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Oboavwoduo si racconta: "Lasciare Manchester è stata dura, ma ora sto benissimo"

autore
Alessio Tufano
per Tuttojuve.com
Oggi alle 17:30Settore giovanile
autore Alessio Tufano
07.10.2026 17:30Settore giovanile
L'attaccante inglese ai canali ufficiali del club: "Kalulu e McKennie mi hanno aiutato molto nel corso del ritiro estivo e quando ci allenaiamo con la prima squadra"
Paolo Baratto/Grigionline.com
Paolo Baratto/Grigionline.com

“We Are Youth | Il talento del mese” è l'appuntamento mensile di Juventus.com che vi porta alla scoperta dei protagonisti della Next Gen e delle giovanili bianconere - si legge sul sito ufficiale del club bianconero - Il primo protagonista è l’attaccante classe 2006 della Next Gen Justin Oboavwoduo, che ha recentemente esordito con la Prima Squadra in Serie A.

Gli inizi e il ruolo fondamentale della famiglia

Per Justin la passione per il calcio ha radici nel tempo, nate durante gli anni dell'infanzia: "Quando ero un bambino piccolo all'asilo, ho semplicemente preso in mano un pallone. Giocavo a calcio durante la ricreazione e la mia maestra disse a mia madre che suo figlio era piuttosto bravo, che gli piaceva giocare a pranzo e durante l'intervallo. Da lì in poi, tutto ciò che riesco a ricordare di me da bambino è me che gioco a calcio. È il mio ricordo più lontano". Un percorso in cui il sostegno della famiglia è stato l'elemento determinante per poter muovere i primi passi verso il professionismo: "La mia famiglia ha fatto molti sacrifici per me. Vengo da una casa in cui eravamo quattro figli ed eravamo tutti molto attivi e sportivi. Trovare il tempo per portarmi agli allenamenti e alle partite, e contemporaneamente gestire il loro lavoro, è stato importantissimo. Hanno fatto un lavoro enorme aiutandomi ad arrivare dove sono oggi: senza di loro non sarebbe stato possibile".

Il percorso di crescita in Inghilterra e il salto in Italia

Prima dell'arrivo a Torino, la formazione calcistica di Justin si è sviluppata nell'Academy del Manchester City: "A Manchester fanno molto lavoro sullo sviluppo individuale per vedere dove puoi migliorare ogni giorno, dove vai bene e come potenziare questi aspetti fino a farli diventare dei super punti di forza. È una filosofia presente dalla prima squadra alle giovanili e questo facilita la transizione da una fascia d'età all'altra. Mi ha aiutato molto a imparare le basi del calcio, ad avere una buona tecnica e una buona intelligenza calcistica". A inizio 2026 poi, la chiamata della Juventus e l'impatto con una realtà completamente nuova: "La lingua è stata una delle sfide più grandi perché non parlavo l'italiano. In più era la prima volta che mi allontanavo dalla mia famiglia: vivere da solo, fare le cose per conto mio, dover comprare tutti i generi alimentari per la prima volta o comprare una televisione... Le cose semplici della vita che non fai finché non vai a vivere da solo. La distanza da casa e dalla famiglia a Manchester è stata la difficoltà maggiore". Un adattamento ripagato dall'entusiasmo di vestire la maglia bianconera: "Ovviamente la Juventus è la squadra più grande d'Italia e ha una grandissima storia. Quando mi ha chiamato ed era seriamente interessata a portarmi qui, non è stata una decisione difficile da prendere, specialmente per come mi vedeva integrato nel sistema e per quello che avrebbe potuto essere il piano per me se mi fossi impegnato e avessi giocato bene. C'era un senso di gioia e orgoglio enorme per me e per tutta la mia famiglia".

Caratteristiche in campo e idoli

Definendo il proprio stile di gioco, Justin punta tutto su intraprendenza e qualità nell'ultimo terzo di campo: "Sono uno a cui piace toccare il pallone, a cui piace scambiare e combinare con i compagni. Direi che sono abbastanza veloce, quindi nei momenti di transizione penso di essere piuttosto pericoloso. Mi piace dribblare, esprimere me stesso in campo e fare gol e assist: è così che voglio giocare perché aiuta la squadra. Cercare di essere una minaccia offensiva è il mio stile di gioco. Tra i calciatori del presente mi è sempre piaciuto e ho sempre amato guardare Kylian Mbappé. È un giocatore d'attacco molto pericoloso, che può agire in posizioni simili a quelle in cui posso giocare anch'io".

