Chivu: "Per me l'Inter rappresenta tantissimo, mi è rimasta nel cuore come stile di vita"
Il tecnico dell'Inter Cristian Chivu ha parlato in una lunga intervista al canale ufficiale della UEFA innanzitutto di cosa rappresenta per lui la formazione nerazzurra: "Per me l'Inter rappresenta tantissimo. Ho trascorso così tanto tempo in questo club. Ho iniziato la mia carriera da tecnico nel settore giovanile, dove sono rimasto per sei anni. Da quando sono arrivato nel 2007 ho passato 18 anni all’Inter, a parte qualche pausa, ad esempio subito dopo aver concluso la mia carriera da calciatore. L'Inter mi è rimasta nel cuore per tutto ciò che abbiamo fatto e per i trofei vinti in passato, ma anche come stile di vita. Ho vissuto e lavorato in questa città e in questo club, ti entra dentro, diventa una parte di te ed è molto difficile lasciarlo andare. Ora ho questa nuova, grande responsabilità come allenatore della prima squadra e sono molto felice. Sono felice di essere ancora parte di questo club dopo 18 anni. Mi riempie d’orgoglio, perché non è mai nulla di scontato".
Quali sono le principali differenze tra giocatore e allenatore?
"Da giocatore hai comunque una responsabilità enorme. Nel 2007 eravamo la squadra da battere. Avevamo vinto diversi Scudetti consecutivi e volevamo continuare su quella strada. Cercavamo sempre di vincere o almeno di restare competitivi anche in Europa. Sono arrivato nella stagione 2007/08, e ho vinto subito lo Scudetto. In questo senso abbiamo dato continuità. Ci mancava vincere Europa e ci siamo riusciti nel 2010 vincendo la Champions. È stato meraviglioso, perché erano passati 43 anni dall’ultima vittoria dell’Inter. È stato speciale anche perché abbiamo conquistato il Triplete: Scudetto, Coppa Italia e Champions League. Per vincere serve essere competitivi per anni e capire come costruire una squadra capace di raggiungere i propri obiettivi. Questo discorso vale sia in Europa sia in campionato, ed è più o meno ciò accadendo con l’Inter di oggi. Si tratta della responsabilità che ha anche la squadra di oggi, iniziato durante la pandemia. Due finali di Champions League ed una di Europa League. Purtroppo non con il risultato che volevamo. L'importante è che l'Inter sia stata tornata stabilmente sulla scena europea".
Da chi ha appreso di più dai suoi allenatori che ha avuto?
"Ho imparato qualcosa da ognuno di quelli che ho avuto. Tutti loro hanno il proprio modo di fare, la propria visione, la propria personalità. Penso che la cosa più importante. Alcuni di loro hanno avuto un grande impatto. Con alcuni ho vinto, con altri no ma ho comunque avuto modo di imparare qualcosa. L'aspetto umano è ciò che comunque mi ha colpito di più. Spesso viene si giudica solo in base a ciò che si vince. Penso però che la chimica umana sia ancora più importante".
Cosa la soddisfa della sua Inter?
"L'Inter negli anni ha costruito e ottenuto tanto. Motivo per cui non ho mai voluto rivoluzionare, ma aggiungere qualcosa di nuovo cosa che continuo a fare. Ovviamente ci manca ancora qualcosa, ci stiamo lavorando mantenendo comunque la nostra identità. La nostra intenzione è inserire poi i giovani e i nuovi acquisti. Il nostro obiettivo è dominare. Il nostro obiettivo è controllare la partita, con o senza palla. Non sempre riusciamo ma è ciò a cui puntiamo, consapevoli che contro squadre forti questa cosa è più difficile da realizzare. Non perdiamo le nostre convinzioni. È normale commettere errori, l'importante è imparare da questi".
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