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Juve: il peccato di Pirlo. Milan-Roma: l'incastro dei portieri e il delirio arbitrale. Inter: oggi è già decisiva (o quasi). L'esempio di Ranieri ai "maestri" della panchinaTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Alessio Alaimo
martedì 27 ottobre 2020 08:00Editoriale
di Fabrizio Biasin

Juve: il peccato di Pirlo. Milan-Roma: l'incastro dei portieri e il delirio arbitrale. Inter: oggi è...

Ciao. Siam pieni di problemi. Inutile star lì a spiegare perché. Ma tra tante cose certamente più serie, mi sembra doveroso mettere in risalto il disagio del mio amico Odovico (nome fittizio) che, giustamente, dice: “Sono single, se ci risbattono in lockdown io questa volta mica ce la faccio. Cerco una compagna per il lockdown. Scrivilo!”.

E, allora, per la serie “Tmw per il sociale” invitiamo tutti i single a trovarsi per tempo una compagna o un compagno per il lockdown. Pensateci prima che sia troppo tardi e siate costretti a mangiare il panettone col gatto. Nel caso di Odovico sappiate che è un bel ragazzo sulla trentina, militesente, auto-munito (ma tanto la macchina non servirebbe, nel caso) e mette a disposizione il suo spazioso bilocale in zona Milano-centro. Astenersi perditempo. Fatevi avanti (@Fbiasin, poi io smisto)!

E anche per questa settimana abbiamo fatto il nostro. Ora il calcio, finché ce lo lasciano.

L’Inter oggi gioca una partita che tu dici “la stagione è appena iniziata” e, invece, è gara importantissima. In ballo in Ucraina c’è un bel fettone di qualificazione agli ottavi di Champions, pensa te. I nerazzurri ci arrivano dopo il buon 0-2 di sabato a Genova. Per carità, la partita non è stata straordinariamente bella, ma di questi tempi tocca accontentarsi, ché anche ad altissimo livello non esistono corazzate.

Son due le certezze di Conte e si chiamano Lukaku e Barella. Anche in questo caso è inutile spiegare perché. Ma in codesto mondo affamato di clic a nessuno fotte delle certezze, ci si ciba di cattiverie. E, allora, tutti si fissano su Eriksen che, è vero, non ha giocato una partita da nove, ma neppure da cinque in pagella (abbiate fede, Conte lo riproporrà); e si fissano pure su Lautaro che ha preso la panchina a pedate ed “è nervoso”. Il ragazzo ci ha tenuto a precisare che non ce l’ha con nessuno se non con se stesso. Bene così, sarebbe stato decisamente più preoccupante se fosse uscito fischiettando “quel mazzolin di fiori”. Menzione speciale per Darmian, arrivato con ben zero tifosi pronto ad accoglierlo e la nomea della zavorra: ha giocato, si è sbattuto, ha fatto bene sia a destra che a sinistra. Son solo due partite ma… bravo davvero.

Due cose sulla Juve, bloccata sul pari pure dal Verona. Il problema di Andrea Pirlo si chiama umiltà. Mica quella del tipo “io mi sento più fico di te”, per carità. Qui parliamo di “umiltà tattica”.

Capiamoci: è normale che uno dei più grandi centrocampisti di tutti i tempi ambisca a uno stile di gioco che vada oltre l’antico 4-4-2, ma è meno normale che il tecnico della Juventus non valuti vie di mezzo che non siano questa specie di continuo "assalto alla diligenza".

Le prime partite della Juve pirlesca dicono che i bianconeri sono un’armata totalmente senza equilibrio.

- Attaccano molto, subiscono moltissimo.

- Provano a recuperare la palla nell’area avversaria, ma se non ci riescono regalano agli avversari praterie in puro stile far west.

- Si affidano agli attributi dei due centrocampisti centrali, ma se quelli perdono la bussola (e giocoforza la perdono) sono cavoli acidi.

Andrea Pirlo sta portando avanti un’idea di calcio modernissima, interessante e parecchio ambiziosa, al momento decisamente "troppo ambiziosa". Potrebbe funzionare in un impianto assai rodato e con centrali di prima fascia, non in questa Juve in costruzione e limitata nel suo potenziale dagli assenti.

Al momento la scelta “modernissima” rischia di trasformarsi in uno sciocco autogol (ci sarà un motivo se i bianconeri hanno reso di più in 10 contro 11 o quando – vedi match contro il Verona - gli avversari si sono ritrovati senza un punto di riferimento in attacco).

Sapete quante panchine in serie A abbiamo noialtri? Ben zero. E, quindi, non ci permettiamo di dare lezioni a un campione del mondo, ma consigli da Bar Sport sì: provare a consegnare alla Juventus il decimo scudetto filato significa mettere da parte la propria, ambiziosissima idea di calcio (“tutti suuuuu!”) per far prevalere la logica del pragmatismo. Quella che ha permesso a Conte di vincere tanto, ad Allegri anche di più e che ha consentito a Sarri di portare a casa uno scudetto che sarà anche stato “brutto da vedere”, ma pesa come tutti gli altri.

Due parole su Ranieri. Il sor Claudio. Quello “vecchio”, “antico”. Il pensionato. Ecco, ‘stocavolo. La differenza tra i nuovi e assai celebrati “Maestri di calcio” e Ranieri è che loro hanno un ottimo "ufficio stampa" e lui... ha vinto la Premier. Con il caro-vecchio 4-4-2, tra l’altro.
Infine il Milan capolista. Pareggia contro la Roma perché ha un secondo portiere che vale meno del terzo, che a sua volta è lì perché è il fratello del primo.

La Roma al contrario pareggia con il Milan perché ha un secondo portiere che è migliore del primo.

Al resto ha pensato un imbarazzante arbitraggio, che ha smascherato una volta di più l'errore "a monte" nel voler lasciare a tutti i costi autonomia ai fischietti. Ma così, sia chiaro, il var non ha alcun senso.

Detto ciò Milan e Roma sono, in maniera decisamente diversa, due belle squadre; sono state capaci di regalare un po' di distrazione generale in una serata davvero complicata per il nostro Paese, la prima del "tutto chiuso alle 18".

Il calcio - pur con tutti i suoi limiti - è importante anche solo per questo.
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