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Chi ha fatto brutta figura? Tutti noi ma per colpa solo loro…

Chi ha fatto brutta figura? Tutti noi ma per colpa solo loro… TUTTOmercatoWEB
Fabrizio Ponciroli
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Fabrizio Ponciroli
Oggi alle 06:00L'Angolo di Calcio2000

“Vi rialzerete, siete meno lontani di quanto pensate”. Queste le parole che proferisce Gerard Piqué alla World Cup Kings League. Lo guardo e spero tanto che abbia ragione. In realtà, loro (gli spagnoli) hanno appena vinto un Mondiale, facendo seguito all’ennesimo successo agli Europei. Noi, invece, abbiamo vissuto la rivoluzione, o meglio, al tentativo di rivoluzione più tragicomico di sempre. Dopo aver sbandierato ai quattro venti la necessità di “ripartire da zero” con un “progetto nuovo, a medio/lungo termine”, ci siamo ritrovati con un pugno di mosche in mano.
Abodi, ministro dello sport, ha parlato di figuraccia e si è chiesto chi l’abbia fatta… Caro ministro, tutti quanti, noi compresi. Dopo tre Mondiali guardati dal divano, ci speravo in un “cambio epocale” ma, in Italia, nulla può essere stravolto. Perché? Perché solo a parole c’è la volontà di farlo. L’esempio, suo malgrado, è Andrea Pirlo. Chiaro, nessuno (o quasi) avrebbe pensato a lui, soprattutto dopo aver tentato di vestire d’azzurro un certo Pep Guardiola. Tuttavia, se dai carta bianca a Paolo Maldini e Leonardo, non dovresti poi stoppare tutto. Gli interessi commerciali di Andrea Pirlo con la Russia infastidiscono? Almeno dagli la possibilità di spiegare…
Invece, niente Andrea Pirlo, semplicemente perché non aveva “non ha il curriculum giusto”. In questa storia, ognuno ha un suo punto di vista. C’è chi incolpa il duo Maldini-Leonardo di aver chiamato “il loro amico di merende” e chi dice che Malagò si è risentito perché “non l’hanno ascoltato”. Sullo sfondo i presidenti di Serie A che, alla fine, dell’azzurro gli interessa fino ad un certo punto, ovvero fino a che non intralciano i loro “affari da club”. C’è poi la politica che si sente in dovere di commentare qualsiasi questione con la scusa che è “di risonanza nazionale”.

Sullo sfondo gli italiani che, ancora una volta, si sono sentiti presi in giro da un modus operandi che non lascia scampo a chi punta ad un vero ribaltone. Il desiderio di dare il via ad una nuova era è semplicemente uno slogan per sentirsi a posto con la coscienza. Tanto, alla fine, tutto resta uguale, cambiano solo le pedine e, ognuna di loro, è ben controllata e sorvegliata. “Non si tratta solo di ‘dobbiamo vincere il prossimo Europeo’, non bisogna andare in quella direzione. Serve un progetto a medio/lungo termine”, confida Piqué guardandomi negli occhi. Caro Gerard so che hai ragione ma, da noi, il vostro sistema (puntare sui giovani e farli crescere, seguendo uno stile di gioco unico per tutti) non può attecchire. Noi siamo in un loop temporale in cui rifacciamo, continuamente, le stesse scelte sperando che, ogni tanto, arrivi un buon risultato che ci faccia dimenticare quanto siamo calcisticamente vecchi e arretrati. Che figuraccia, l’ennesima…

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