La crescita con la Next Gen e il rapporto con Mister Brambilla

Il lavoro quotidiano con la seconda squadra bianconera rimane il motore principale della sua maturazione: "Il progetto Next Gen è ottimo perché giochi ogni settimana contro adulti, mentre in Inghilterra giochi seconda squadra contro seconda squadra. Giocare in campionato ogni settimana contro professionisti esperti ti aiuta a crescere e a farti trovare pronto per qualsiasi sfida futura. Con Mister Brambilla e lo staff ho un ottimo rapporto, basato sull'onestà: pretendono molto da me perché sanno cosa posso offrire alla squadra e vogliono che mostri le mie qualità in ogni allenamento e in ogni partita. Se c'è qualcosa che non faccio bene, ci sediamo, analizziamo e vediamo come posso migliorare. Tra i compagni vado d'accordo con tutti, ma ho legato molto con Owusu, con Guerra che essendo il più esperto mi ha aiutato molto ad adattarmi nei primi mesi — siedo vicino a lui nello spogliatoio — e con Elimoghale con cui condivido le origini nigeriane e che parla un po' d'inglese".

L'estate in Prima Squadra: la preparazione e i consigli

La partecipazione alla preparazione prestagionale con la Prima Squadra ha rappresentato una tappa chiave nel suo percorso d'inserimento: "Il primo ricordo è stato ovviamente il rientro al giorno uno e i test fisici, che sono stati molto difficili! Ma stare con la squadra per un periodo prolungato ti permette di capire i giocatori e permette a loro di capire me, come sono come persona e come mi muovo in campo. Vivere la pre-season ogni giorno mi ha permesso di imparare, crescere e capire cosa vuole l’allenatore da me, dalla squadra e nelle diverse fasi di gioco". Tra le figure di riferimento nello spogliatoio, Justin cita alcuni compagni in particolare: "Direi Pierre Kalulu, perché la maggior parte delle volte io gioco a sinistra e lui a destra, quindi ci affrontiamo spesso in allenamento. Mi sta aiutando molto: se non capisco qualcosa mi dà una mano perché parla italiano, e mi spiega cosa dà fastidio a un difensore, così se faccio determinate giocate riesco ad avere successo. E poi Weston McKennie, che è un ragazzo divertente e parla anche inglese".

Il primo gol in amichevole e le emozioni dell'esordio in Serie A

Rivivendo i momenti più emozionanti degli ultimi mesi, Oboavwoduo ripercorre la rete segnata in amichevole contro il Nizza: "Segnare per la Juventus dà un sacco di orgoglio e molta gioia. È stato un momento felicissimo poter entrare in campo e incidere per aiutare la squadra. Ricordo che dopo la partita ho parlato con la mia famiglia ed erano felicissimi per me: mia mamma, mio papà, le mie sorelle, ma anche il direttore e tutto lo staff". Fino ad arrivare al debutto ufficiale nel massimo campionato nella trasferta contro il Sassuolo: "È stato un momento un po' agrodolce per come è finita la partita, ma la Serie A è una competizione enorme e fare l'esordio con la Juventus, sentendo la fiducia di Spalletti che mi ha messo dentro in un momento difficile, è qualcosa che terrò con me per sempre. Spero sia solo un punto di partenza per molte altre presenze. Prima di entrare il Mister mi ha detto semplicemente di andare in campo, divertirmi, puntare, dribblare, attaccare il terzino e cercare di incidere sulla partita, infondendomi quanta più fiducia possibile. Finita la gara ho mandato subito un messaggio a mio papà e a mia mamma: avevano seguito la partita sperando che entrassi ed erano felici per me, hanno cercato di tirarmi su il morale per il risultato finale".

La vita in Italia e gli obiettivi futuri

Al di fuori del terreno di gioco, Justin descrive le sue passioni: "Mi piace giocare un po' alla PlayStation, me la cavo a EAFC. Ascolto musica e seguo un po' il basket perché mia sorella gioca a pallacanestro. Torino è una bellissima città, con una ricca storia. È bello passeggiare in centro, mi piace davvero stare qui". In chiusura, uno sguardo teso verso il presente e verso i grandi traguardi del futuro: "Il mio obiettivo principale per la stagione è incidere in più partite possibili con la Next Gen, segnare, fare assist, fare buone prestazioni e aiutare la squadra in entrambe le fasi per vincere le partite, facendomi trovare sempre pronto se il Mister riterrà di chiamarmi in Prima Squadra. Il mio sogno più grande? Vincere la Coppa del Mondo e la Champions League. Giocare per la propria nazionale significa che sei tra i migliori del tuo paese, e vincere il Mondiale significa essere la squadra e il gruppo più forte del mondo. Da bambino vuoi vincere tutto e segnare 100 gol: penso che sognare in grande non sia affatto male".

per Tuttojuve.com

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