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Dalla Milano-Sanremo al gap tra Inter e Milan, Cipollini: "Sembra un vantaggio alla Pogacar"TUTTO mercato WEB
Oggi alle 16:00Serie A
di Ludovico Mauro

Dalla Milano-Sanremo al gap tra Inter e Milan, Cipollini: "Sembra un vantaggio alla Pogacar"

Meno uno alla Milano-Sanremo, appuntamento tra i più storici per gli appassionati di ciclismo. Una gara che potrebbe essere dominata dal re incontrastato di questi anni, Tadej Pogacar, e che abbiamo voluto approfondire con un colosso del mondo della bicicletta come Mario Cipollini. Campione del Mondo nel 2002, recordman di vittorie nelle tappe del Giro d'Italia (42) e vincitore della Classica di Primavera, l'ex fuoriclasse - prima di addentrarsi anche nel mondo del pallone - ne ha parlato in esclusiva con Tuttomercatoweb.com: "Sarebbe bello per lo spettacolo avere una corsa non scontata, ma la vedo complicata. Non vorrei si ripetessero i protagonisti dello scorso anno, ossia Pogacar, Ganna e Van der Poel. Il mio dubbio è capire se Pogacar avrà la forza di staccare tutti sulla Cipressa. Nella sua testa la tattica di corsa sarà questa, arrivare al Poggio con un bel po’ di vantaggio per poi non essere ripreso". Lo sloveno non ha ancora vinto la Milano-Sanremo, però è stato il cannibale di questa epoca. "Questo mondo è in continuo cambiamento. Si sono scoperte metodologie di allenamento e alimentazione che sono molto diverse da prima. Pogacar è il dominatore assoluto di questa epoca, senza dubbio il più forte e senza degni rivali. Ha una tale superiorità che anche con qualche errore di gioventù - con cui ha permesso ad altri atleti di vincere, vedi i due Tour de France di Vingegaard - è rimasto il migliore. Il team a cui appartiene ha costruito su di lui una grande struttura e ora mostra una superiorità devastante su tutti gli avversari. Siamo alla vigilia della Milano-Sanremo, è una gara monumento ma anche una sorta di Mondiale di Primavera: Pogacar ci arriva dopo aver dominato le Strade Bianche, ma senza aver fatto una gara precedente a questa. Ed è detonante, perché anche i più grandi campioni hanno bisogno di gareggiare. Lui però ha una sicurezza e conoscenza del suo corpo che si permette di arrivare alla Milano-Sanremo senza gareggiare subito prima, ma essere comunque il protagonista indiscusso. Nel ciclismo dei miei tempi non sarebbe successo: serviva una preparazione antecedente alla gara". E che momento stiamo attraversando nel ciclismo e nello sport, anche in Italia? "In questo momento vedo alcune organizzazioni bel calibrate per investire sugli atleti e trascinare il sistema. Nel tennis, ad esempio, avere un esempio come Sinner fa sì che nell’immaginario collettivo tutti si sentano in grado di poterlo e volerlo emulare. Nel calcio accadeva anni fa con i Totti, Baggio, Del Piero, o come abbiamo fatto io e Pantani nel ciclismo. Era un momento solido e leale, c’erano gruppi sportivi alimentati da semplici appassionati di quella disciplina e contribuivano a mandarla avanti. Poi, con l’avvento dell’euro, si sono ristrette le tasche delle persone che potevano alimentare i talenti. È mancata sempre di più la capacità economica per sostentare i gruppi sportivi, mentre la federazione non è riuscita a investire sui giovani. Adesso, diciamo, l’Italia del ciclismo non ha una squadra di Serie A e manca anche la cultura: abbiamo fatto partire un Tour de France a Firenze e non c’era una squadra italiana partecipante, ma soltanto otto italiani partecipanti. Ecco, quei milioni di euro dati alla Francia per portare qua il Tour, io li avrei investiti nel settore ciclistico: avrei realizzato biciclette e aiutato la federazione ad allestire gruppi sportivi, andando poi nelle scuole a proporre il ciclismo ai ragazzi. Ma questo, purtroppo, non avviene". Invece come sta e cosa fa, oggi, Mario Cipollini? "Mario è ormai un pensionato. Lontano dalle attività agonistiche, appassionato di ciclismo e pedalatore sempre attivo. Adoro ancora andare in bicicletta e guardare le gare". È stato alla Strade Bianche e l'hanno ricoperto d'affetto. "Rivivo una parte del mio percorso da atleta. Il riconoscimento da parte della gente è meraviglioso, quando ti raccontano che cosa hanno provato di fronte alle tue gare provi qualcosa di sensazionale. Io e Marco (Pantani, ndr) siamo stati i portacolori di un’Italia talmente forte che ora ha pochi atleti interessanti, si è disciolto qualcosa nel sistema ciclisimo pieno di valore che c’era fino a pochi anni fa". Facendo invece una digressione sul calcio, è soddisfatto della 'sua' Inter? "Approfitto della domanda per far luce su me stesso. Non sono intenditore e neanche troppo appassionato di calcio, mi ci sono avvicinato un po’ perché ero amico di Ronaldo il Fenomeno, in questo modo sono stato attratto dal mondo Inter. Dopo la vittoria di una tappa al Giro d’Italia mi misi la sua maglia e fui battezzato come interista. In realtà, però, sono a favore di tutte le squadre del calcio italiano e rimango un osservatore esterno". Però si sarà fatto un'idea sul vantaggio dell'Inter sul Milan. "Beh, il vantaggio è talmente consistente che in questo momento, facendo un paragone col ciclismo, basta tenere il margine sugli altri. Ci sono momenti in cui uno deve stringere di più i denti e dei momenti in cui deve sfruttare le discese. Il gap è notevole, mi pare quello che crea Pogacar nelle sue vittorie". C'è poi una Nazionale chiamata a non fallire il terzo Mondiale consecutivo. "Sono già state scandalose due assenze, figuriamoci la terza. Ci racconta molto del nostro sistema sportivo, della politica abbinata allo sport. Sia nel ciclismo che nel calcio mi sembriamo falliti: un’industria fiorente di quelle che vedi dall’autostrada e che ti sembrano in rovina. Siamo passati dal top del mondo al terzo mondo, è sconvolgente. Bisogna porsi delle domande, soprattutto ai politici".