Juve, Spalletti non fa sconti: dalla gestione di Kolo Muani alla frecciata a Conceição
Massimo Pavan
La Juventus vince a Vigo, ma Luciano Spalletti non ha alcuna intenzione di lasciarsi trascinare dall'entusiasmo. Il successo contro il Celta rappresenta un risultato importante, ottenuto grazie alla rimonta firmata da Nick Woltemade e Randal Kolo Muani, ma l'allenatore bianconero ha individuato numerosi aspetti da correggere.
Spalletti ha analizzato la prestazione con grande lucidità, soffermandosi sulla lentezza della squadra, sui problemi nella gestione delle transizioni e sulle difficoltà di alcuni singoli.Non sono mancate parole particolarmente significative su Francisco Conceição e Teun Koopmeiners, due giocatori dai quali il tecnico si aspetta evidentemente molto di più.
Spalletti spiega la mossa decisiva: Kolo Muani più vicino alla porta
Uno degli episodi più interessanti della serata riguarda la correzione tattica effettuata dall'allenatore nel finale.
Spalletti ha chiesto a Woltemade e Kolo Muani di modificare le rispettive posizioni, con il francese chiamato ad agire in una zona più centrale.
Il tecnico ha spiegato così la scelta: "Kolo ha aperto così, l'ha interpretata troppo da esterno, mentre doveva stare su quel mezzo spazio lì, perchè quella corsia era libera per Cambiaso. Però poi non siamo riusciti a gestire con sicurezza la palla in dei momenti anche di gioco, per cui c'erano questi continui ribaltamenti, arrivavamo sempre in ritardo ad agganciare, ci hanno scavato sempre l'uomo libero nel mezzo, ci hanno costretto poi a delle ricomposizioni lunghe e abbiamo speso tanta corsa. Da ultimo, Woltemade era un pochettino stanco, Kolo invece da quella posizione lì, rimanendo spesso 1 contro 1, poteva incidere, e poi Kolo è un giocatore forte, per cui ho tentato di fare così, cambiare queste posizioni, però poi sono sempre loro che fanno la differenza con le loro scelte".
Parole che chiariscono il ragionamento dell'allenatore. Spalletti aveva individuato la necessità di liberare la corsia per Cambiaso e di portare Kolo Muani in una zona dalla quale potesse sfruttare meglio le proprie qualità.
La soluzione ha funzionato, ma il tecnico ha voluto sottolineare anche il merito dei calciatori, capaci di trasformare un'indicazione tattica in una giocata decisiva.
«In tutte le fasi siamo stati lenti»: la bocciatura della prestazione
Il risultato positivo non cancella un primo tempo nel quale la Juventus ha faticato enormemente a trovare ritmo.
Spalletti non ha cercato giustificazioni e ha espresso un giudizio severo sulla prestazione collettiva:"Sì, siamo stati un po' lenti nel fare tutto nel primo tempo, perchè gli si dava sempre tempo agli altri di ritrovare quest'ordine, loro sono bravi ad essere una squadra che è sempre ordinata in campo, quando si è riconquistata, non siamo stati bravi a ribaltare subito l'azione. Poi quando si perdeva palla eravamo lenti nelle riaggressioni che sono state diverse da quelle di Cagliari. Cagliari, ad esempio, è una partita differente, anche se poi non la vinci, però, sotto l'aspetto del dinamismo, della qualità di gioco, dell'attenzione, della continuità, si è fatto meglio di stasera. Stasera siamo stati lenti nell'andare ad agganciare le fasi di gioco, in tutte le fasi siamo stati lenti".
È un passaggio particolarmente significativo, perché l'allenatore considera la prestazione di Cagliari, conclusa senza vittoria, superiore per dinamismo e qualità a quella di Vigo.
Un messaggio preciso: il risultato conta, ma non può diventare l'unico criterio per giudicare la crescita della squadra.
Contro il Celta, la Juventus ha spesso permesso agli avversari di ricompattarsi dopo aver perso il pallone. E quando erano i bianconeri a perdere il possesso, la riaggressione arrivava troppo tardi.
Due difetti che hanno finito per amplificarsi reciprocamente.
Conceição e la reazione al cambio: Spalletti risponde duramente
Tra i momenti più delicati dell'intervista c'è la domanda relativa alla possibile irritazione di Francisco Conceição dopo la sostituzione.
La risposta di Spalletti è stata particolarmente netta:"Gli conviene essere arrabbiato con se stesso, perchè se no se ne può parlare insieme. Penso faccia a bene a fare così, se ha qualcosa da dire, penso ce l'abbia con se stesso per quella che è stata la prestazione. Al di là del fatto della prestazione, però poi è scivolato tre volte all'inizio, il campo lo andiamo a provare, bisogna provarlo seriamente. Poi è uscito al 70esimo, c'è un'altra partita fra due giorni, questi atteggiamenti, se lo ha fatto - perchè i miei collaboratori mi dicono di no -, se ha fatto qualcosa poi, ci spiegherà quello che gli dobbiamo dare e vedremo di saldarlo".
