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INCUBI: eterei o materiali… l’importante è difendere i propri sogni.TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Gianfranco Irlanda
domenica 4 dicembre 2022, 20:51Editoriale
di Roberto De Frede
per Bianconeranews.it

INCUBI: eterei o materiali… l’importante è difendere i propri sogni.

Fece costruire a sua moglie una stanza da letto senza finestre in modo che i pirati dei suoi incubi non avessero da dove entrare. (Gabriel Garcia Marquez)

Il pallone nostrano, come Pasolini aveva capito magnificamente, è lo specchio più fedele di un Paese. Una vera metafora di una parte consistente della società italiana, ma soprattutto dell’italiano tifoso e semplice spettatore che mai come in questo momento storico ha paura del caos, degli errori, dell’imprevedibilità del domani, degli incubi indotti dalla mancanza di certezze sotto tutti i punti di vista. È vero che scrivere di calcio è da sempre significato anche battere campi della vita di tutti i giorni quali la politica, l’economia e la giustizia, ma è pur vero che è cosa triste, tristissima quando questi campi invadono e fagocitano quello verde, non con semplici trafiletti ma con prime pagine a caratteri cubitali.

Un tempo i quotidiani del lunedi si compravano per la prima pagina dipinta dai gesti e dalle gesta dei nostri eroi. Chi può dimenticare quel 16 gennaio del 1950, dopo un Fiorentina-Juventus, dove nell’editoriale con tanto di immagine del centromediano bianconero si leggeva: “Parte un lancio di Magli verso Pandolfini. Egisto scatta, tra lui ed il portiere c'è solo Carlo Parola; l'attaccante sente di potercela fare ma il difensore non gli dà il tempo di agire. Uno stacco imperioso, un volo in cielo, una respinta in uno stile unico. Un'ovazione accompagna la prodezza di Parola". Con queste parole il fotografo e giornalista Corrado Banchi, descrisse il gesto immortalato dalla sua Leica di Carletto Parola e della sua spettacolare rovesciata volante, divenuta iconica tanto da essere presa come simbolo delle figurine Panini. Altro storico primo giorno della settimana, quel primo novembre del 1971 ove si commentava che il paròn Rocco allenatore del Milan si era tolto il cappello dopo il gol di tacco di Roberto Bettega a San Siro; e le prime pagine delle testate del 5 dicembre del 1994 che celebravano Pinturicchio Del Piero autore di uno dei suoi prodigi più leggendari, quella parabola incredibile per una rimonta da sogno da ricordare negli annali contro la viola, esattamente 28 anni fa.

Oggi invece il “giornale” – lasciatemi passare ormai l’obsoleto termine sostituito quasi interamente dal web – lo compriamo per capire a che livello sia arrivato l’incubo del momento: la paura che le carte fiscali e tributarie rotolino sino a toccare i fili puri dell’erba verde, letto secolare del gioco del calcio.  

Dicono che i sogni più belli o più fantasiosi non li ricordiamo mai al risveglio e per questo consigliano di tenere carta e penna accanto al letto, per non lasciarli sfuggire via, leggeri e volatili come una piuma. Se la parola sogno indica quello stato di «sonno profondo» che tanto desideriamo quando siamo stanchi - il cuscino e il piumone, per oggi basta così -, la radice che dà forma e inconsistenza ai nostri sogni, anche a occhi aperti, è tutta indoeuropea col significato di far addormentare, calmare ma anche fantasticare. E noi siamo abituati con il calcio a sognare, a farci trasportare dove l’immaginazione più dolce ci porta, verso vittorie mai arrivate, gol impossibili o ricordi di trionfi realmente conquistati. Quindi il calcio come sinonimo di dolce leggerezza e di distrazione dalle vicissitudini quotidiane.

Quando invece in quella fase del sonno in cui gli occhi si muovono velocissimi tra coscienza e incoscienza, l'unica in cui è concesso al nostro inconscio di vagare libero per strade non percorribili da svegli, ci sentiamo opprimere, schiacciare il petto da un macigno o stringerci la gola da un male tanto immaginario quanto letale, siamo al cospetto di un incubo. Per i tifosi della Juventus, ricordando quanto accaduto nel nefasto 2006 nonostante i fatti siano completamente diversi da quelli discussi oggi, questo momento è assimilabile ad un vero e proprio incubo materializzato. Molti si sentono indifesi agli attacchi non solo mediatici ma anche quelli da bar… questi incubi – di fatti e persone - esattamente come i virus incubanti, sopprimono le difese immunitarie. I media fanno sì che questa sensazione sia quotidiana, ricorrente, oppressiva, nuvole tetre all'orizzonte, che non portano niente di buono.

Ma tutti coloro che fanno informazione, avendo i titoli per farlo, hanno l’obbligo e il dovere morale di distinguere i fatti, le persone, i reati, le pene, le sanzioni, le scrivanie, i contratti, le auto blu, bianche o rosse che siano... dalla JUVENTUS FOOTBALL CLUB, la squadra di calcio più titolata d’Italia, affinchè quelle oscure nubi non tolgano neanche un briciolo di luce dalla casacca bianconera.

Da sempre gli esseri umani hanno preferito fissare il fuoco, l'abat-jour o anche solo prendere una boccata d'aria sul terrazzo di casa pur di non tornare a letto e di rincontrarlo. Lui, l'essere maligno, lo spirito nefasto e soprannaturale che, secondo ogni credenza popolare, di notte - ma anche durante i sonnellini pomeridiani - si diletta a sedersi sul nostro petto con tutto il suo carico di dolore e di paura.E a toglierci il fiato, il respiro: bianchi come il cotone ci risvegliamo da un incubo, sudati come dopo una maratona, il fiato corto e una cianotica sensazione, quella dell'ossigeno che non scorre più nelle vene. Quante volte abbiamo detto, da svegli, sto vivendo un sogno oppure è peggio di un incubo? In entrambi i casi, è etimologico inganno sia che si creda al fantasma che ci opprime il torace sia che si creda ai paesaggi fioriti e sterminati che non vanno più in là del nostro guanciale. Purtroppo ci hanno promesso che i sogni possono diventare realtà, ma hanno dimenticato – scriveva Oscar Wilde - di dirci che anche gli incubi sono sogni, e a volte sono più propensi a realizzarsi questi ultimi.

Nessuno è tenuto a essere così cinico da non credere ai propri sogni. Ma nemmeno così credulone da farsi dettare l'agenda dai suoi incubi. Lasciate che il calcio, non solo quello bianconero, sia fatto di sogni, non permettete mai agli incubi – eterei o materiali e vivi d’ogni genere - di avvelenare l’erba verde del campo e le nostre emozioni. La vita è fatta per essere vissuta a occhi aperti, intanto domani sarà un reale altro giorno nel quale poter sognare di aver cacciato via per sempre gli incubi e vederli scappare via, più spaventati di noi, alle prime luci del mattino. Domani è un altro giorno, è lunedi… ricordatevi di Parola, Bettega e Del Piero!