Crollo Juve tra antichi difetti, criticità non risolta dal mercato e arbitri
Primo obettivo stagionale fallito: la Juve è fuori dalla Coppa Italia, in semifinale va l'Atalanta. La serata di Bergamo racchiude un pò tutto quanto ruota attorno ai bianconeri. Solito dominio, diverse occasioni create, ma puntualmente manca chi le concretizza. Tradotto, un centravanti vero. Lo stesso chiesto da Spalletti nel mercato di gennaio e non preso, dopo i tentativi falliti con modalità non proprio da grande società. "Sono contento di quelli che ho", le parole di Lucio nel post gara. Non poteva dire altrimenti, ma immaginiamo la sua mente sia andata ai giorni di mercato in cui aspettava l'annuncio di un numero 9 con determinate caratteristiche, salvo poi restare deluso. Il crollo è conseguenza di una squadra inevitabilmente sbilanciata e con poco equilibrio nella ripresa, nel tentativo di recuperare il risultato.
La Juve è uscita dalla Coppa Italia in un modo sotto certi aspetti beffardo se si analizza la gara. Poteva stare avanti di due reti, tra l'occasione divorata da Conciecao, la traversa dello stesso portoghese, l'errore di McKennie, invece ha subito l'1-0 con un rigore disuctibile e non poco. Dopo lo svantaggio ha avuto però oltre un'ora per rimediare. Ci ha provato anche con diversi cambi, ma qui entriamo nell'altro atavico difetto: come spesso accade, le cosiddette seconde linee non sono all'altezza dei titolari (va ricordato che Yildiz è rimasto in panchina per non rischiare dopo il problema muscolare). Dei subentarnti ha fatto bene solo il neo acquisto Boga, inesitenti Koopmeiners, Zhegrova e Openda, senza infamia e senza lode Holm, altro arrivo di gennaio. L'impressione è che con questa rosa certamente non eccelsa tecicamente, Spalletti stia facendo qualcosa di simile ad un miracolo sportivo.
Non è un alibi per la Juve ma va sottolineata la solita prova disuctibile della squadra arbitrale. Rispetto al rigore di cui sopra, Fabbri in realtà non l'aveva assegnato perché era inattesa la palla che ha sfiorato il braccio di Bremer. Il brasiliano si è scusato, ma non doveva. In altre cirocostanze si è lasciato correre. Ci ha pensato il Var a far cambiare idea all'arbitro. Come spesso accade in questo campionato, possimao dire che gli uomini di Lissone stanno di fatto decidendo diverse partite, magari alla fine anche la corsa per gli obiettivi delle squadre. Gli arbitri ormai sembrano assoggettati al Var. Sui falli di mano poi siamo di fronte ad un regolamento cervellotico, ai limiti dell 'anti-calcio. Sempre a Bergamo, nemmeno un controllo, invece, per una trattenua in area dell'Atalanta da parte di De Roon su Cambiaso. Film già visto, stessa trama di altri, ma con finale diverso.