Il tecnico non ha confermato che ci sia stato un gesto polemico, precisando anzi che i suoi collaboratori gli avevano riferito il contrario.
Il senso delle sue parole, però, è evidente: nessun giocatore può considerare la sostituzione un affronto personale.
Spalletti pretende attenzione, professionalità e disponibilità ad accettare le decisioni tecniche, soprattutto in un momento nel quale gli impegni ravvicinati rendono indispensabile gestire le energie.
Anche il riferimento alle scivolate sul terreno di gioco lascia intendere che il tecnico si aspetti maggiore cura dei dettagli.
Non è necessariamente l'apertura di un caso, ma certamente un richiamo agli standard che l'allenatore vuole imporre.
Koopmeiners, la spiegazione delle difficoltà: «Si sente sotto osservazione»
Altro passaggio rilevante riguarda Teun Koopmeiners, chiamato in causa per la scarsa propensione a verticalizzare.
Spalletti ha riconosciuto il problema, evitando però di attribuirlo esclusivamente al centrocampista olandese: "E' vero quello di non verticalizzare, di non andare subito a ribaltare l'azione, soprattutto quando riconquistiamo, non l'ha sbagliato solo lui, ma in diversi. Lui probabilmente non ha la tranquillità in questo momento, perché gioca poco e perché anche lui si sente sotto osservazione di continuo, pensavo che la competizione europea gli potesse ridare lustro, ma deve ancora migliorare anche per quello che ha fatto oggi".
La lettura dell'allenatore è interessante perché coinvolge sia l'aspetto tecnico sia quello psicologico.
Koopmeiners sembra attraversare una fase nella quale la necessità di dimostrare il proprio valore rischia di condizionarne le scelte. Il pallone viene spesso gestito senza cercare immediatamente la giocata in avanti, rallentando lo sviluppo dell'azione.
Spalletti aveva immaginato che l'Europa potesse offrirgli un'occasione per ritrovare fiducia e brillantezza, ma la risposta non è stata ancora quella attesa.
La fiducia del tecnico non equivale a una promozione incondizionata: Koopmeiners dovrà dimostrare sul campo di poter incidere maggiormente.
Il Celta ha fatto soffrire la Juve: Spalletti ammette i rischi
Un altro tema centrale riguarda le occasioni concesse agli spagnoli, soprattutto nelle ripartenze.
La Juventus ha vinto, ma in diversi momenti ha perso compattezza, lasciando spazi nei quali il Celta avrebbe potuto costruire situazioni pericolose.
Spalletti ha riconosciuto il problema, rivendicando però la volontà dei suoi giocatori di cercare la vittoria:"Sì, è andata bene, ma anche noi abbiamo avuto delle palle dove potevamo fare gol, se no si guarda sempre quelle degli altri e non si guardano le nostre. Anche noi abbiamo avuto al limite dell'area la possibilità di far girare due-tre palloni bene da una parte all'altra, di scavargli una posizione vuota, però è vero che poi in alcuni momenti eravamo disuniti, si è lasciato degli spazi che potevano farci male, però c'era da provare a vincere la partita, questo mi piace dei ragazzi, che siano poi disponibili a giocarsela pur rischiando qualcosa. Il rischio è una cosa che va presa nel calcio attuale, si va a tentare di vincere. C'è troppa differenza... ma se poi ti succede come a Sassuolo? L'ho già detto, a me piace più che provino, magari con più equilibrio, senza disunirsi, ma quella deve essere la voglia giusta".
La posizione dell'allenatore è chiara: meglio una squadra che prova a vincere assumendosi qualche rischio rispetto a una formazione che rinuncia ad attaccare per paura di perdere.
Il problema, però, resta trovare un equilibrio tra coraggio e organizzazione.
A Vigo la Juventus ha concesso troppo campo nelle transizioni, pur senza costringere Vicario a una lunga serie di interventi decisivi. Un dato che non deve trarre in inganno: l'assenza di grandi parate non significa necessariamente che la fase difensiva abbia funzionato.
Una vittoria che non nasconde i problemi
Le dichiarazioni di Spalletti raccontano un allenatore soddisfatto del risultato e della disponibilità dei giocatori, ma lontano dall'essere contento della prestazione.
Il tecnico ha individuato tre problemi principali: la lentezza nella circolazione del pallone, le difficoltà nella riaggressione e la tendenza a perdere le distanze quando la squadra cerca di attaccare con più uomini.
A questi si aggiungono le situazioni individuali di giocatori chiamati a dare risposte più convincenti.
Il successo contro il Celta permette alla Juventus di lavorare con maggiore serenità, ma non cancella le criticità.
Anzi, proprio le parole di Spalletti confermano che la strada verso una Juventus più continua, aggressiva e competitiva è ancora lunga.
Il tecnico vuole una squadra coraggiosa, ma non disordinata. Vuole qualità, ma anche velocità di pensiero. E soprattutto pretende che ogni giocatore, titolare o subentrante, contribuisca alla crescita collettiva.
La rimonta di Vigo è un punto di partenza. Le parole dell'allenatore sono il promemoria che, per fare davvero il salto di qualità, servirà molto di più.


