Maestro Spalletti, che lezione ai giovani!
Massimo Pavan
La nuova Juventus non vuole soltanto acquistare giovani di talento. Vuole soprattutto trasformarli in giocatori veri, capaci di reggere il peso della maglia bianconera e diventare protagonisti ad alto livello.
Ed è proprio qui che entra in gioco Luciano Spalletti. Giovanni Carnevali lo considera molto più di un semplice allenatore della prima squadra: per il nuovo progetto juventino deve essere anche un maestro capace di accompagnare la crescita dei talenti sui quali il club ha deciso di investire.
Carnevali: Spalletti è uno che insegna
Le parole pronunciate dall'amministratore delegato al Festival dello Sport spiegano perfettamente la considerazione che la società ha del proprio allenatore. «Di allenatori ne ho visti tanti, lui è capace, insegna. Abbiamo bisogno di tecnici come lui. Vorrei farvi venire a vedere un allenamento», ha raccontato Carnevali parlando di Spalletti.
Non è una frase casuale. Dentro quelle parole c'è probabilmente anche una parte della strategia con cui la Juventus vuole costruire il proprio futuro.
La Juventus vuole comprare talenti prima che esplodano
Carnevali ha indicato chiaramente la nuova strada. La Juventus non può pensare di competere sistematicamente nelle aste internazionali quando un giovane è già diventato un calciatore da 70 o 80 milioni.
Bisogna quindi arrivare prima, individuando giocatori ancora in fase di crescita e affidandoli successivamente a un allenatore capace di completarli. È esattamente ciò che il club sta cercando di fare con Kerim Alajbegovic.
Alajbegovic è il primo grande esempio
Il bosniaco è probabilmente il caso più interessante. Arrivato giovanissimo alla Juventus, avrebbe potuto vivere una stagione soprattutto di apprendistato, entrando lentamente nelle rotazioni della prima squadra. Invece ha accelerato immediatamente. Gli infortuni hanno aumentato le opportunità e Alajbegovic le ha sfruttate, raggiungendo rapidamente cinque presenze e circa 300 minuti con la Juventus, trovando anche il primo gol bianconero contro il NEC in Europa League.
Spalletti non vuole bruciarlo
Il lavoro dell'allenatore, però, non consiste semplicemente nel mandare un giovane in campo. La parte più difficile è capire quando utilizzarlo, dove schierarlo e quali responsabilità assegnargli. Dopo la rete contro il NEC, Spalletti aveva sottolineato i progressi del bosniaco soprattutto nelle scelte e nella pulizia del gioco. Il talento non viene messo in discussione, ma deve essere trasformato in continuità e capacità di interpretare le partite.
Non basta saper saltare l'uomo
È proprio questa la differenza tra avere talento ed essere un giocatore da Juventus. Un giovane può possedere tecnica, velocità e capacità nell'uno contro uno, ma ad altissimo livello deve imparare molto altro. Deve conoscere i tempi del pressing, occupare correttamente gli spazi, capire quando rischiare una giocata e quando invece consolidare il possesso. È su questi dettagli che un allenatore come Spalletti può diventare determinante.
Spalletti può costruire il giocatore prima del campione
Alajbegovic possiede qualità offensive evidenti, ma Spalletti sta lavorando anche sulla sua interpretazione tattica. Il tecnico vuole calciatori capaci di leggere situazioni differenti durante la stessa partita.
Per questo il bosniaco può essere utilizzato largo, sulla trequarti o più vicino alla punta. L'obiettivo non è semplicemente trovargli una posizione, ma costruire un calciatore capace di occuparne diverse senza perdere efficacia.
Ekhator rappresenta un altro investimento importante
Il progetto non riguarda soltanto Alajbegovic. La Juventus durante l'estate ha investito anche su Jeff Ekhator, altro giovane sul quale Carnevali e Massara hanno deciso di anticipare la concorrenza.
