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Ashley Young, l'uomo dai mille volti: che giocatore è l'inglese dell'InterTUTTOmercatoWEB.com
venerdì 17 gennaio 2020 16:51Serie A
di Ivan Cardia

Ashley Young, l'uomo dai mille volti: che giocatore è l'inglese dell'Inter

Promessa, delusione, capitano. Esterno, attaccante, difensore. Ashley Young è l'uomo dai mille destini, dalle mille facce e la capacità di reinventarsi, riscoprirsi, ritagliarsi un posto. Quello che l'inglese, arrivato a Milano alla soglia dei 35 anni (li compirà a luglio), cercherà di fare anche all'Inter. Su una fascia o sull'altra.

Dal Watford allo United. Esploso come esterno d'attacco con la maglia del Watford, nel 2007, al momento del suo passaggio all'Aston Villa, era considerato come una delle grandi promesse del calcio inglese. Velocità e tecnica, anche qualche gol: con la squadra di Birmingham ne ha segnati 38 in 190 partite. Poi nel 2011 il trasferimento, per 20 milioni di euro al Manchester United. Dove non è mai riuscito davvero a imporsi come protagonista: spesso alternativa, mai sotto le 20 presenze stagionali e quasi mai vicino alle 40 fino al 2017. Con Mourinho e Solskjaer, le cose cambiano e diventa una presenza fissa dell'undici di partenza dei Red Devils. Fino a conquistarsi, proprio all'inizio di questa stagione, il ruolo di capitano. Inutile dire che dalle parti di Old Trafford sono anni particolari, non proprio facili.

A destra o a sinistra. nella sua carriera ha fatto davvero di tutto. Dalla seconda punta al terzino, sia da una parte che dall'altra del campo, appunto. Negli ultimi cinque campionati, Young ha giocato per un totale di 8380 minuti (diviso 90 minuti farebbe 93 presenze, in realtà sono 102): di questi, 3814 li ha spesi sulla fascia destra e 4431 a sinistra. In questa stagione, è stato impiegato per lo più sulla corsia mancina (828 minuti), ma alternandosi ancora una volta sul settore di destra (209'). È la fotografia di un giocatore che preferisce l'out di sinistra, ma che all'occorenza può disimpegnarsi su quello opposto: ciò che serve a Conte.

Non è bollito. Detto del ruolo di capitano, assegnatogli proprio in estate, con Young l'Inter prende un giocatore che ha la sua età (e la sua esperienza), ma non è ancora agli sgoccioli della carriera. In questo campionato ha dodici partite su ventidue, di cui dieci dal primo minuto. E l'allenatore norvegese ci puntava, eccome: non a caso, ha spiegato come il suo addio sia dovuto a ragioni economiche ("non potevamo offrirgli quel contratto") e non certo tecniche ("è il mio capitano", aveva detto solo pochi giorni fa). Non è bollito, appunto, e lo dicono anche altri numeri: dei 62 giocatori che hanno effettuato almeno 40 cross in questa Premier League, è quello che ha la miglior percentuale di successo (35%). Mica male.

Il mito degli inglesi. Perché la seconda in classifica della Serie A diventi l'occasione per un navigato giocatore inglese di strappare l'ultimo contratto ricco della carriera, è una questione che andrebbe affrontata sotto un profilo più generale. Young parla la lingua di Sua Maestà, e negli anni ci siamo sempre abituati a pensare che i giocatori in arrivo da oltremanica non potessero rendere. Platt, Rush, Blissett, in fin dei conti lo stesso Gascoigne: gli annali sono pieni, di delusioni in salsa inglese nel nostro massimo campionato. È un mito che questa stagione sta sfatando: Lukaku segna con regolarità, Smalling è il leader difensivo della Roma, Ramsey quando è a disposizione fa la differenza. Adesso tocca a Young, continuare la (nuova) tradizione positiva.
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