ESCLUSIVA TJ - Tullio Maio: "Juve di Capello una delle più forti in assoluto. Emozione e privilegio allenarsi con Del Piero! Su Ibrahimovic..."
Luca Cavallero
La Juventus spiegata da chi quella maglia (e quella filosofia societaria) ha avuto modo di toccarle con mano, facendo tutta la trafila del Settore Giovanile, sino ad affacciarsi alla prima squadra.
Lì per lì possono sembrare meri allenamenti sporadici, soltanto per "far numero". Ma, a distanza di anni, inizi a realizzare per davvero di aver calcato il medesimo spogliatoio di Alessandro Del Piero, Gianluigi Buffon, Mauro German Camoranesi, David Trezeguet e tanti altri pezzi pregiati di quel parterre raffinato di campioni.
Tra un ricordo e l'altro, Tullio Maio - ex centrocampista bianconero - ha raccontato i suoi sei anni in bianconero (2002-2008), in esclusiva a TuttoJuve.com.
In quei sei anni è successo praticamente di tutto! Dai Giovanissimi, agli Allievi, fino la Berretti. Poi la Primavera e infine... la prima squadra!
"A distanza di anni confermo che penso sia davvero il massimo iniziare da un Settore Giovanile del genere: ricordo lo scudetto Allievi Nazionali vinto a Perugia contro la Fiorentina. Ebbi occasione di calciare e segnare uno di quei rigori, che ci portarono poi alla vittoria dello scudetto nel 2006. Come dimenticare, poi, la Youth League del 2007: una cavalcata straordinaria, culminata con la finale - purtroppo persa - con lo United. Porterò, inoltre, per sempre dentro di me la vittoria della Supercoppa Italiana Primavera contro l'Inter a Milano: di quella squadra faceva parte anche Mario Balotelli. Si parlava di lui come uno dei più promettenti in assoluto. Poi ogni volta che arrivava anche solo la possibilità di allenarsi con la prima squadra la soddisfazione era immensa".
Cosa ti porti dentro nello specifico? Quella era una prima squadra con fior e fiori di campioni: Del Piero, Buffon, Ibrahimovic, Nedved e un giovanissimo Giorgio Chiellini...
"Sì, qualche volta a turno ci mandavano su dai grandi. Ricordo che una volta era sabato mattina ed ero a scuola: la Juve avrebbe poi giocato a Treviso il lunedì successivo. Mi chiamarono improvvisamente, dicendomi che fuori da scuola ci sarebbe stato un taxi ad aspettarmi che mi avrebbe portato subito a Vinovo: avrei fatto allenamento con i grandi. Era una squadra davvero incredibile: non si risparmiavano neanche in partitella. Per me, poi, che ero cresciuto con il mito di Del Piero giocarci insieme mi sembrava qualcosa di unico".
Se dovessi scegliere quello che ti ha impressionato di più per forza e prestanza in allenamento?
"Quella era la Juve di Capello: una delle più forti che ci siano mai state nelle storia: Ibrahimovic, Del Piero, Cannavaro, Trezeguet, Zambrotta... Se devo scegliere dico Ibrahimovic: impressionante. Spesso poi andavamo anche a fare i raccattapalle: io ero per esempio presente in quel leggendario Juventus-Real Madrid del 2005, quando segnò Zalayeta. Ci fu un boato incredibile di tutto quanto lo stadio: percepivi la tensione e avevi paura di sbagliare da raccattapalle! Figuriamoci i chi era in campo!".
All'epoca c'erano già Chiellini e Buffon.
"Per arrivare a quei livelli devi essere una persone esemplare e devi essere disposto a fare tanti sacrifici: loro lo hanno fatto sin da giovani e lo fanno ancora oggi. Per questo fanno ancora parte della Juventus oggi".
I compagni più forti con cui hai giocato a livello di Settore Giovanile?
"Davvero tanti, che - infatti - sono riusciti ad andare avanti. Pasquato, D'Elia, Ariaudo, Marrone, Castiglia e poi Pinsoglio. Trascorrevamo tantissimo tempo insieme e tutt'ora conserviamo un bel rapporto. Poi c'era anche Cirio Immobile: lui ha due anni in meno di noi e giocava nella Berretti. Qualche partita insieme l'abbiamo fatta. Sono contento dei risultati che sta ottenendo".
Il mister a cui credi di dover tutto?
"Storgato: di lui porto un ricordo bellissimo. Vicemmo lo scudetto degli Allievi Nazionali e mi sapeva motivare tantissimo: mi ha reso più duttile e con lui riusivo a dare il massimo sempre. Sia quando giocavo titolare, sia quando capitava di partire dalla panchina".


