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tmw / juventus / Il punto
Pianti per qualcuno, liberazione per altri: se il problema degli ultimi tre anni è Dybala, la Juve è fuori strada. In corsa per Pogba: questione di cuore. Ma c'è una strategia?TUTTOmercatoWEB.com
martedì 17 maggio 2022, 00:00Il punto
di Ivan Cardia
per Tuttojuve.com

Pianti per qualcuno, liberazione per altri: se il problema degli ultimi tre anni è Dybala, la Juve è...

La corsa di Giorgio Chiellini con la maglia della Juventus finisce qui. Come si possono scegliere parole che aggiungano davvero qualcosa a quello che ha dato alla Juventus in 17 anni? Nulla, e allora meglio lasciarsi col saluto dello Stadium, con gli abbracci, le lacrime e le incertezze di chi in questo lasso di tempo è stato grande soprattutto appoggiandosi a lui. Tra i migliori difensori nella storia della Vecchia Signora, parecchio sottovalutato da tutte le altre tifoserie soltanto perché l'Italia veniva dai fasti dei Maldini, dei Nesta e dei Cannavaro. Però Giorgione è stato di quella risma lì.

Oscurato dal capitano, colui che sarebbe dovuto succedergli in questo ruolo, l'addio di Paulo Dybala: a parametro zero, è una sconfitta costruita nel tempo. Emoziona ancora di più, perché è una storia irrisolta. Tutte le scelte del mondo sono legittime, per carità, e l'augurio ai tifosi della Juventus è che alla fine abbia ragione la società. Aggiungiamo che il fisico col passare del tempo è diventato un tema da non sottovalutare. Ma è altresì un dato di fatto che, da tre stagioni a questa parte, dagli affari orchestrati con la Premier e smontati dal diretto interessato in poi, a Torino abbiano fatto di tutto per svalutare quello che era, se non il migliore, uno dei migliori giocatori in squadra. E resta tuttora la principale, se non unica, fonte di idee di una rosa che ha evidenti mancanze quando si tratta di accendere la luce. Su questo ci torniamo.


Pare che Dybala avesse addirittura già registrato - oltre a quello per l'addio, tra le lacrime, roba di qualche anno fa - il video post rinnovo, tanto a un certo punto sembrava scontata la fumata bianca. Poi la Juventus si è tirata indietro, fino al punto di non presentare neanche un'offerta, forse col timore che l'argentino l'accettasse e mettesse con le spalle al muro chi aveva già deciso di separarsi. Anche a prescindere da quello che il resto dei compagni ha trasmesso nell'ultima prova casalinga dell'anno: da Vlahovic in giù, nessuno è sembrato davvero pronto a fare a meno della Joya. E se la Juve si è convinta, soldi a parte, che avere uno così sia stato il limite degli ultimi anni, il rischio è che sia completamente fuori strada. Non ha tenuto gli standard dell'inizio? Sarà pur vero, ma da due-tre stagioni gli si è chiesto di fare sessanta metri all'indietro, perché il centrocampo è quello che è, e poi anche i gol. Forse un po' troppo.

Archiviati Chiellini, Dybala, le lacrime, gli abbracci e anche la certezza aritmetica che Allegri chiuderà il campionato con meno punti di Pirlo - ma la Champions in tasca con tranquillità non è poco - la Juve si butta sul futuro. Al sapore di passato. Arrivabene ha assicurato di no, ma è difficile credere che nella lunga chiacchierata di lunedì si sia davvero parlato di Kean e Pellegrini. Paul Pogba è una suggestione, non soltanto per i tifosi. Questione di cuore, prima di tutto: è la carta che la Juve si gioca, non potendo pareggiare l'offerta economica del PSG. Altrimenti, da Milinkovic-Savic a Jorginho per finire con Paredes, la lista è lunga. Ma pure eterogenea. Stesso discorso qualche metro più avanti, dove da Di Maria - il giocatore non si discute, l'età sì e il rischio il "nome" oscuri il resto c'è - a Zaniolo e Raspadori l'identikit è tutto fuorché chiaro. In uscita, almeno 5-6 giocatori oltre ai non rinnovati (tema spinoso: anche prolungare i contratti è un'arte, e a oggi l'unico è Cuadrado, per clausola e non per accordo), ma lì dipenderà dalle offerte che arriveranno, perché con le cessioni funziona così. Alla fine, ne siamo convinti, la Juve farà un buon mercato: a gennaio ha stupito con Vlahovic, sorprenderà ancora. Oggi, sondando tanti terreni ma tutti diversi, con l'impressione che arriverà chi si potrà e non chi si vorrà prendere, qualche dubbio su quale sia la strategia non può non esserci.