A tutto Gasperini: "Dal Genoa all'Inter, la Juve e Roma". E per l'Atalanta si commuove
autore
Daniele Najjar
Daniele Najjar
Fonte: Da Genova, Andrea Piras
Oggi alle 22:23Serie A
autore Daniele Najjar
08.11.2026 22:23Serie A
Insignito del premio "Un Cuore da Leone", a Genova, l'allenatore della Roma ripercorre la sua carriera e c'è spazio anche per i sentimenti.
L'allenatore della Roma, Gian Piero Gasperini, al Charity Event 2006 di Stelle nello Sport - a sostegno della Fondazione Gigi Ghirotti - è stato insignito del premio "Un Cuore da Leone" (dedicato alla memoria di Gian Luigi Corti). Il tecnico ha parlato dal palco dell'evento, di seguito le sue dichiarazioni raccolte da TuttoMercatoWeb.com: "Io non sono mai mancato da Genova. Tutte le volte che posso a Genova ci vengo. E' un posto dove vivo molto bene. Quando è possibile ci vengo molto volentieri. Questa è stata un'occasione maggiore per una serata particolare. Questo binomio di sport e solidarietà è meraviglioso".
I ricordi con il Genoa.
"Il Genoa era la piazza che si prestava ad avere coraggio. Giocare anche contro squadre forti. Il Genoa, quando sono arrivato io, aveva appena superato la Serie C. C'era una Serie B con Juventus e Napoli. Negli anni successivi in A, non sempre e solo con la speranza di non perdere, ma anche con la speranza di vincere".
Quel Genoa-Napoli che è valso la promozione di entrambe le squadre.
"In quella giornata ci sono degli aneddoti incredibili. Soprattutto dalla parte del Napoli c'era il massaggiatore che diceva: 'A Piacenza è finita!' ma non era finita. C'è stata un'invasione di campo, sono sparite le magliette. E' stata però una giornata di sport pazzesca e il coronamento di una stagione veramente bella".
Cosa è stato il Genoa per Gasperini?
"Coinvolgimento totale. Sono arrivato da semi-sconosciuto. Quando sono arrivato ero un po' la sorpresa ed ero un po' sotto giudizio di tanti. Abbiamo cambiato radicalmente quella squadra d'accordo con Preziosi, con tanta gente svincolata e prestiti. Con una certa: il Genoa non poteva non ambire a tornare in Serie A. E' stato un percorso esaltante dall'inizio. Il pubblico a Genova è stato la componente fondamentale, una spinta per la squadra notevole. Qualcuno all'inizio diceva che ero un visionario, che in B era difficile giocare in quel modo. Poi me l'hanno detto anche in A".
Le grandi squadre faticavano a Marassi come la Juventus?
"C'erano Thiago Motta, Milito, Palladino, poi è arrivato Gilardino, c'era Juric. Era una squadra che aveva coraggio di affrontare le grandi squadre con voglia di vincere e regalare gioia ai tifosi".
Quell'anno il Genoa arrivò quarto. L'anno del derby di Milito.
"Era forte anche la Sampdoria. Il derby di Genova era più straordinario. Noi li abbiamo vinti tutti e due e ha dato una spinta notevole a noi. E' stata la svolta. Se fossimo andati in Champions si sarebbe scritta un'altra storia perché la Champions avrebbe portato un potenziamento ancora maggiore della società. Il fatto di non aver potuto partecipare abbiamo dovuto abbassare un po' gli obiettivi".
La storia all'Inter?
"E' durata veramente poco. Alla terza di campionato sono uscito. In quel momento non era l'ambiente ideale per quello che io cercavo di fare e avevo fatto prima nelle giovanili poi in C col Crotone ed infine col Genoa. Il Genoa è già una piazza molto improntante, per tifoseria e ambizioni. Io mi sentivo molto testato. Come in tutte le situazioni anche Milano mi ha dato qualcosa. Il 3-4-3 si è evoluto nel tempo".
