La Juve di Spalletti non deve sottovalutare certi segnali
La crescita della Juve deve passare anche attraverso serate apparentemente innoque e questo Spalletti lo sa. A prescindere dall'apporto inesistente delle seconde linee, presentarsi a Monaco con i playoff in tasca e con la minima speranza di andare direttamente agli ottavi, è stato un boomerang, condizionante sotto l'aspetto psicologico. I bianconeri sono scesi in campo senza mordente, hanno rischiato anche di prendere gol, mai hanno pensato che fosse meglio vincerla la gara. Intanto per non perdere l'abitudine e perché no, avere comunque in testa l'idea di entrare nel G8 dalla porta principale, anche se, come detto, la missione era quasi impossibile. Sembra un paradosso, invece è uno switch mentale. I numeri sono impietosi: gol attesi 0,17, praticamente nulla, come del resto i tiri, solo cinque, di cui nessuno nella porta avversaria. Qualcosa di clamoroso, anzi inammissibile a certi livelli. E' da certi particolari che si giudica una squadra, soprattutto se aspira a tornare tra le grandi, tanto in Italia quanto in Europa. La Champions League è il palcoscenico adatto per misurare i progressi. Spalletti nel post gara ha quasi minimizzato, ma in un certo senso è l'artefice principale della serata incolore della sua Juve, probabilmente l'aveva messa in preventivo, vista la formazione piena di diverse riserve e soprattutto priva di alcuni giocatori chiave. Su tutti Locatelli e Yildiz. Lo stesso turco è parso appannato nel momento in cui è subentrato a Conceicao nella ripresa, quasi inghiottito dal vortice negativo.
La Juve B non è all'altezza, questo è palese. Ma nel Principato l'apatia ha colpito tutti, nessuno escluso. Certo, dietro la lavagna vanno soprattutto Koopmeiners e Openda. L'olandese e il belga avevano la possibilità (l'ennesima) di dimostrare a Spalletti e a tutti i loro detrattori, di essere all'altezza di questa squadra, del mondo bianconero. Invece hanno mestamente fallito l'obiettivo. A fine stagione va fatta una riflessione, se il trend è questo la cessione diventa un'opzione concreta. Il pari di Monaco, sia chiaro, risulta indolore rispetto al cammino in Champions, ma qualche segnale l'ha lanciato Uno di questi è legato alla necessità di rafforzare la rosa, in parte nell'immediato, in generale per la prossima stagione che dovrebbe sancire il ritorno della Signora nel salotto in cui ci si gioca lo scudetto. L'altra spia si è accesa sul processo di crescita e sotto questo aspetto il match di Champions League può essere considerato un piccolo passo indietro. Per i motivi di cui sopra. Tornare grandi significa non lasciare nulla per strada, nemmeno le partite il cui esito non mette ostacola sulla strada verso l'obiettivo. Spalletti siamo certi rifletterà su questo aspetto e indosserà ancora una volta il camice dello psicologo. L'allenatore toscano deve continuare a iniettare nella testa dei giocatori dosi di ferocia agonistica, determinazione, voglia di vincere sempre, comunque, a prescindere. In sintesi, il vecchio motto di casa Juve. A partire dalla prossima gara di campionato, domenica sera contro il Parma.






