Roberto Beccantini: Chivu & Conte, di scalpello e pennello
Rock and ball a San Siro. L’Inter asfalta il Bologna al di là del burocratico 3-1, cancellando così, di scalpello e di pennello, il pari e i rigori di Riad. L’ordalia, altro non risulta che la prolunga del secondo tempo d’Arabia. Zielinski di sinistro – l’uomo nuovo, non più ai domiciliari – al culmine di un tacco di Thuram e un tocco di Martinez; poi Lautaro di cabeza, quindi il francese di spalla; con Castro, in mischia, a salvare l’onore della fabbrica di pressing che fu.
Ribadire l’importanza del centravanti mi sembra banale. Nel dubbio, Chivu sbandiera il miglior attacco e il capocannoniere (il Toro, 10 pere). Sin dall’avvio, Inter all’arrembaggio e Bologna in trincea.
Senza Ravaglia, Italiano avrebbe lanciato l’asciugamano. Cosa succede? La qualità e la quantità degli avversari giustificano molto, non tutto. Per l’Inter, quinto hurrà consecutivo. E, in campionato, zero pareggi.
O vince (13) o perde (4).
Il Bologna era la sua bestia nera. Non più, a naso; e a prestazione.
** Lazio-Napoli 0-2 (Spinazzola, Rrhamani). Ormai è un prefisso: 0-2 in Supercoppa, con Milan e Bologna; a Cremona; all’Olimpico. Altra cilindrata, alta velocità. Conte si mangia Sarri (fresco di operazione al cuore, auguroni e, per la cronaca, precipitato da Higuain a Noslin). Fra i migliori, se non il migliore, Politano: lo ebbe all’Inter, lo «juventin fuggiasco», ma non gli andava. E così disse «Cedetelo pure». A chi? Al Napoli, toh. I campioni lasciano ai dirimpettai giusto le briciole. Tra occasioni, molte a poche, traverse (una per parte) e rossi (due a uno: Noslin, Marusic, Mazzocchi), in un finale da saloon, là dove era difficile distinguere gli sceriffi dai banditi.
Classifica: Inter 39, Milan 38, Napoli 37, tutti con una partita in meno rispetto a Juventus e Roma (33). E domenica sera, dopo il turno di metà settimana, Inter-Napoli. Chivu versus Conte: wao! Con il Feticista calato nel mestiere dell’ombra.
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