata di panchine in Serie A con il Parma e nessuna esperienza alla guida di una big. L’addio di Inzaghi e l’arrivo di un "giovane" alla prima esperienza hanno fatto temere il peggio.
Le paure sono diventate realtà non appena la palla ha iniziato a rotolare. L’avvio in campionato era stato perfido: dopo un roboante 5-0 al Torino alla prima giornata, l’illusione era durata lo spazio di una settimana.
Il 31 agosto, a San Siro, arriva la doccia gelata: sconfitta interna per 1-2 contro l’Udinese. Sette giorni dopo, il 14 settembre, lo stadium di Torino è teatro della conferma della crisi: la Juventus vince 4-3 in un match folle. In classifica, dopo tre giornate, l’Inter ha già due sconfitte sulle spalle. L’atmosfera era quella delle grandi crisi. Chivu, già messo in discussione, descritto dai giornali come un tecnico allo sbando, incapace di gestire i big e di tenere la barra dritta.

Invece l’Inter si è stretta attorno a Chivu, capace di parlare la stessa lingua dei suoi giocatori e trovare la quadra, trasformando la fragilità iniziale in grinta. Parlerò volentieri di lui prossimamente, perché quello che ha fatto merita molto più di tre righe.
Fino a febbraio/marzo, la lotta scudetto sembrava apertissima, ma la squadra ha premuto l’acceleratore, staccando tutte le inseguitrici e conquistando il titolo con tre turni d’anticipo.

Se il campo ha regalato emozioni, gli uffici giudiziari hanno gettato benzina sul fuoco a fine stagione. Il caso Rocchi è esploso come un fulmine a ciel sereno, rischiando di macchiare l’intera corsa scudetto. La procura di Milano è costretta a fare chiarezza. Smentisce categoricamente il coinvolgimento del club. L’Inter non è indagata. Secondo quanto riportato, non ci sarebbero atti o contestazioni che coinvolgono la dirigenza nerazzurra. Il pm Maurizio Ascione, semmai, convocherà lo addetto agli arbitri Giorgio Schenone solo come persona informata sui fatti. L’inchiesta è circoscritta ai comportamenti personali di Rocchi e dei suoi collaboratori.
Il colpo di scena è sotto gli occhi di tutti: dopo 48 ore di fuoco in cui il nome dell’Inter è stato associato allo scandalo, la magistratura ha dovuto smentire la tesi che era stata data per certa. Una comunicazione giudiziaria (o forse una fuga di notizie) che per qualche giorno sembrava in grado di delegittimare un’intera stagione.

Oggi l’Inter è ancora in corsa per il double. Il 13 maggio, all’Olimpico di Roma, i nerazzurri affronteranno la Lazio per la finale di Coppa Italia. Un’occasione per regalare a il sigillo su una stagione da leggenda, trasformando l’anno dei dubbi nell’anno della rinascita.