Anche l'inizio con l'Atalanta non fu facile. Poi arriva la sfida con il Napoli.
"Quando dico che il coraggio è un valore fondamentale. Io ritenevo l'Atalanta avesse tanti giocatori Under 21 che erano un po' accantonato come lo stesso Genoa. Io ho sempre lavorato con i giovani, ho sempre ritenuto che dovevamo dare loro un'opportunità. Bergamo ne aveva tanti non considerati. La settimana prima della gara con il Napoli sapevo che era decisiva per me ma mi sono detto: 'Ho trovato la svolta'. Non immaginavo di vincere però superata quella partita abbiamo fatto un pareggio e poi abbiamo vinto otto partite di fila".
Quando hai capito che il tuo calcio poteva diventare anche a livello europeo importante?
"Prima lo facevo a livello giovanile e dava soddisfazioni. In C ha vinto. In B ha vinto e la conferma l'abbiamo avuto in Europa con l'Atalanta. In Inghilterra, Francia hanno iniziato a seguirci. L'Atalanta poi ha fatto risultati e poi sono stato più credibile".
Come riconosci il talento?
"Te lo dimostra lui. A volte noi cerchiamo tante cose ma magari ha una qualità che emerge sulle altre. Quella qualità spicca, la vedi ed è già una componente di talento sulla quale lavorare. E' sopra la media. Non solo può essere tecnico-tattica ma anche caratteriale. E' importante che abbia un qualcosa che emerge. Avendo fatto tanto settore giovanile è una cosa che mi ha aiutato".
Nella società di oggi con i giocatori che sono delle vere e proprie aziende quanto è difficile gestire?
"E' più difficile perché ci sono tante persone intorno a loro. I giovani adesso sono diversi. Hanno i social, si affidano a tante persone. Alcuni si prendono i personal trainer. Io lavoro sempre sulla squadra che ha delle esigenze fondamentale. Ci sono i ruoli, i comportamenti, gli atteggiamenti. Poi quando sono fuori da questo contesto sono liberi di agire come vogliono".
La vittoria in Europa League con l'Atalanta.
"(Si commuove ndr) Noi eravamo arrivati terzi in campionato ed è stata la cosa più facile. Dopo di che una settimana prima giocavamo la finale di Coppa Italia contro la Juventus facendo una partita orribile. La finale di Europa League era la partita più difficile contro una squadra che era 51 partite che non perdeva. Questo per dire come le cose nella vita e nello sport le cose sono strane. Forse abbiamo vinto perché una settimana prima avevamo perso la Coppa Italia. A volte hai bisogno di perdere per reagire".
La vittoria di Verona con la Roma firmata El Shaarawy.
"Dopo otto anni la Roma va in Champions League e Stephan, che aveva esordito in quel campo a Verona aveva esordito come giocatore più giovane del Genoa, fa quel gol. Come si ripetono alcune casualità siano bellissime".
L'avventura alla Roma.
"E' stata un'altra scommessa fantastica. Quando è finita la storia con l'Atalanta e, come sempre, le storie lunghe non finiscono mai banalmente. Venire via da Bergamo è stato un salto, sono andato in una società e una piazza di cui ero un acerrimo nemico. Ero un avversario non proprio stimato perché l'Atalanta ha portato via spazio alla Roma. Però anche questa era una bella sfida perché ero convinto che quella piazza fosse la più entusiasta di calcio. E fare calcio in una piazza con così tanto entusiasmo era quello che desideravo. Sfida e coraggio sono due cose che si abbinano".
Come mai la Juventus non ti ha mai chiamato?
"Alla Juventus sono cresciuto. Ci sono state tante situazioni e quando cresci in un ambiente hai il desiderio di tornare. Poi sono contento di come è andata".
De Rossi in panchina del Genoa?
"Credo che c'è una nuova generazione di allenatori che sta crescendo e lui è uno di quelli che sta facendo vedere idee e capacità. Sicuramente farà bene".
Fonte: Da Genova, Andrea Piras
Altre notizie
Ultime dai canali