Il suo percorso è stato rallentato dagli infortuni, ma la filosofia non cambia. Quando tornerà pienamente disponibile, toccherà anche a Spalletti accompagnarlo nella trasformazione da talento interessante a possibile giocatore stabile della Juventus.
I giovani devono meritarsi il posto
Questo non significa che alla Continassa verranno regalati minuti sulla base della carta d'identità. Spalletti non sembra interessato a utilizzare un giovane semplicemente per poter dire di averlo lanciato.
La filosofia è differente: se sei bravo giochi, ma devi dimostrarlo durante ogni allenamento. Alajbegovic ha iniziato a guadagnarsi spazio proprio perché la sua crescita è stata più veloce di quanto inizialmente previsto.
La linea verde di Carnevali ha bisogno di Spalletti
Qui mercato e campo finiscono per incontrarsi. Carnevali vuole costruire una Juventus capace di individuare giocatori giovani prima che il loro valore diventi irraggiungibile per le possibilità economiche del calcio italiano.
Ma questa strategia funziona soltanto se quei giocatori crescono davvero. Acquistare un diciottenne promettente non basta: bisogna creare l'ambiente tecnico nel quale possa migliorare, sbagliare e progressivamente conquistare responsabilità.
Quando Carnevali parla di calciatori che in futuro potrebbero valere 70-80 milioni, non sta pensando soltanto a una plusvalenza. Un aumento così importante del valore può esistere soltanto attraverso le prestazioni.
Ed è qui che il lavoro di Spalletti assume anche una dimensione societaria. Migliorare un giovane significa aumentare contemporaneamente il valore tecnico della Juventus e quello economico del suo patrimonio.
Non soltanto Alajbegovic
Alla Continassa ci sono altri ragazzi che Spalletti osserva quotidianamente e le numerose assenze durante la sosta hanno permesso al tecnico di lavorare ancora più da vicino con alcuni elementi del settore giovanile.
Non tutti arriveranno in prima squadra e sarebbe sbagliato pensarlo. Ma l'obiettivo della Juventus deve essere creare un collegamento sempre più naturale tra scouting, settore giovanile e squadra di Spalletti.
Allenare la Juventus significa avere l'obbligo del risultato. Ed è proprio questo che rende più complicato lavorare sui giovani rispetto a quanto accade in società con pressioni inferiori.
Spalletti deve quindi trovare l'equilibrio tra due esigenze apparentemente opposte: vincere subito e costruire contemporaneamente i giocatori che dovranno permettere alla Juventus di vincere domani.
Alajbegovic dimostra che si può fare
I primi mesi del bosniaco rappresentano un'indicazione incoraggiante. La Juventus lo aveva acquistato pensando a un percorso graduale, mentre il campo ha accelerato le tappe.
Spalletti ha avuto il merito di non fermare quella crescita. Quando ha ritenuto Alajbegovic pronto gli ha dato spazio, ma contemporaneamente ha continuato a sottolineare quanto debba ancora imparare.
Il vero maestro non regala nulla
Ed è forse questo il punto centrale. Essere un allenatore bravo con i giovani non significa necessariamente mandarli tutti in campo.
Significa capire chi è pronto, correggere gli errori, trovare il ruolo giusto e alzare continuamente l'asticella, senza trasformare una buona partita in una promozione definitiva o una brutta prestazione in una bocciatura.
Carnevali e Massara possono trovare il talento. Possono anticipare Chelsea, Premier League e altre grandi società europee. Possono costruire operazioni finanziariamente sostenibili.
Poi, però, serve qualcuno che trasformi l'investimento in un giocatore. Ed è esattamente per questo che la Juventus considera Spalletti una figura centrale nel nuovo corso.
Alajbegovic è soltanto il primo grande laboratorio. Dietro di lui ci sono altri giovani da osservare, costruire e valorizzare. Se la nuova Juventus vuole davvero tornare grande acquistando i campioni prima che diventino campioni, avere in panchina un allenatore che sappia insegnare può diventare importante quanto avere dirigenti capaci di scoprirli.


