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ESCLUSIVA - Palmaroli "Osho": "Su Lotito una delle vignette più belle. Ci manca Milinkovic"
martedì 27 febbraio 2024, 11:06Esclusive
di Lavinia Saccardo
per Lalaziosiamonoi.it
fonte Lavinia Saccardo - Lalaziosiamonoi.it

ESCLUSIVA - Palmaroli "Osho": "Su Lotito una delle vignette più belle. Ci manca Milinkovic"

In tanti lo conoscono come Federico Palmaroli, in tantissimi invece lo seguono con il suo alterego, il simpatico "Osho", ideatore di tantissime vignette satiriche che riempiono web e pagine di giornali. Collaboratore di testate giornalistiche, autore, vignettista, ma soprattutto laziale, una qualità tramandata "di padre in figlio" e che oggi sfoggia con "ostentata riservatezza". Della sua Lazialità e dell'idea che si è fatto della squadra di Sarri, ha raccontato in esclusiva alla nostra redazione:

La Lazio per te è una tradizione di famiglia? Ricordi la tua prima volta allo stadio?

"La passione per la Lazio è nata come spesso o quasi sempre accade. Mio padre era laziale e mi ha portato lui le prime volte allo stadio. La mia prima partita fu un Lazio-Bari del 1982, avevo nove anni. Finì 1 a 0 per il Bari e subito capii che quello tra me e la Lazio sarebbe stato un amore tormentato. Mio padre cercava di somministrarmi la fede con parsimonia, mi portava allo stadio raramente. Appena ho potuto andarci da solo, gli sono un po’ sfuggito di mano…"

C’è un aneddoto che ti lega alla Lazio?

"Ce ne sono tanti di episodi che mi sono rimasti impressi, soprattutto legati alle trasferte… Ma quelli che conservo nella memoria con più affetto sono avvenuti proprio negli anni in cui, grazie a mio padre, mi avvicinai al mondo Lazio. Ricordo benissimo il momento in cui si tornava dalla partita e io, molto piccolo, sventolavo fiero per strada la mia bandiera. In quell’epoca gli autobus che andavano allo stadio erano gremiti di tifosi che si sporgevano completamente fuori dai finestrini facendo i cori e battendo le mani sulla carrozzeria del mezzo. Si sentivano da un chilometro. E ricordo un giorno in cui mentre stavo per salire in macchina, dall’autobus mi rivolsero un coro di approvazione quando mi videro con la bandiera biancoceleste. Per me che li guardavo come degli eroi semplicemente per il fatto di essere così pieni di passione avvolti nei miei stessi colori, fu una sorta di battesimo del fuoco".

Ogni tanto qualche vignetta l’hai fatta su Lotito. Da tifoso, da vignettista, che personaggio vedi in lui, perché si presta così tanto al tuo fare ironia?

"Penso che su Lotito io abbia fatto una delle più belle vignette di sempre, ma era legata alla sua attività politica. Si riferisce alla sua gaffe in campagna elettorale, quando collocò Amatrice in Abruzzo invece che nel Lazio. E quindi, rivolto a Tare, gli feci dire: “Ma tu sei albanese proprio di Albano o dei dintorni?”. Lui si presta molto, ma diciamo che il più delle volte l’ironia con Lotito è superflua… fa tutto da solo".

Ci vai allo stadio di solito? Sei più un tipo da curva, distinti o il classico tifoso da tribuna che si mette comodo, con tutti comfort?

"Sono abbonato in Tevere parterre. Dopo anni e anni di curva, direi che un po’ di riposo me lo merito. Lì ho ritrovato un sacco di “vecchi” ultras ed è grazie ad alcuni di loro che la Tevere è diventata un settore movimentato. Si tira fuori la voce, spesso vengono fatte delle bellissime coreografie e quando i cori della curva vengono ripresi in Tevere si crea un effetto sonoro meraviglioso. Ti assicuro che quando torno a casa dopo aver visto la partita in parterre sono tutt’altro che riposato".

Che ne pensi di Sarri e che ne pensi della squadra? C’è qualche giocatore che ti ha deluso, qualcuno che ti ha stupito?

"A me Sarri non è mai piaciuto, lo considero un allenatore sopravvalutato. Forse darebbe il meglio di sé con i giocatori che inserisce nella lista che presenta alla Società in campagna acquisti, ma come ben sappiamo non è facile essere accontentati da Lotito… Ecco, da Sarri mi sarei almeno aspettato più rigidità nelle posizioni di fronte alla Società, cosa che non è avvenuta. Quest’anno ci è mancato Milinkovic, non c’è stato nessuno in grado di sostituirlo. Nessuno mi ha particolarmente deluso, è proprio un problema di rosa non all’altezza per competere su più fronti".

Che ne pensi del momento che sta attraversando la Lazio? E dove pensi che possa arrivare, sia in campionato che in Champions.

"Sono un po’ preoccupato per gli impegni che ci attendono, non mi riesco a esaltare per vittorie spesso frutto del caso. La squadra avrebbe avuto bisogno di innesti più di peso. In campionato stiamo messi maluccio, in Champions stiamo andando benino, ma dobbiamo essere realistici… Poi per carità, le motivazioni a volte possono sopperire al gap tecnico con altre squadre, ma non credo proprio che vinceremo la Champions. Meno male che almeno sul tifo siamo sempre in posizioni di vertice".

Tu sarai a Monaco insieme ad altri migliaia di laziali, me lo fai un pronostico, (sperando ovviamente di non portare male)

"Sarà una passeggiata… Nel senso che intanto una passeggiata fin lì ce la facciamo. Scaramanzia a parte, un pronostico in questo caso è davvero difficile. Il Bayern non è più la corazzata di qualche anno fa, ma la giochiamo in uno stadio difficilissimo da espugnare. Fosse per me, visto che ci basta lo zero a zero, la giocherei nella migliore tradizione italiana: tutti davanti a Provedel".