Continuate pure con le polemiche, fate ridere più di Zelig. Noi, intanto, pensiamo a vincere
Enrico Danna
Dopo aver rischiato la definitiva perdita delle coronarie (perché, cara Juventus, vanno bene le emozioni forti, ma non esageriamo....), è da sabato sera che non si riesce a smettere di ridere (a proposito, grazie, perché ridere fa bene alla salute). Vedere interisti e napoletani uniti in una sorta di gemellaggio, col sostegno di romanisti, milanisti e addirittura di granata e genoani (che ci azzeccheranno poi questi ultimi due, vista la nullità cronica delle rispettive squadre), è davvero meraviglioso. Solo qualche settimana fa, venivano accolti a Milano dal coro “Lavali col fuoco” e, da sabato sera, sono pappa e ciccia. Stupendo.
Già al Meazza, però, s'era respirata una discreta aria di cabaret, cominciando dalla coreografia esposta dalla nord (certo che è davvero da fenomeni impiegare due mesi per una roba simile) e dai vari messaggi della stessa curva a Buffon (prima di insultare il Capitano altrui, sarebbe opportuno soffermarsi sul proprio di Capitano...). C'è poi stato il momento “amarcord” con le immagini delle vittorie nerazzurre (nelle sfide contro la Vecchia Signora) del periodo targato Mourinho, un altro che, dopo il triplete, ha collezionato più esoneri che tituli (a proposito, “Triplete”, “Mai stati in B”, “Onestà”, “Vittime del sistema”, “la Juve ruba”, "rigore Iuliano/Ronaldo", non dovremmo aver dimenticato nulla). Poi, due fasi davvero toccanti del pre-gara, ovvero il momento “The lookout” con l'ingresso in campo di uno degli eroi del 5 maggio 2002, ovvero Materazzi, e la pausa caffè col tributo alle vecchie glorie del periodo di Herrera. Apoteosi pura.
Nel post gara, uscendo dallo stadio, la maggior parte degli interisti se la stava prendendo coi cambi di Spalletti, con l'errata gestione dei minuti finali, etc. Poi, però, pareva brutto, dopo aver ripetuto per tre settimane a noi juventini (dopo Madrid) che le decisioni arbitrali vanno accettate senza polemiche, non sfruttare l'occasione per trovare l'ennesimo alibi all'ennesima sconfitta maturata sul campo.
E allora via col tam tam sui social, via alla bolgia mediatica incontrollata con video fake news postate, twittate e retwittate senza il minimo controllo o verifica. Meraviglioso. Abbiamo così scoperto tutto l'albero genealogico dell'arbitro Orsato, il cui avo, detto Uomo di Neanderthal, pare fosse juventino. Abbiamo scoperto che l'arbitro Tagliavento e Allegri se la intendevano nel post gara (con buona pace di Ambra che, a questo punto, è probabilmente solo una copertura). Tutto ciò, ovviamente, ha destabilizzato il Napoli che, manco a dirlo, è sceso in campo scarico. Lapalissiano. Il campionato non è finito ma, come ci ha ricordato il buon Alvino, come ci ha detto uno dei leader storici della curva “B” e come ci hanno detto e scritto altri, il Napoli è “Campione d'Italia!”.
Il tutto con l'appoggio incondizionato degli interisti. Del resto, se per loro ha senso vedersi assegnare uno scudetto pur essendo arrivati terzi, a maggior ragione ha un senso assegnarlo alla squadra attualmente seconda. Il ragionamento non fa una grinza. Sono fatti così, prendere o lasciare. Non è nemmeno colpa loro: tutto ciò è il prodotto di anni e anni di autosuggestioni morattiane. La maggior parte, poi, pare soffrire anche di improvvisi vuoti di memoria, come dimostrano le parole di Bonolis. Immaginiamo come abbia sofferto Uan, l'altra sera, nel vedere il Bim Bum Bam di Costa, Cuadrado e Higuain, mentre tutto il mondo juventino si riuniva in un infinito abbraccio sotto quello spicchio di San Siro tappezzato di bianco e nero. Gente che non ha mai mollato e non ha mai smesso di crederci. Siamo proprio degli insensibili. #Finoallafine. La loro.


