Può essere stato un errore il rinnovo di Kenan Yildiz?
Provocazione o pensiero? Può essere stato un errore il rinnovo di Kenan Yildiz fino al 2030? È una domanda da farsi se la qualificazione alla Champions League è in bilico, quando il turco aveva ancora quattro anni di contratto a 1,5 milioni di euro. Il prolungamento potrebbe superare di ben oltre i 6 milioni paventati - e presi come tetto massimo - ma aggiustarsi appena sotto gli 8, cioè quanto guadagnava un Kolo Muani che poteva tornare (e aveva dato la disponibilità) al Paris Saint Germain e nei sei mesi di Juve.
Con un ingaggio (molto) alto, Yildiz è appetibile come se prendesse 1,5? La risposta è semplice ed è "no". Certo, si può dire che è meglio tenerlo nella pancia bianconera, sperando di costruirci una squadra intorno. Però i casi sono fondamentalmente due: o si crede nel progetto e si incomincia a strutturarlo senza dovere ricorrere a plusvalenze ogni anno, mantenendo bassi gli ingaggi e secondariamente cercando di implementare anno dopo anno uno zoccolo duro almeno negli interpreti secondari (pur titolari), oppure si vive alla giornata pensando che il quarto posto sia l'unico obiettivo che non deve essere mancato.
Cioè come è andata negli ultimi anni. Una visione a breve termine che ha portato solo a scompensi economici. Senza una vera e propria rifondazione, come poteva capitare con Thiago Motta. La Juve deve ripartire da Yildiz, questo è chiaro. Ma non in un mondo dove cambia solamente partecipare alla Champions o meno.






