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La parabola di Malagò: da “non volevo candidarmi” a 11 firme in A di cui una contestata

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Ivan Cardia
Oggi alle 11:45Serie A
autore Ivan Cardia
05.11.2026 11:45Serie A
Ad aprile era stata la convergenza di quasi tutta la Serie A a fargli rivedere il no iniziale. Ora l’accreditamento passa dalla revoca del Genoa
“Mi hanno contattato ancora prima della Bosnia e ho detto che non ero disponibile”. Il 16 aprile, a San Siro, Giovanni Malagò spiegava così com’era nata l’ipotesi di una sua candidatura alla presidenza della Figc. Poi raccontava che, nel giro di pochi giorni, le società disposte a sostenerlo erano diventate diciannove. E ricordava quanto fosse stato difficile, in passato per la Serie A, metterne insieme anche soltanto undici. A novembre sono proprio undici le firme che il commissario straordinario ha depositato per candidarsi alle elezioni del 14 dicembre. Una, quella del Genoa, compare anche nella documentazione di Adriano Galliani.

Dalle 19 adesioni di aprile alla maggioranza minima

In primavera il numero dei club era parte della spiegazione di Malagò. La richiesta arrivava dalla Serie A e la sua risposta era cambiata quando quella disponibilità era diventata quasi unanime. Stavolta il commissario si presenta con la maggioranza minima e di fronte ha uno sfidante che ha già ottenuto l’accreditamento di Aic e Aiac. Le otto adesioni in meno - tra chi appoggia Galliani e chi per ora non si espone - misurano quanto sia cambiata la posizione della Lega tra le due candidature. Il voto di dicembre resta un’altra cosa: si svolgerà a scrutinio segreto e le firme depositate servono a presentare i candidati.

È cambiato tutto

La differenza non è soltanto numerica, ma relativa proprio al presupposto della candidatura di Malagò. In primavera, correva perché gli era stato richiesto, a gran voce: il classico salvatore della patria nel momento più buio. Mesi dopo, tra attriti e incomprensioni, non vuole - comprensibilmente, per carità - lasciare le cose a metà, e accettare quella che sarebbe una sconfitta in partenza. Certo, se poi vincerà ci sarà da governare un calcio tornato estremamente litigioso e anche la candidatura della Serie A - senza nessuna tra Inter, Juventus e Milan sul suo carro - ha dimensioni molto diverse, e decisamente più fragili.

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