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Perrotta nel nuovo progetto giovanile: "Ai nostri tempi 3-4 ore al giorno col pallone, oggi a settimana"TUTTO mercato WEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Oggi alle 13:40Serie A
di Ivan Cardia
fonte Da Roma, Lorenzo Beccarisi

Perrotta nel nuovo progetto giovanile: "Ai nostri tempi 3-4 ore al giorno col pallone, oggi a settimana"

Da campioni del mondo a guide per i giovani. Gianluca Zambrotta e Simone Perrotta sono figure chiave nell'ambito del nuovo progetto per il sistema calcistico giovanile italiano, di cui hanno sviluppato le linee guida. In conferenza stampa, ha preso la parola anzitutto Zambrotta: “Ringrazio il presidente Gravina, quando ha chiamato me e Simone diversi mesi fa abbiamo subito preso questa bellissima opportunità per dare una mano a un progetto su cui il presidente ha sempre creduto. Ringrazio il presidente dell’AIC Umberto Calcagno perché ci ha permesso di dare il nostro contributo come ex calciatori. Questo è un progetto importante, fondamentale per la crescita dei ragazzi che vanno dai 5 ai 12 anni. Deve essere importante far passare il messaggio che sarà un progetto condiviso tra tutte le componenti, cercheremo di portare una ventata di nuove metodologie per quanto riguarda l’attività di base. Partiremo dalla formazione di allenatori alla programmazione per categorie attraverso un percorso formativo ad hoc. Cercheremo tutti insieme di portare un qualcosa di importante all’attività di base”. A entrare maggiormente nel dettaglio del progetto è stato l'altro campione del mondo nel 2006, Simone Perrotta: “Sono contento per diversi motivi, da quando ho smesso di giocare ho cercato di dare indietro parte di quello che mi è stato dato. Ho alzato una coppa molto importante, cerco di dare ai giovani ciò che ho vissuto io da calciatore. Con l’AIC lavoriamo con i bambini in Italia e all’estero da 15 anni, tutto ciò che è dentro questo progetto fa parte della mia esperienza. Ci sono più padri all’interno di questo progetto, non siamo solo io e Gianluca Zambrotta. In questo momento abbiamo coinvolto alcune delle componenti, ma in futuro c’è la necessità di coinvolgere tutti. Il progetto nasce dal confronto avuto con Viscidi sulla scorta di ciò che diceva, ovvero che la tecnica deve tornare al centro di qualsiasi discorso. So il grande lavoro che fa il settore giovanile scolastico, ma c’era la necessità di implementare quello che già era presente. Con il presidente abbiamo cercato di invertire la dinamica della federazione, fino a ieri si investiva sugli allenamenti dei ragazzi. Da oggi si investirà sulla formazione dei tecnici, ci saranno ulteriori corsi per la formazione dei tecnici e saranno totalmente gratuiti. Partiremo con il corso di responsabile di attività di base, allenare un bambino di 5 anni o un ragazzo di 19-20 anni sono mondi diversi. Ci siamo posti il problema di formare una persona specifica per quella fascia d’età che va dai 5 ai 12 anni. Questo corso gratuito sarà aperto a tutti. Il secondo punto sarà il corso UEFA C, un corso prevalentemente per allenare tutto il settore giovanile. Lavoreremo sugli approfondimenti per categorie, ci siamo posti il problema di cosa significa allenare un bambino di 5 o 6 anni sotto tutti i punti di vista. Il tecnico che dovrà allenare quei bambini sarà obbligato a partecipare a questo approfondimento prima dell’inizio dell’attività per il tesseramento. L’ultimo punto è una sperimentazione e sono le aree sportive territoriali, gli staff della federazioni andranno all’interno delle 162 società di Serie D per portare questa metodologia con la tecnica al centro di tutto. Questo è un progetto che deve lavorare in sinergia con tutti, ma non può essere solo una questione tecnica. Quando ho alzato quella coppa, prima che il calciatore è stato l’uomo ad alzare quella coppa. Credo che la federazione debba pensare anche a tutti quei ragazzi che non diventeranno mai calciatori. La federazione ha la necessità di dare le basi etiche e morali a tutti i bambini, le società devono preoccuparsi soprattutto alla costruzione della persona. Ci siamo posti questo problema, il progetto dovrà esaltare la tecnica ma anche se non soprattutto la persona. Sono convinto che faremo un grande lavoro. Questo progetto dovrà andare a individuare quelle figure che possono aumentare l’aspetto tecnico di ogni bambino. Non bisogna però togliere il gusto della vittoria ai bambini, serve la formazione pedagogica dei bambini per digerire una sconfitta. È un progetto che deve interferire in tutte le sfere dei bambini, deve partire dalle società, dai tecnici e dai genitori. Ci sarà anche il coinvolgimento dei genitori per spiegare cosa significare fare il genitore attivo nella crescita dei giovani. Sono dieci anni che mi chiedo per quale motivo esistono promozioni e retrocessioni nei dilettanti mentre invece nei professionisti, ad eccezione della primavera, non sono presenti le retrocessioni. Ho letto che in Norvegia non c’è la strada, ma a fare la differenza è il monte ore. Un bambino a oggi sta 3-4 ore a settimana al campo con il pallone, ai miei tempi ci stavamo 3-4 ore al giorno a giocare col pallone e sperimentavamo senza l’adulto per giocare. Oggi tutto questo in altre parti d’Europa ci può anche essere la scuola che aiuta in questo monte ore. Dobbiamo portare i bambini a sperimentare tutti i gesti tecnici. Non è che ci manca talento, ma non si allenano determinati gesti tecnici nei bambini. La strada non ti dava altro che il monte ore per toccare il pallone e sperimentare i gesti tecnici”.